Acireale dà “un calcio al razzismo”

Un momento del torneo di calcetto
I veri protagonisti della giornata di ieri sono stati loro, i rifugiati politici, per la maggior parte giovani tra i 18 ed i 25 anni, provenienti da varie nazioni africane, ma anche dal Medio Oriente, e qualcuno dalla Palestina. Divisi in cinque squadre (Acireale, Catania, Ragusa e due di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria) si sono affrontati amichevolmente in un mini torneo di calcio a cinque, che alla fine, però, è stato vinto da una sesta squadra formata da operatori del consorzio “Il Nodo” (l’ente che ha organizzato la manifestazione e che gestisce i centri per rifugiati politici di Acireale e Catania), cioè una squadra composta da coloro che ogni giorno seguono da vicino nel loro cammino di inserimento e integrazione le persone costrette ad abbandonare i loro luoghi d’origine lasciando alle proprie spalle tutto quello che avevano: beni materiali, affetti, abitudini di vita, esperienze di lavoro, di studio, di religione.

Gli operatori sono quelli, cioè, che “un calcio al razzismo” lo danno ogni giorno, e non solo calcisticamente. Il torneo, disputatosi presso il Palavolcan, è giunto alla terza edizione (le prime due si sono svolte a Pordenone e a Caulonia), ma da quest’anno dovrebbe rientrare stabilmente tra le iniziative collaterali del Carnevale di Acireale. Il maltempo non ha favorito la partecipazione del pubblico, ma anche numerose scolaresche di Acireale hanno calcato gli spalti del Palavolcan ed hanno tifato per le squadre partecipanti. Come già preannunciato nel numero scorso del nostro giornale, nel pomeriggio della stessa giornata, dopo la premiazione dei vincitori e di tutte le squadre partecipanti al torneo, si è svolta una tavola rotonda sul tema: “Percorsi di accoglienza. Quale futuro per i richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione internazionale?”. 

Alla presenza del vescovo mons. Pio Vigo, del sindaco Nino Garozzo, dell’assessore alle politiche sociali Alessandro Patanè e della dott.ssa Angela Pennisi che ha fatto da moderatore, si è discusso su come dare un calcio reale al razzismo. Mentre continuano ad arrivare notizie di sbarchi di nordafricani sulle coste della Sicilia, è stato rilevato che la Sicilia, che da sempre è stata terra di frontiera, è comunque preparata per l’accoglienza, e accoglienza – come ha sottolineato la dott.ssa Paola Scuderi (rappresentante del Comune di Catania) – non significa assistenza, ma promozione e riconoscimento della dignità della persona umana, da non vedere (come spesso succede in questi casi) come numero, ma come volto.

Lo Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, ente riconosciuto dal Ministero dell’Interno e convenzionato con l’Anci) è impegnato, in questi giorni, in prima linea, come ha fatto presente la dott.ssa Lucia Iuzzolino del Servizio Centrale Sprar, anche a nome della direttrice nazionale dott.ssa Daniela Di Capua che non è potuta intervenire proprio perché mentre stava per partire per Acireale è stata convocata dal Ministero dell’Interno e dalla prefettura di Roma per un vertice sulla situazione attuale. “Abbiamo operato nel silenzio ed il progetto si è ampliato senza traumi”, ha detto il presidente del consorzio “Il Nodo” Fabrizio Sigona, ma davanti al rischio della creazione di un villaggio ghetto a Mineo, ha proposto (concordando con il sindaco Garozzo), una accoglienza di piccoli gruppi distribuiti su tutto il territorio nazionale.

 Non è mancata la testimonianza di un rappresentante degli extracomunitari, portata da Scida, una mediatrice culturale che opera a Caulonia, la quale ha affermato che dobbiamo “sconfiggere il razzismo attraverso noi stessi” e che ritiene che il popolo italiano non sia razzista. Il vescovo ha invitato tutti a continuare a lavorare con coraggio, perché l’accoglienza offre anche la sicurezza della pace.

Nino De Maria

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