Acireale /Le celebrazioni del 20° dell’Adorazione Eucaristica nella chiesa di San Vincenzo Ferreri. Domani conclusione in Cattedrale con un Pontificale presieduto da mons. Raspanti

La piccola chiesa di San Vincenzo Ferreri in Acireale, a un centinaio di passi dalla Cattedrale, è un’oasi di preghiera per l’Adorazione diurna e

La chiesa di San Vincenzo Ferreri

La chiesa di San Vincenzo Ferreri

notturna. Oasi di serenità nel nostro tempo così travagliato e imprevedibile sotto un cielo, che a volte è splendido, mentre talora è denso di nere

nubi; rifugio di anime che vivono in apprensione, inquiete, trepidanti per il futuro. E’ lì che accorrono non solo acesi, ma abitanti del territorio etneo, alla ricerca della pace dell’anima, indispensabile per vivere l’ideale dell’amore divino, in grado di trasfigurare l’uomo e la donna in esseri profondamente umani e spiritualmente gioiosi.

Il 3 maggio si concludono in Cattedrale le celebrazioni solenni per il XX anniversario con un  Pontificale, alle 18,30, presieduto da mons. Nino Raspanti, cui segue la processione eucaristica nel centro storico.

Ecco una testimonianza di padre Vincenzo Castiglione, rettore della chiesa da vent’anni: “Il dono dell’Eucarestia non sappiamo valutarlo per quello che è. L’Adorazione è dovere, bisogno della vita, idea maturata dentro di me da molto tempo. La mia prima proposta al vescovo fu per la chiesa di Sant’Antonio di Padova, ma per vari motivi non venne accettata. Dopo l’ictus cerebrale che mi colpì, per ordine del medico, mi dimisi da parroco di San Michele. Dissi al vescovo Malandrino ch’era giunto il tempo d’attuare il sogno della mia vita sacerdotale: il 3 maggio 1996 inizio, così, nella chiesa di san Vincenzo, chiamata oggi da alcuni ‘parafulmine della città di Acireale’. Ringrazio il Signore per grazie e doni riversati su tante persone, che hanno attinto dall’adorazione la forza di continuare la loro vita; per le guarigioni interiori, che arricchiscono la Comunità ecclesiale acese.”

Padre Vincenzo Castiglione

Padre Vincenzo Castiglione

A Nino Monaco, costruttore edile in pensione, responsabile dell’Adorazione notturna, abbiamo rivolto alcune domande.

– Quanti, gli adoratori notturni? Come si svolge l’Adorazione? Qual è la sua esperienza?

-“Sono 43 laici, lavoratori in vari campi; più di una quindicina, donne .L’Adorazione notturna si svolge  dalle ore 20 alle 8 del mattino seguente. L’iscritto s’impegna per un’ora, tuttavia c’è chi riesce a pregare anche quattro ore di seguito. Non c’è cosa più bella che stare lì; mi sento avvolto dalla grazia del Signore e non avverto le ore che passano; questa meravigliosa sensazione spirituale mi fa godere nel mio io. Prego per i miei tre figli e otto nipoti; per tutti, compresi i miei nemici, perché il Signore li possa seguire con la sua misericordia. Invito altri a provare questi celestiali momenti: non facciamo noi compagnia a Gesù, è Lui che c’invita a pregare.”

– Prega anche perché l’Isis possa cambiare i suoi programmi e civilizzarsi?

– “Sì, prego per la conversione di tutti quelli che con massacri seguono strade senza sbocco, che portano a Satana e non nella giusta via.”

E’ stata poi la volta di due adoratrici diurne: la prima, Milena Bianchi, sposata, casalinga, residente in Acireale; la seconda, Maria Greco di Zafferana Etnea, insegnante alla Primaria, in pensione.

-Quali sono le emozioni più rilevanti riscontrate nell’adorazione?

– “Durante la notte, nell’inconscio, mi chiedo che giorno sia: ‘oh, sì, è quello riservato a Te, Signore, giovedì. Ti ringrazio perché sono contenta di venire da Te.’ La gioia che io sento è tale che non può essere paragonata a nessun’altra. Diversa la felicità proveniente dalla famiglia, non è quella pura che dà il Signore. Le emozioni che provo sono al di là di ogni immaginazione.”

-“Il trasporto per Gesù Eucaresia è mia delizia, pace, forza; da cinque anni gli parlo cuore a cuore, esperienza di fede forte, che mi dà vigore e slancio nel fare il bene, portargli anime, riparare offese da Lui ricevute, offrire le mie sofferenze. Non mi sento sola, perché sono in comunione con Lui. Dopo la riforma ‘85 insegnai anche religione: cercavo di trasmettere la fede in Gesù agli alunni.”

Concludiamo con la testimonianza di Giuseppe Gulli, pensionato del Comune, adoratore notturno:

“Non ero praticante, bensì osservante tiepido, quando, entrato nella chiesa di San Vincenzo, a chi mi richiese se volessi diventare adoratore notturno, diedi la mia adesione, in seguito a una spinta interiore sul percorrere la nuova strada. Positive, le mie esperienze: la notte mi concilia un rapporto più intimo e personale con Gesù Eucarestia; nel silenzio sento le sue parole. L’essere stato non praticante mi favorì nel senso che vedevo il Dio unico, non quale divinità lontana, ma quale Padre misericordioso; Gesù fratello, che diede il suo sangue per me; Spirito Santo. Alle domande su come comportarmi, ricevevo risposte non ottenute in anni di ricerca. Oggi come praticante entusiasta, cerco d’interpretare la volontà divina attraverso segni: la comunicazione con il Signore è tutta di cuore. Con il povero, quello che sento di fare, lo faccio: si devono chiudere le porte del mondo.”

                                                                                                 Anna Bella