In un tempo segnato da guerre e da una rinnovata corsa globale al riarmo che mina una cultura di Pace, arriva una presa di posizione netta da parte della Chiesa italiana, che rompe il silenzio e chiama tutti alle proprie responsabilità. La Conferenza Episcopale Italiana, con la Nota pastorale Educare a una pace disarmata e disarmante, aveva detto chiaramente no agli investimenti nell’industria delle armi, indicando una direzione alternativa possibile: un’economia al servizio della pace.
Pace / Quell’appello ignorato della Chiesa italiana per un’economia che escluda il riarmo
Il riarmo globale e l’impatto sull’economia
Dietro la produzione di armi ci sono investimenti, finanziamenti bancari, fondi e strategie industriali. Per questo, affermano i vescovi, non è possibile parlare di pace senza interrogarsi sul ruolo della finanza. Investire nell’industria bellica significa sostenere un sistema che trae profitto dai conflitti e che tende ad alimentarsi nel tempo. Più risorse economiche vengono destinate alle armi, meno ne restano per ambiti fondamentali come sanità, istruzione, politiche sociali e tutela dell’ambiente.
La finanza etica: una via alternativa a favore della pace
Il messaggio della CEI è stato accolto con convinzione dal Gruppo Banca Etica, che da anni esclude l’industria bellica dalle proprie attività, sottolineando come la Nota rappresenti un incoraggiamento per tutte quelle realtà che credono in un’economia capace di promuovere pace, inclusione e giustizia sociale. Per la finanza etica, infatti, il denaro deve essere uno strumento al servizio delle persone e dei diritti, non della distruzione: bisogna investire nella vita, non nella morte.
La tutela della trasparenza nelle operazioni di riarmo
Un tema strettamente legato a quello degli investimenti è la trasparenza delle operazioni. In Italia esiste una legge, la 185 del 1990, che obbliga le banche a rendere pubbliche le operazioni finanziarie legate all’export di armamenti. Questa norma permette ai cittadini di sapere come vengono utilizzati i propri risparmi, tutelando il diritto all’informazione e alla scelta consapevole. Ridurre questo tipo di trasparenza vorrebbe dire rendere invisibili i legami tra sistema finanziario e industria bellica, limitando la possibilità di un controllo democratico.
Contro il riarmo e per la Pace / Il messaggio della Chiesa Italiana per i cittadini
La Nota pastorale non si rivolge solo ai governi o alle grandi istituzioni finanziarie, ma chiama in causa anche i cittadini. Senza saperlo, molte persone possono contribuire a finanziare l’industria bellica: soldi depositati in banca, fondi di investimento, pensioni integrative e altri prodotti finanziari possono essere utilizzati per finanziare imprese e settori economici. Per questo la CEI invita a riflettere su dove viene indirizzato il proprio denaro. Prendere le distanze da questi investimenti diventa quindi un gesto di responsabilità civile, una forma moderna di obiezione di coscienza che non si esprime con manifestazioni o slogan, ma attraverso decisioni quotidiane.
L’incremento dell’economia bellica
Secondo ricerche indipendenti della Fondazione Finanza Etica, tra il 2020 e il 2022 le istituzioni finanziarie di tutto il mondo hanno sostenuto l’industria delle armi con circa 960 miliardi di dollari. Nel 2023 i dati confermano la tendenza, superando la soglia dei 2.200 miliardi di dollari, un record storico. Questi numeri mostrano come la finanza giochi un ruolo decisivo nel sostenere l’economia di guerra, rendendo il settore militare sempre più solido.
Educare a una pace concreta
Educare a una pace “disarmata e disarmante” vuol dire cambiare mentalità, modelli economici e priorità politiche. Il messaggio che emerge con forza dalla Nota della CEI è chiaro: la pace non è un’utopia astratta, ma una costruzione quotidiana fatta di scelte concrete. In un mondo dove le tensioni militari e gli investimenti nelle armi sembrano crescere, puntare su politiche, risparmi e modelli economici orientati alla giustizia sociale può diventare un modo concreto per costruire un futuro più umano.
Giulia Trovato

