Accoglienza / Piccoli ambasciatori di pace Sahrawi ad Acireale

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Acireale bambini Sahrawi al San Luigi

Tre bambine e sette bambini, accompagnati da Jalil e Lehbila, dal 24 luglio fino al 21 agosto, saranno  ospiti dell’Associazione “Mi casa es tu casa” di Acireale, presso l’Istituto San Luigi. Hanno un’età compresa fra gli 8 e i 12 anni, e provengono dagli accampamenti dei campi profughi di Tindouf in Algeria.

Quella della popolazione Sahrawi è una storia lunga fatta di dominazioni, quella spagnola, di lotta per l’autodeterminazione, di invasione dei loro territori, ricchi di fosfato, da parte del vicino Marocco, di sudditanza e di esilio.
Da 50 anni il popolo Sahrawi rivendica alle Nazioni Unite e al mondo intero il diritto di rientrare e abitare, libero, le proprie terre. Ad oggi il loro grido e la loro sofferenza non ha trovato risposta. Eccetto in alcune micromolecole di bene, quali sono appunto le associazioni che si occupano dell’accoglienza, dei controlli sanitari e in alcuni casi delle cure dei bambini Sahrawi.arredi colorati

Acireale accoglie calorosamente i bambini Sahrawi

Il programma che li attende è ricco e variegato, ma soprattutto di assoluta novità, per loro: giocheranno con i coetanei scout acesi, saranno ospiti della dott.ssa Rubino, a Capomulini nella sede delle Politiche giovanili.  Conosceranno i sindaci dei Comuni di Acireale, Aci S.Antonio, Fiumefreddo, e in diocesi incontreranno il vescovo monsignor Raspanti, infine saranno intervistati dai mezzi di comunicazione locali.

Trascorreranno alcune ore in allegria e serenità, a casa di alcune famiglie acesi, andranno sull’Etna, ma soprattutto conosceranno per la prima volta il mare. Questa grandissima distesa di acqua dal celeste al blu, dove è possibile immergersi, provare sensazioni di frescura, galleggiare e imparare i primi movimenti del nuoto, grazie a salvagenti e braccioli. Tutte esperienze ed emozioni che rimarranno impresse nelle loro giovani vite.
E per finire, impareranno anche qualche parola di italiano. Per accompagnare l’abbraccio dell’“arrivederci” con gli amici acesi, prima di salire la scaletta dell’aereo che li riporterà alle loro famiglie.

Sara Scuderi, Jalil e una piccola ospite
Sara Scuderi, Jalil e una piccola ospite

Ad Acireale i bambini Sahrawi accolti da “Mi casa es tu casa”

Ma com’è possibile la realizzazione di tutto ciò? “Mi casa es tu casa” è stata fondata ad Acireale, nel 2018, ad imitazione di una precedente associazione “Al Awda” (il ritorno), nata a Catania negli anni ’90. Il nome di quella acese è stato scelto per ricordare un accompagnatore Sahrawi che veniva ogni anno in Sicilia. E, come un mantra augurale, ripeteva sempre “mi casa es tu casa”.

L’associazione è guidata da Sara Scudero ed è sostenuta da circa venti soci. Missione primaria è la sensibilizzazione delle persone alla causa Sahrawi, attraverso incontri, conferenze, mostre, mercatini, eventi come la cerimonia del tè. E per raccogliere fondi per la realizzazione dei progetti. Fra questi, il più importante, impegnativo ed oneroso è l’organizzazione annuale del viaggio dei “piccoli ambasciatori di pace” che trascorrono un mese e mezzo, in Italia, in due località.

Quest’anno dal 6 al 24 sono stati ospiti della comunità di Grottaminarda in provincia di Avellino, per poi, via Roma, arrivare in treno ad Acireale. Alcuni dati: il costo dei biglietti aerei di A.R. ammonta a circa €. 9.000. A cui bisogna aggiungere quelli dell’assicurazione, dei trasporti in treno e degli spostamenti locali, il soggiorno per tutta la durata della permanenza.Il tè dopo la lezione di lingua sahrawi

Due supermercati di Acireale supportano l’accoglienza dei bambini Sahrawi

Ad Acireale i supermercati Il Centesimo e Conad, hanno dato la loro disponibilità a sponsorizzare la Cerimonia del Te Sahrawi che si terrà giovedì 31 luglio alle 17.30, a Capomulini, presso l’ufficio delle Politiche giovanili. E anche a contribuire al mantenimento, donando alcuni loro prodotti.
La generosità di alcuni acesi provvederà al resto: vestiti, costumi, cuffie da bagno, ed altri prodotti elencati nella lista dell’associazione.

Ma tutto questo non basta. Accogliere bambini vissuti in altri ambienti, con valori e culture diverse dalle nostre, richiede da parte dei volontari dell’associazione “Mi casa es tu casa”, non solo apertura mentale, generosità di braccia e di cuore, ma anche professionalità.
Lo sa bene Sara Scudero che per ben tre volte è stata ospite nei campi profughi in Algeria.

Quello che per noi è normale, non lo è per i bambini sahrawi

Conoscere le differenze ambientali, prevenire per quanto sia possibile le difficoltà cui i bambini Sahrawi potrebbero andare incontro. Ridurre i disagi, ma anche accogliere la “meraviglia” dei loro volti di fronte all’abbondanza. Quello che per noi è normale, non lo è per loro. Alcuni esempi: il traffico stradale, l’uso dell’ascensore che inizialmente li blocca, o peggio quello delle scale mobili. L’acqua che scorre dal rubinetto della doccia a volontà, e non da una sola brocca d’acqua, la frutta fresca e fredda mangiata liberamente… E infine le “bombe” della festa di Santa Venera.

Nazah è una delle piccolissime ospiti che quando sono iniziati i giochi d’artificio, terrorizzata è scoppiata a piangere. Perché quel rumore non le parlava di festa ed allegria, ma le ricordava la fuga, la paura e il rischio di morte nei campi profughi. Solo il sollecito intervento delle braccia di Sara e degli altri volontari, hanno riportato un po’ di serenità fra i piccoli.

Jalil tiene lezione di hassaniya
Jalil tiene lezione di hassaniya

A lezione di lingua hassaniya

Professionalità significa anche conoscere i rudimenti, le nozioni base della lingua da loro parlata l’ hassaniya, un dialetto di derivazione araba.
Cosi nel pomeriggio di alcuni giorni la settimana, Jalil fa lezione nelle aule del San Luigi ai volontari. Con numeri e parole pronunciate e scritte prima in spagnolo, lingua della precedente dominazione, e poi in hassaniya. Tutti con il capo chino a scrivere appunti, a ripetere la pronuncia… Per fortuna alle 17, poco prima della chiusura, arriva Lehbila con un vassoio pieno di piccoli bicchieri in vetro contenenti un liquido dorato: il te sahrawi, per rigenerarsi e finire in allegria.

Gli appuntamenti da non perdere, come da locandine pubblicate sui social e comunicati attraverso i media locali, sono il 31 luglio per la cerimonia del te a Capomulini. E poi il 17 agosto per la festa conclusiva, un’occasione per abbracciare ancora una volta i piccoli ambasciatori di pace, prima della partenza.

Rosa Maria Garozzo