Game Jam / Intervista a Riccardo Cavallaro, responsabile di Campfire Acireale

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Dal 28 febbraio al 1 marzo, Campfire di Hack Club, la più grande game jam al mondo gestita dagli studenti, fa tappa ad Acireale. È la prima volta per la città ed è l’unico appuntamento del genere in tutta la Sicilia. Aperto ai ragazzi delle superiori e ai più giovani, Campfire Acireale è un progetto che unisce la sicurezza informatica e il mondo del gaming. Ad ospitarlo, il Living Lab delle Aci di Via San Giovanni Nepomuceno 8, messo a disposizione con entusiasmo dal GAL Terre di Aci che proprio per questi meritevoli scopi di sviluppo a vantaggio di tutto il comprensorio aveva progettato e valorizzato i laboratori in questi ultimi anni.

Campfire fa parte di Hack Club, un’organizzazione no-profit che supporta oltre 45.000 adolescenti in tutto il mondo nell’apprendimento della programmazione, attraverso una rete di club e community. Si svolgerà contemporaneamente in oltre 200 città in tutto il mondo. Saranno presenti workshop, mentori e compagni di squadra per aiutare gli aspiranti sviluppatori in ogni fase del percorso. L’edizione di Acireale è curata da Riccardo Cavallaro, studente acese di sedici anni, che abbiamo intervistato.

Cos’è esattamente Hack Club e qual è la sua missione nel mondo?

Hack Club è una non-profit americana che mira a rendere l’informatica accessibile per ragazzi e ragazze di tutta l’età, di tutto il mondo. È nata nel 2015 con questo scopo e da allora si è soltanto evoluta. È diventando sponsorizzata da aziende importanti, come ad esempio la Microsoft, GitHub e anche alcuni individui molto importanti come, per esempio, Elon Musk. Hack Club opera attraverso tre canali. Intanto, gli eventi online dove i ragazzi possono lavorare i loro progetti personali e inviarli online per ricevere premi. Attraverso eventi fisici organizzati da loro in alcune città, come per esempio Singapore, uno dei più recenti; oppure eventi fisici diffusi in tutto il mondo, organizzati da volontari. Un esempio è quello che sto organizzando io ad Acireale.

E parlando di te, Riccardo: come ti sei avvicinato a questa realtà e qual è il tuo ruolo specifico nell’organizzazione della tappa di Acireale?

Ho scoperto Hack Club circa un anno e mezzo fa attraverso i social media. Da allora la mia conoscenza dell’informatica è cresciuta in maniera esponenziale. Lavorando ai miei progetti personali e supportato da questa comunità così grande di persone in tutto il mondo, la mia conoscenza è ovviamente migliorata molto molto velocemente. Per cercare di restituire qualcosa ad Hack Club ho cominciato a fare il volontario.

Inizialmente ho creato alcuni eventi online, che hanno ricevuto molta attenzione a livello internazionale, e poi appena ho avuto l’opportunità ho deciso di organizzareun evento satellite, si dice, nella mia città locale. Ad Acireale, infatti, gestirò l’evento Campfire per tutta la Sicilia! Ho dovuto fare un colloquio con il manager europeo, che ha dovuto decidere se affidare il ruolo a me o a un altro ragazzo di Siracusa… e per fortuna sono qui! Se questo evento va bene sarà così anche per tutti gli eventi futuri, sbloccando anche accesso al doppio dei fondi.

A chi è aperto il Game Jam? E in cosa consiste?

Game Jam è una parola tecnica per un evento di periodo di tempo limitato, dove si crea un gioco dal nulla. Il Game Jam è aperto a tutti gli studenti dai 13 ai 18 anni; non è consentito quindi l’accesso a ragazzi che già hanno cominciato a lavorare. Perciò, attraverso Campfire, si punta a rendere questo tipo di evento che io ritengo molto divertente, perché creare qualcosa dal nulla in un tempo limitato è qualcosa di molto bello. I Game Jam sono spesso aperti a persone che hanno già esperienza.

campfire acireale hack club ragazzoMentre, attraverso Campfire Acireale, cerco di rendere questo tipo di evento accessibile anche a persone che non hanno mai programmato un videogioco finora. All’interno si terranno dei corsi, organizzati da me e da un altro ragazzo volontario. Ci saranno anche dei computer a disposizione di chi proprio non ha nulla per imparare comunque la programmazione. Il Game Jam consiste quindi, parlando proprio di Campfire, di due giornate: nella cerimonia d’apertura verrà annunciato un tema, verranno poi formate le squadre; i ragazzi cominceranno a pensare al loro gioco, potranno anche disegnarlo in una delle due lavagne interattive per cercare di visualizzare l’idea e fare brainstorming, come lo fanno i professionisti, e infine potranno cominciare a lavorare al loro gioco.

