Acireale / Il festival dell’Opera dei pupi entusiasma nel primo weekend di giugno

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Compagnia teatrale Thalìa

Nel primo weekend di giugno  ad Acireale ha preso vita una delle sue tradizioni culturali più significative: il festival dell’Opera dei pupi.
La città delle cento campane ha dato un contributo fondamentale e innovativo all’arte delle marionette, patrimonio dell’Unesco.

Come non citare il grande maestro puparo Emanuele Macrì, nato a Messina il 30 marzo 1908 e morto in Acireale il 1° febbraio 1974, che operò tutta la vita nella città barocca. Instradato al teatro dei pupi a sua volta dal maestro Mariano Pennisi, di cui era con ogni probabilità il figlio illegittimo, rivoluzionò la concezione della scena delle marionette. Movimenti più elastici, meno rigidi e stereotipati, tipici della tradizione della Sicilia occidentale: quindi più realismo e maggiore aderenza alla vicenda narrata.

In questo il maestro Macrì fu sicuramente aiutato dalle dimensioni decisamente più piccole dei pupi rispetto a quelli delle scuole di Catania e di Palermo. Si congedò dal pubblico con “La fine di Orlando a Roncisvalle”, uno dei vertici della sua produzione. Un lascito non trascurabile, ingombrante, che le compagnie hanno cercato di raccogliere. E proprio su quest’eredità che è stato pensato il festival dell’Opera dei pupi, ormai giunto alla quarta edizione.Acireale Opera dei pupi

Festival dellOpera dei pupi / Manifestazioni collaterali

A fianco delle azioni teatrali, ecco il resumé delle iniziative collaterali: la mostra di fotografie sull’arte di Emanuele Macrì e la mostra sui pupi e i marchingegni teatrali.
Infine nella bottega del puparo, in via Alessi, il maestro Pulvirenti illustrerà la realizzazione delle marionette.

La rappresentazione teatrale di domenica 8 giugno allestita dai maestri pupari di Paternò della compagnia “Thalia”, tenutosi alle 20.30, in piazza Alfio Grassi, ha visto in scena le eroiche gesta del cavaliere Orlando.
Un’avvincente azione teatrale, con colpi di scena ad hoc e un ritmo incalzante e una rivisitazione della Chanson de Roland sorprendente.

Forse abbiamo abusato degli aggettivi, ma la serata è stata allegra e spensierata come si addice a uno spettacolo di piazza. Uno spettatore nato in piena seconda guerra mondiale, dunque memore dei luminosi fasti dell’epopea cavalleresca acese, ci ha raccontato.
“Mi sono divertito veramente: ho fatto bene a venire in piazza questa serata! Sapete, fino a quarant’anni fa i pupi erano una cosa seria. Dopo il deserto di tanti decenni, sembrava fosse morta la tradizione. I colori sgargianti e la verve dei paladini mi avevano entusiasmato sin dalla più giovane età e i bambini hanno un’immaginazione sconfinata, ricordano ogni cosa. E’ stato piacevole guardare Orlando in scena. Spero di vederne altre di scene cavalleresche negli anni a venire perché non si sa mai alla mia età…”.
E ci ha salutato con un sorriso bonario.

Giosuè Consoli