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Acireale / La sfida della Buona EduComunicazione secondo Francesco Pira

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Sabrina Levatino
-
13 Maggio 2026
0
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    pira buona educomunicazione acireale

    La presentazione del libro “La buona EduComunicazione” del Prof. Francesco Pira del 7 maggio presso l’IC “Paolo Vasta” di Acireale si è inserita nel progetto REP (Rete Educativa di Priorità). “Il progetto REP”, spiega il Dirigente Scolastico Rosa Vittoria Arnone“, è una reta costituita tra scuole, associazioni e amministrazione comunale, che pone l’attenzione sulla comunicazione e sull’educazione, come fondamento dell’istruzione”.

    La forza della rete e il linguaggio dell’arte

    L’evento è stato scandito dalle esibizioni di danza e canto dell’Associazione Eris e circondata dai quadri offerti dall’Istituto Fermi-Guttuso, sede dell’Osservatorio d’Area Dispersione 8. Particolarmente toccante l’intermezzo teatrale degli studenti del CPIA, intitolato “Il muro di vetro”. La scena di una madre che, davanti al silenzio del figlio ipnotizzato dagli “stimoli luminosi dello smartphone”, arriva a chiedersi: “Devo mandarti un messaggio su WhatsApp per parlarti?”. Ciò ha sintetizzato perfettamente il paradosso della nostra epoca, di cui il prof. Pira ha discusso anche nel suo ultimo libro.

    La buona EduComunicazione / L’analisi del Prof. Pira ad Acireale

    Nel suo testo “La buona EduComunicazione”, il Prof. Pira ha tracciato ad Acireale un’analisi lucida della comunicazione odierna. Ha posto attenzione ai rischi e agli aspetti legati all’uso dei social media e delle tecnologie. Non si è trattato solo di spiegare come usare le piattaforme digitali, ma di capire cosa sta succedendo all’identità degli adolescenti. “È aumentata la volontà di controllo, ma è diminuita l’educazione a comunicare con i figli” ha introdotto la Dirigente Scolastica “vivono più online che offline”. Così, il professore aggiunge “in un mondo dove l’IA riesce a parlare con loro meglio di quanto facciamo noi. Com’è possibile che non riusciamo a intercettare i loro disagi?”

    Il professore ha messo in guardia dai pericoli del dark web, definendolo come una “selva oscura della rete“. Ha citato dati Unicef drammatici: “ogni 11 minuti in tutto il mondo un adolescente si suicida”. Aggiunge il professore “Non dobbiamo permettere che i sogni dei nostri figli vengano spezzati da qualcuno che arriva direttamente nei loro smartphone”. Lancia quindi una proposta concreta alla comunità acese e alla sua amministrazione: creare una “Scuola per genitori” ad Acireale. “La tecnologia è un’opportunità se usata bene, ma un disagio se usata male. Serve una formazione circolare”.

    Voci dal territorio

    Al dibattito si sono uniti gli altri partecipanti della tavola rotonda. Laura Anastasi (Osservatorio d’Area di Giarre) ha ricordato come la dispersione scolastica sia spesso una richiesta d’aiuto legata a un vuoto comunicativo. “I ragazzi hanno difficoltà a comunicare con gli altri, ma anche con se stessi” evidenzia. Un tema ripreso da Rita Vitaliti, Dirigente del CPIA, che ha sottolineato il ruolo fondamentale delle scuole serali nel recuperare chi è uscito dal sistema. Non solo concittadini, anche migranti ed extracomunitari. Sulla stessa scia, il Dott. Giuseppe Grasso ha presentato il progetto AUTMIND, focalizzato sulla povertà educativa nell’ambito dell’autismo, un altro tassello fondamentale della Rete REP.

    La solitudine dei “sempre connessi”

    Si aggiungono le dure e critiche le riflessioni di Antonio Oliveri, Direttore Generale ERIS: “Percepiamo solitudine sia nei ragazzi che nei genitori. Si è persa la capacità di lettura e scrittura; i giovani sviluppano un’intelligenza operativa, come diceva Don Bosco, che però non viene ascoltata. La comunità educante deve riappropriarsi del suo ruolo“. In chiusura, la vicesindaco Valentina Pulvirenti ha ribadito l’impegno del Comune nel fare rete, richiamando le famiglie alla loro responsabilità primaria: “Non trascuriamo l’ascolto, anche un confronto in macchina può bastare per donare sicurezza ai cittadini di domani“. L’incontro si è concluso con la consapevolezza che “La buona EduComunicazione” non è solo il titolo di un libro, ma una missione collettiva.

    Sabrina Levatino

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