Quale è il valore educativo di questo Game Jam?

Attraverso la game jam i ragazzi non imparano solo come programmare, bensì altri valori molto più importanti. è importante il lavoro di squadra, dato che si lavora e si gioca in gruppo. La programmazione di videogiochi comprende un sacco di aspetti diversi. Ognuno può contribuire in qualcosa a un videogioco ed è proprio questo che lo rende un gioco di squadra perfetto. Creare un gioco, in particolare, è qualcosa che mi piace rispetto a creare un programma, perché il gioco comprende conoscere i tuoi compagni di squadra. Avere un’idea iniziale, dopodiché cominciare a progettare il gioco su carta, penne, disegnare tutti i vari elementi del gioco. Quindi non bisogna per forza sapere programmare, ma anche un artista è in grado di creare un gioco da zero.

Come ha risposto Acireale a questo evento globale?

Acireale, nonostante è una città molto piccola, ha risposto molto bene a un evento di questa portata. Il comune è stato prontissimo, indirizzandomi al GAL Terre di Aci per trovare la struttura. Sono stati davvero prontissimi, sono molto grato. Trovare sponsor è stato poco più difficile, però ho trovato alcuni proprietari di negozi molto disponibili. Per esempio, Seguitel è stato il nostro primo sponsor acese, successivamente Qi, Tomodachi Manga Store, che sono stati super collaborativi e prontissimi veramente a tutto.

Qual è stato quindi il supporto di GAL Terre di Aci e degli altri sponsor?

Il GAL mi ha supportato concedendomi la struttura del Living Lab Via San Giovanni Nepomuceno, mentre invece tutti gli altri sponsor sono stati di livello finanziario. La ST Microelectronics sta mandando uno dei loro dipendenti dall’ufficio di Catania per tenere un discorso all’evento, che sarà davvero pazzesco.. almeno secondo me.
Hack Club mi ha anche assegnato un manager che gestisce tutti gli eventi europei, che è stato veramente prontissimo a tutto, un ragazzo d’oro, che mi ha aiutato in tutto il processo, essendo il mio primo evento da organizzatore.

Come avete fatto a portare un evento di tale portata proprio ad Acireale?

Sono riuscito a trascinare Campfire ad Acireale perché avevo proprio voglia di organizzare qualcosa di mio, perché da sempre, da quando ero piccolo ho avuto il desiderio di conoscere persone che avevano il mio stesso sogno con cui poi confrontarmi. Ad Acireale devo ammettere è stato un po’ difficile, anche se ho qualche amico che è molto bravo a programmare. Però da quando ho scoperto Hack Club ho una tonnellata di nuovi amici e conosco persone nuove ogni giorno che condividono la mia stessa passione e il mio stesso entusiasmo. Perciò un grande fattore nell’organizzare Campfire a Acireale è stato proprio quello di voler riunire tutta la comunità, io li chiamo “smanettoni”, di Acireale e di fargli conoscere Hack Club e il mondo dell’informatica.

Il vostro obiettivo futuro è quello di portare la città di Acireale ad essere un punto di riferimento per il mondo tech e gaming?

Attraverso Campfire, punto innanzitutto a rendere Acireale un posto molto più friendly per i programmatori futuri e anche un punto d’appoggio per tutto quello che riguarda Hack Club all’interno della Sicilia. Attraverso queste mie conoscenze, ho l’opportunità di dare a dei ragazzi qualcosa di pazzesco. È un’esperienza che ti cambia la vita, perché effettivamente io ho avuto proprio un cambiamento di vita da quando ho conosciuto il Club. Non solo è divertente, ma le abilità che impari sono proprio quelle che si usano al lavoro. In questo modo si possono scoprire nuovi talenti che poi sono le persone che da grandi andranno a creare siti web, a creare i giochi del futuro, a creare applicazioni, l’intelligenza artificiale magari.

Se da un lato il web e le piattaforme di gioco possono nascondere insidie gravi, esponendo i minori a contenuti inappropriati o a rischi di manipolazione (come evidenziato dal Report 2025 ‘Bambini Vittime’ dell’Associazione Meter), dall’altro esiste una ‘rete che salva’. Quando l’ambiente digitale è presidiato e ben gestito, diventa un potente motore di aggregazione sociale e creatività globale. Diventa capace di dar vita a eccellenze come il Campfire di Hack Club, che si terrà presso il Living Lab di Acireale.

Sabrina Levatino