La bellissima chiesa Madre di Aci Platani, dedicata alla Vergine Santissima del Monte Carmelo, da sempre è stata luogo in cui storia, arte e devozione si sono intrecciate in modo indissolubile. Questo edificio sacro non rappresenta soltanto un punto di riferimento religioso per la comunità locale, ma custodisce anche un patrimonio artistico di straordinario valore, frutto del lavoro e del sacrificio di intere generazioni.
Nel corso dei secoli, infatti, i nostri Padri hanno contribuito con dedizione e fede ad arricchire la chiesa di opere preziose, affidando il proprio amore per la Vergine Maria al talento di pittori e scultori locali. Questi artisti, profondamente radicati nel territorio acese, hanno lasciato tracce indelebili della loro abilità, rendendo la chiesa un vero scrigno di arte sacra.
Nella chiesa Madre di Aci Platani il simulacro ligneo della Madonna del Monte Carmelo
Tra le prime scuole attive nella chiesa si distingue quella dei Platania, una famiglia di artisti che segnò profondamente la produzione figurativa locale nel Seicento. A questa scuola è legata una delle opere più antiche e significative presenti nella chiesa: il simulacro ligneo della Vergine Santissima del Monte Carmelo. La sua origine si è chiarita grazie al ritrovamento di un importante documento avvenuto nel 2015 presso l’Archivio Storico di Catania. Un atto notarile, redatto il 19 settembre 1627 dal notaio Marco Spoto, attesta infatti la commissione della statua agli artisti Francesco Firrito e Antonio Platania, per conto di Josefh Pennese della città di Acireale.
L’opera, realizzata prendendo a modello il venerato simulacro della Madonna di Mompileri, rappresenta ancora oggi la Patrona di Aci Platani. È probabile che Antonio Platania si sia occupato della decorazione pittorica, mentre la struttura scultorea fu eseguita dal catanese Firrito. Il risultato è di straordinaria raffinatezza. I lineamenti della Vergine sono delicati e armoniosi, mentre lo sguardo, dolce e velato di malinconia, esprime una profonda umanità.
Il valore di questo simulacro non è soltanto artistico, ma anche storico e identitario. Essendo stato realizzato prima del devastante terremoto del 1693, rappresenta una delle testimonianze più antiche della produzione locale. E costituisce quindi un punto di riferimento imprescindibile per chiunque voglia approfondire la storia artistica del territorio acese.
La Madonna del Rosario di Giacinto Platania

Accanto alla statua della Madonna del Carmelo, un’altra opera di grande rilievo è la raffigurazione della Madonna del Rosario. La preziosa tela di Giacinto Platania, si trova collocata nella navata destra della chiesa. Il dipinto presenta la Vergine Maria nell’atto di consegnare il Rosario a san Domenico, secondo la tradizione. L’opera si distingue per la sua impostazione scenografica su due livelli. Nella parte superiore, la Madonna è incoronata da angeli e circondata da cherubini che presentano i misteri del Rosario. Nella parte inferiore compaiono importanti figure della tradizione cristiana, tra cui san Francesco d’Assisi, santa Rosa da Lima, papa Pio V, Filippo II e il cardinale Borromeo.
Questa composizione non è soltanto un capolavoro artistico, ma anche una narrazione visiva della storia religiosa europea, richiamando eventi cruciali come la battaglia di Lepanto del 1571. Lo stile dell’opera è legato agli schemi cinquecenteschi, come l’Incoronazione della Vergine di Antonio Catalano, presente nella cattedrale di Acireale. Come in tante altre opere del Platania anche in questa si coglie una quasi totale assenza di movimento delle figure descritte che sembrano immerse in un’atmosfera al di fuori del tempo e dello spazio. Da notare, inoltre, la sontuosità dei vestiti finemente decorati.
La chiesa Madre di Aci Platani si presenta dunque come un luogo in cui fede e arte dialogano continuamente, offrendo ai visitatori un’esperienza religiosa. Ma anche un viaggio nella storia e nella cultura di un intero territorio. Le opere che essa custodisce non sono semplici testimonianze del passato, ma segni vivi di una devozione che, nei secoli, ha saputo trasformarsi in bellezza.
Giovanni Centamore
