Aborto / Pillola Ru486, comunicato della Comunità Papa Giovanni XXIII

0
91
Pillola Ru486 Aborto

La questione dell’aborto è al centro del nuovo comunicato della Comunità Giovanni Paolo XXIII circa il rilascio della pillola Ru486 per le donne che ne fanno richiesta.

Aborto / Pillola Ru486, il comunicato della Comunità Papa Giovanni XXIII

Il 4 Ottobre 2022 scorso, tramite una nota stampa che riportiamo, la comunità Papa Giovanni XXIII ha reso noto il suo dissenso nei confronti della nuova politica dell’Emilia Romagna circa la possibilità di rilasciare la pillola abortiva RU486 in consultorio. La Ru486 è la pillola che permette l’interruzione della gravidanza entro i primi 49 giorni. La maggior parte delle regioni in Italia ne prevede la somministrazione nei presidi ospedalieri in day hospital oppure in regime ambulatoriale da fine 2021. L’Emilia-Romagna è stata la prima regione in Italia a permettere alle donne usufruire del servizio anche nei consultori, a patto di rispondere a determinate condizioni. Tra queste la maggiore età e il certificato rilasciato dal medico e firmato dalla donna. Ma anche il consenso informato e la certificazione di gravidanza con datazione ecografica inferiore o uguale a 49 giorni.

Aborto / La pillola Ru486 e comunicato della Comunità Papa Giovanni XXIII: cosa contesta 

La Comunità Papa Giovanni XXIII ammonisce come le donne, tramite questa pratica, rischiano di diventare “invisibili”. “Con la pillola abortiva le donne che vivono una gravidanza indesiderata diventeranno invisibili e non sarà possibile ascoltarle e sostenerle. Chiediamo al Presidente Bonaccini e all’Assessore alla Sanità Donini di non lasciare ancor più sole le donne”. Quindi la questione che viene posta non è propriamente etica sulla questione dell’aborto, quanto più sul risvoltò psicologico dello stesso. D’altra parte lo stesso Papa Francesco condanna la pratica, contraria ai principi cristiani della Chiesa Cattolica, nonostante raccomandi l’indulgenza per chi l’ha compiuta. Afferma infatti: “Penso in particolare a tutte le donne che hanno fatto ricorso all’aborto […] Il perdono di Dio a chiunque si è pentito non può essere negato […] quando il cuore sia sincero”.

La Comunità sottolinea come, con l’operazione in ambito ambulatoriale o in consultorio, la donna non abbia la possibilità di ricorrere alle pratiche mediche più adeguate ed i dolori siano perciò maggiori. “La fretta di somministrare la pillola abortiva rischia di far venire meno sia la settimana di riflessione, salvo casi d’urgenza, sia il supporto alle donne. Due misure a tutela delle donne previste per legge. Infine, – concludono le associazioni – da quando si è diffusa la pillola abortiva sono calate le richieste d’aiuto: occorre invece garantire alle donne l’ascolto, la condivisione delle incertezze di una gravidanza imprevista e l’eventuale supporto”.

Aborto / Uno sguardo ai dati 

Se è vero che le richieste di aiuto sono calate, bisogna comprenderne i motivi più profondi. Le donne vogliono essere aiutate? C’è effettivamente carenza di aiuti perché le donne si vergognano, soprattutto del giudizio di chi non condivide la loro decisione? Le riflessioni che queste domande portano hanno attualmente poche risposte e insufficienti dati cui fare riferimento.

Sappiamo però che nel 2021 si conta il numero più basso di interruzioni volontarie di gravidanza registrato annualmente in Emilia-Romagna dall’inizio della rilevazione, avvenuto nel 1980. Per la prima volta, scendono sotto 6.000, esattamente a 5.671, con un calo del 6% rispetto al 2020 e del 52% rispetto al 2004 (in cui avevano sfiorato quota 12mila). È anche vero che in Emilia-Romagna i dati di interruzione volontaria della gravidanza tramite intervento chirurgico sono diminuiti in quanto è stato molto più facile ricorrere al metodo della pillola Ru486. 

Aborto / Testimonianze

Nel comunicato condiviso della comunità, per ottenere risposte dalle istituzioni, è stata allegata la profonda e molto personale testimonianza di Natascia. La donna ha raccontato di essersi pentita, di aver vissuto il periodo che sarebbe dovuto essere il più bello della sua vita come il giorno peggiore di essa. Basta leggere l’intervista per comprendere come ogni esperienza sia vissuta diversamente e quanto i fattori esterni incidano nella tanto difficile scelta.

Intanto, da molte parti del mondo si levano richieste maggiore accessibilità all’aborto. Di certo, spesso le donne delle zone più povere sono lasciate da sole, nonostante quanto invece dovrebbe essere garantito in termini di sostegno dalla legge 194 del 1978. E’ altrettanto vero che la presenza di obiettori di coscienza rende meno accessibile questo “diritto”, che spesso diventa elitario. Un abbandono, quello delle donne poste di fronte alla scelta, che non può essere tollerato nel 2022. Anche perché l’aspetto economico, quando si sceglie di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, risulta fra i più incisivi. 

Aborto / Una finestra d’ascolto per le donne e strade alternative

La traumatica esperienza raccontata da Natascia nella sua testimonianza, forse più che dimostrare la necessità modificare le attuali norme dell’aborto, mostra come debba esserci più attenzione dal punto di vista psicologico per le donne che lo richiedono. Natascia racconta: “Io mi sono pentita. Ho sbagliato. Avrei dovuto essere forte. Avere coraggio. Non mi perdonerò mai. Vorrei dire ad ogni donna di fermarsi in tempo, che una soluzione c’è sempre”.

Donne aborto Ru486Sicuramente è una delle tante esperienze: certo, non tutte le donne condividono questo procedimento o l’hanno vissuta così. Ma se per Natascia ci fosse stato qualcuno che l’avesse ascoltata, invece di ricorrere all’assunzione della pillola, probabilmente vi sarebbe stato un risvolto diverso.

Possiamo affermare che la questione non può essere solo incentrata sull’assunzione della pillola e sulla facilità con la quale questa possa essere reperita. Forse bisognerebbe rendere più facile l’accesso ad un percorso psicologico guidato, garantire alle donne in difficoltà degli aiuti socio-economici per far fronte alla gravidanza. Se non si vuole diventare madri e non si vuole ricorrere all’aborto vi sono delle soluzioni, ma spesso per ragioni economiche queste non possono essere prese in considerazioni. È qui che dovrebbe farsi più presente lo Stato, aiutando le donne che si trovano davanti questa difficile scelta. O più semplicemente, applicando una buona volta integralmente la tanto citato legge 194.

Vittoria Grasso

Print Friendly, PDF & Email