Non sono un avvocato, nemmeno un medico, nemmeno uno scienziato. Sono una donna, una mamma, un’ educatrice, un’insegnante.
Intendo lo stesso però fare il processo alla RU486. Alla terribile pillolina che vogliono fare passare per un medicinale come un altro, ma che in realtà è molto di più.
È un proiettile, una cartuccia sparata, il cui unico scopo è colpire il bersaglio per eliminarlo. E quel “bersaglio” è il bambino, già formato.
Ci viene raccontata come una soluzione facile, veloce. Una pillolina. Ma la RU486, il mifepristone, associato al misoprostolo, è un percorso
che di fatto interrompe una gravidanza in atto. Entro 9 settimane, come in Italia è previsto per legge.
Ma una gravidanza a quell’epoca non corrisponde ad un ammasso di cellule senza vita. Corrisponde al corpo di un bambino formato, con pulsazioni cardiache, attraverso le quali scorre il sangue, con un DNA unico e irripetibile e differente da quello dei genitori.
Gli effetti della pillola RU486
Ciò è un dato di biologia, non è una opinione. Questo va detto con chiarezza. È scritto nelle schede tecniche e lo spiegano i ginecologi.
L’assunzione di questa pillola comporta sanguinamenti, anche abbondanti. Crampi e dolori uterini intensi, che possono essere accompagnati da nausea, vomito, febbre, diarrea. Un vero e proprio travaglio farmacologico.
Con il rischio di aborto incompleto, che porta le donne d’urgenza in ospedale per pulire la cavità uterina, la quale non è riuscita ad
espellere il suo vitale contenuto da sola. Ciò è quello che questo potente proiettile, sparato senza pensare, procura.
E non è finita qui perché, come ogni arma che si rispetti, dopo la deflagrazione c’è il cosiddetto “rinculo”. L’arma che ti colpisce a sua volta. Un’arma che, se non ne conosci perfettamente l’uso ti fa molto male. Il rinculo della RU486 è psicologico. È quello che nessuna cartella clinica ti dice. È quella ” polvere da sparo” che ti resta dentro e che ti segna per sempre.
Le linee guida internazionali raccomandano che l’assunzione di questo “killer” non sia mai un fai da te, ma sia un percorso seguito da
personale sanitario. Ma non è solo questo il punto. Perché il punto più delicato è la solitudine.
Perché l’espulsione avviene a casa con la seconda somministrazione. E questo vuol dire che sono tante le donne che si ritrovano a viverla da
sole, sul water. E quello che vedono non si dimentica. Perché non sono cellule buttate lì a caso. È un essere umano, è il frutto del concepimento, era vita nascente.
Molte sono le donne che raccontano di questo drammatico “rinculo”. Non fisico ma interiore. Che le ha fatte interrogare quando hanno preso coscienza di ciò che davvero è successo. Nessuna ne esce mai indenne. Quello che bisogna allora dire forte è la verità sulla pillola abortiva. Non è un farmaco. è un proiettile.
Il farmaco cura, la RU486 uccide
È una cosa terribile, che lascia conseguenze fisiche anche gravi, ma soprattutto ferite psicologiche profonde. Difendiamo allora le donne dalla menzogna che sia facile ed indolore e senza conseguenze. Non lo è! Non è più possibile banalizzare l’assunzione di questa pillola.
È necessaria più informazione. Più tempo per pensare, per parlare, per valutare tutte le alternative, comprese quelle offerte dai centri di aiuto alla vita, che sono disseminati in tutto il territorio italiano.
Non si possono lasciare sole le donne davanti ad una scelta così grande: decidere se fare nascere il proprio figlio o decidere di liberarsene.
Quello che portano in grembo è vita, vita nascente.
“In ogni cellula c’è già tutto l’uomo che sarà” (Prof. Jerome Lejeune, genetista e scopritore della Trisomia 21, padre della genetica moderna).
Concludo allora il mio “processo” dicendo che: “Il tribunale della coscienza condanna la menzogna. Non si può chiamare innocua una pillola che obbliga una donna a restare sola con il suo dolore”.
La mia vuole essere una sentenza di condanna senza possibilità di appello. Perché chi causa la morte non si può assolvere mai!
Angela D’Alessandro
Prolife insieme
