Il 6 settembre 1925 nasceva Andrea Camilleri, straordinario scrittore (e non è una piaggeria di routine). Straordinario per svariate ragioni, in primis per aver rivoluzionato il romanzo giallo e per altri pregi di cui parleremo più avanti.
Lo scrittore isolano è stato protagonista di un dibattito nell’ambito dell’evento “‘A chiazza fest” che, iniziato ad Acireale lo scorso 18 agosto, si concluderà domenica 31.
Lo scrittore è stato ricordato dall’attore Angelo Russo, l’amato ispettore Catarella della serie televisiva “Montalbano”, e dallo scrittore Gaetano Savatteri, i cui libri hanno ispirato la fortunata serie siciliana “Makari”.
“Buonasera a tutti, già dalla voce non ho bisogno di presentazioni – ha esordito con il suo accento da cabarettista Angelo Russo. – Il personaggio di Catarella me lo sono cucito addosso così bene che al supermercato il macellaio quando doveva servirmi mi chiamava proprio Catarella. Non sapevo quale fosse più il confine dove iniziava Catarella e finisse Angelo Russo. Io sin da bambino volevo fare l’attore, e per buscarmi il pane facevo spettacoli nelle piazze. Poi con il provino per ‘Montalbano’ fui scelto per interpretare questo personaggio stupido. Io da piccolo presi la meningite, e se non muori rimani scemo. L’avevo talmente fatto mio il commissario Catarella, io che non avevo mai letto un libro di Camilleri, che non avevo bisogno di leggere più il copione”.

Savatteri parla di Camilleri
Poi Gaetano Savatteri si è soffermato sulla parabola artistica dello scrittore girgentino. “Andrea Camilleri era un acuto osservatore della realtà e, non avendo la patente, prendeva il treno da Palermo ad Agrigento. Vi sembrerà strano ma il treno esiste anche se ci sta due ore. Camilleri mi raccontava le peripezie e i fatti più piccoli e apparentemente insignificanti che lui sapeva rendere magici.
A partire dal suo primo romanzo “La forma dell’acqua” capiamo la differenza con gli altri scrittori siciliani: lui ci ha insegnato a sorridere. Non c’è più il pessimismo senza appello e l’impossibilità di sconfiggere e mandare in galera i signori della mafia in quanto legati a doppio filo alla società e alle istituzioni politiche. Montalbano non si arrende e i criminali in galera ci finiscono veramente”.
A moderare il confronto è stato il giovanissimo scrittore Rosario Russo.
Allora ci si chiede: qual è l’eredità della penna di Girgenti?
E’ sempre sbagliato parlare di eredità nei confronti di un artista. Per due ragioni: sembra di parlare di roba morta, e poi questa non sarebbe altro che la sua opera, non aggiungendo nulla alla comprensione e alla portata dei suoi romanzi.
L’insegnamento se si vuole essere cauti, o il cambiamento che un autore porta è ciò che è importante per la storia della cultura. E questo cambiamento è costituito, come già qualcuno ha espresso prima bene, dal modo di scrivere e parlare della condizione mafiosa in Sicilia. Non più l’arcaica e irredimibile isola del “Giorno della civetta”, sulla scia dei grandi autori da Verga a Tomasi di Lampedusa. Ma un’ironia leggera e tragica, vitale e disillusa che non rivoluziona solo il modo di concepire la storia della Trinacria, ma scende ancora più giù scardinando gli architravi del romanzo giallo.
Giosuè Consoli
