Nella popolosa frazione acese di Aci Platani, ogni anno il tempo sembra fermarsi in un giorno ben preciso, carico di memoria, devozione e identità comunitaria. E’ la domenica in Albis, oggi conosciuta anche come domenica della Divina Misericordia. Il giorno in cui la comunità si raccoglie attorno alla sua amata Patrona: la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, invocata anche con il titolo di Madonna dell’Acqua.
Le origini della festa risalgono al 1632, quando gli abitanti delli Patanej, chiesero alla Curia vescovile di Catania di poter celebrare solennemente la Vergine Santissima nell’ottava di Pasqua. Un desiderio accolto inizialmente in forma provvisoria, ma già carico di significato.
In quella istanza si chiedeva anche l’autorizzazione a far correre il palio. Non una semplice gara, ma un evento spettacolare e coinvolgente. Una corsa di cavalli che richiamava cavalieri da tutto il territorio circostante. E si svolgeva in due distinti momenti, trasformando la festa in un’esperienza collettiva di entusiasmo e partecipazione.
Due anni più tardi, nel 1634, arrivò la concessione definitiva: da allora, ad Aci Platani, la festa della Madonna del Monte Carmelo si celebra solennemente la domenica successiva alla Pasqua. E oggi, a quasi quattro secoli di distanza, quella tradizione non solo resiste, ma continua a vivere con la stessa intensità di un tempo.
Curiosamente, la celebrazione primaverile è più sentita della ricorrenza liturgica del 16 luglio. Una particolarità che affonda le sue radici nella vita quotidiana degli abitanti di un tempo. Una buona parte dei platanesi era infatti composta da agricoltori che lavoravano nella Piana di Catania. Dopo la Pasqua, partivano per lunghi mesi di lavoro nei campi, facendo ritorno solo in autunno. Celebrare la festa in aprile significava dunque poter partecipare prima della partenza, affidando alla Vergine il lavoro e le speranze di un’intera stagione.
Tradizioni rurali della Madonna dell’Acqua
Ed è proprio da questa dimensione rurale, legata al mondo agricolo e contadino, che nasce il suggestivo titolo di Madonna dell’Acqua, che gli abitanti di Aci Platani hanno voluto attribuire alla loro amata Patrona. I contadini, infatti, consapevoli della fragilità del loro lavoro, chiedevano, con fede, la grazia della pioggia, invocando la protezione divina contro la siccità. E, secondo la tradizione, quella grazia non tardava ad arrivare.
E così, ancora oggi, Aci Platani si ritrova a celebrare non solo la propria identità storica, ma anche un forte momento di fede e di condivisione fraterna. Scrive don Sebastiano Leotta, nel messaggio che ha voluto consegnare alla comunità platanese: «Questi festeggiamenti patronali vogliono essere non solo espressione di tradizione e identità. Ma soprattutto occasione di fede condivisa, di fraternità sincera e di profonda riconoscenza per i benefici ricevuti. Sotto lo sguardo amorevole della Madonna dell’Acqua, Aci Platani rinnova il suo affidamento. Certa che la sua Patrona continuerà a guidare e custodire il cammino della comunità».
I platanesi conservano un forte legame affettivo con il proprio paese
Forti del grande patrimonio di fede che i nostri padri, con tanto amore, ci hanno consegnato, ogni anno in occasione dei solenni festeggiamenti, qualcosa di speciale si muove nel cuore di ogni platanese e in tutti coloro che da tempo, per diversi motivi, hanno lasciato la comunità e conservano un forte legame affettivo con il proprio paese.
La festa diventa così un rito collettivo, un momento in cui il paese si riunisce, al di là delle distanze, come una grande famiglia. Un forte momento di fede, ma anche un richiamo profondo. Una tradizione che diventa il pretesto perfetto per rivedere vecchi amici, incontrare volti familiari che non si vedono da anni. Essere platanesi non è solo una questione di residenza: è un’identità che vive nel cuore. E nei giorni della festa, chiunque sia nato ad Aci Platani o abbia vissuto lì un pezzo della propria vita, sente il richiamo irresistibile di tornare.
Giovanni Centamore
