Aborto e suicidio assistito / Quando il principio di legalità sovverte i princìpi del diritto naturale

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Difesa della vita

Summum Ius Summa Iniuria.(Il sommo dirittto è somma ingiustizia). Da oltre duemila anni questo noto brocardo retaggio dei giuristi romani, ci ammonisce che il principio di legalità e il senso di giustizia possono divenire così lontani da rendersi persino antitetici. Al punto che, ora come allora, l’applicazione pedissequa di un principio di legge può determinare in realtà la più grande ingiustizia. Le leggi razziali ne furono triste espressione.
Per le vessazioni seguite alle discriminazioni, culminate peraltro nei primi esperimenti di eugenetica. Da non considerarsi il triste retaggio d’un remoto passato ma come un virus sopravvissuto fino a oggi.

Amara constatazione che da quasi mezzo secolo trova drammatica conferma nella legge 194/1978. La quale, pur non introducendo alcun formale riconoscimento della sussistenza di un diritto all’aborto, sotto le mentite spoglie di un’esimente di natura penale per la madre, in determinate circostanze, lo consente e lo autorizza. E di fatto, per le modalità lacunose dei protocolli che lo precedono, lo agevola.

Bisognerebbe abrogare la legge sull’aborto

difesa della vita- jeffjacobs1990, Pixabay
Difesa della vita (jeffjacobs1990, Pixabay)

Con totale abiura delle finalità di indirizzo a una maternità responsabile, addotte al suo primo articolo. Quando oggi si consente l’agevole utilizzo della pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo, la cui  assunzione determina un aborto indotto da scelte emotive estemporanee e non ponderate. Persino più grave, poiché non accompagnato da una procedura che consenta comunque alla donna una riflessione e il ripensamento. E procurato non in una struttura sanitaria, con gravi pericoli per la sua salute fisica.

Con l’aberrazione poi che finora sia lasciato solo alla madre il destino del nascituro. Non tenendosi in alcun conto la volontà del padre, che per norma di legge può essere esautorato da qualsiasi decisione.
Essendo l’aborto la prima causa di morte, occorre promuovere senza indugi l’abrogazione della legge.

….e anche quella sul fine vita, leggesi suicidio assistito

Se la 194 legittima di sottrarre la vita agli innocenti, un’altra legge ancora in itinere potrebbe indurlo.  Si allude al disegno di legge sul cd. fine vita per cui, blandendo il potenziamento delle cure palliative, si vuole introdurre definitivamente a rango legislativo il suicidio assistito (ns. articolo del 18 ottobre).

Eutanasia o suicidio assistito
(Foto Dreamstime)

Una normativa evocata da alcune sentenze di Corte Costituzionale, che sarebbe però inammissibile. Alla luce della riflessione della Dottrina Sociale della Chiesa, che ha già trovato mirabile espressione nei documenti del Magistero, dall’Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II alla Spe Salvi di Benedetto XV, solo per citarne alcuni; per i quali è un peccato grave contro la vita umana qualsiasi espressione di cooperazione formale o materiale, diretta o indiretta, pure di sola omissione, a pratiche volte a porre fine in modo deliberato e anticipato alla vita, se pur motivate dall’elusione del dolore.

Stante l’attualità del tema, che dovrebbe vedere il Senato riprendere l’iter legislativo l’8 o 9 aprile, occorre una comune presa di posizione chiara e risoluta per la definitiva rinuncia al disegno di legge.

Va difeso il diritto naturale alla vita

In entrambi i casi si configura un oscuramento della ragione, che inerisce a un vulnus del fondamento primo del Diritto Naturale. Cioè la difesa della vita in quanto valore assoluto e dono divino inviolabile. Se è vero che la Legge Naturale, proprio perchè scolpita da Dio nel Cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità (San Giovanni Paolo II, Angelus 19 giugno1994), la legge sull’aborto ne consente oggi, e quella sul suicido assistito ne indurrebbe domani, le crudeli violazioni.

E sia per l’una che per l’altra, non sarebbe lecito trincerarsi dietro una comoda declinazione di responsabilità, in quanto ascrivibile al Legislatore. Entità di cui evochiamo l’astrattezza e quasi la sacralità, quando conviene per sottrarci ai nostri obblighi morali. Ma che in realtà è solo un novero di uomini da noi scelti e di cui dovremmo orientare e condizionare le azioni, soprattutto sul piano etico.

Ritornando e ripartendo dall’identità della persona umana, e così della società, volute da Dio Creatore. Preordinate, l’una nella sua natura vocazionale, l’altra nella sua natura relazionale, a custodire la vita.

Indi non impegnarsi a difesa della vita equivale a essere corresponsabili di scelte politiche… di morte. Idem sostenere sul piano culturale e politico, opzioni inconciliabili con la sua tutela. Pensiamoci bene!

                                                                  Giuseppe Longo