Dal 28 febbraio al 1 marzo, Acireale si è trasformata in un hub dell’innovazione siciliana ospitando Campfire di Hack Club, la più grande game jam al mondo gestita dagli studenti. Per la prima volta in Sicilia, il Living Lab delle Aci, grazie a Riccardo Cavallaro, apre le porte a questo evento pionieristico che unisce sicurezza informatica e gaming. La struttura, valorizzata dal GAL Terre di Aci per favorire lo sviluppo del comprensorio, è diventata nell’occasione il punto di ritrovo per 29 ragazzi pronti a sfidarsi in una maratona creativa di 48 ore.
Non si trattava solo di programmare: l’obiettivo era creare connessioni tra i giovani, le eccellenze del territorio e le prospettive di una carriera nel mondo digitale. I partecipanti della prima giornata hanno raccontato perché scommettere sul futuro digitale proprio ad Acireale.
Il racconto della giornata
La mattinata è iniziata con il check-in ed è entrata subito nel vivo con una serie di incontri mirati a dare ai partecipanti non solo competenze tecniche, ma anche una visione di cosa significhi “fare impresa” oggi.
“Abbiamo ascoltato l’esperienza di un imprenditore del territorio” racconta Damiano, 17 anni, “che ci ha spiegato come gestire il campo del game developing a livello economico e personale. È stato fondamentale per capire che la passione può diventare un lavoro strutturato”.
Particolare rilievo ha avuto l’intervento di STMicroelectronics, il colosso dei semiconduttori che rappresenta un punto di riferimento mondiale con radici ben piantate in Sicilia. I ragazzi hanno potuto approfondire le politiche aziendali, i progressi scientifici nella produzione dei chip e le opportunità offerte da una realtà che, come sottolineato da Riccardo, 17 anni, “abbiamo praticamente dietro casa”.
La voce dei protagonisti
La domanda può sorgere spontanea: cosa spinge un ragazzo o una ragazza a chiudersi in una stanza per un intero fine settimana a sviluppare un videogioco? Le risposte dei partecipanti rivelano una passione e una consapevolezza che va oltre il semplice svago.

Per molti, è la forza della community. “È un’occasione per unirsi” spiega Laura, 13 anni, una delle ragazze presenti. “Tutti noi abbiamo questa passione in comune ed è bello vedere come l’evento serva a noi e al nostro futuro”.
C’è chi è arrivato per il passaparola e chi, invece, segue il Campfire da tempo: “Mi ha sempre appassionato l’informatica e l’elettronica. Una gara dove posso fare un videogioco in un weekend è un’occasione imperdibile, sia per stare con gli amici che per imparare cose nuove” racconta Paolo, un giovane studente dell’indirizzo informatico.
Acireale, hub dell’innovazione
Il tema ricorrente tra i corridoi del Campfire è l’importanza di presidiare il territorio. Non è necessario fuggire per trovare l’innovazione, se l’innovazione viene coltivata in loco. Un concetto ribadito con forza da Damiano: “L’importanza dell’evento è nelle connessioni che si creano. Molti di noi sono autodidatti, quindi la parte tecnica è importante. Ma lo è molto di più far vedere che il territorio è attivo e si spende per i giovani”. Gli fa eco Riccardo: “Questi eventi danno ai giovani la motivazione per appassionarsi. Sapere che esistono realtà così e avere un posto come il Campfire ad Acireale è fondamentale per dare un senso concreto alle nostre aspirazioni”.
Guardando al domani
La prima giornata è stata solo l’inizio. Mentre i computer si accendono e le prime idee di gioco iniziano a prendere forma sullo schermo, l’obiettivo è chiaro per tutti. “Spero di portare a casa delle esperienze da condividere” conclude Laura “e di riuscire a creare il mio gioco”. Il Campfire non è ancora finito, ma Acireale ha già dimostrato di avere tutte le carte in regola per essere un hub dell’innovazione siciliana.
Sabrina Levatino
