Acireale, vera città del turismo?

Una diapositiva tratta da uno studio del prof. Benedetto Puglisi dell'Università di Catania sull'andamento del turismo ad Acireale dagli anni '50 ad oggi

Acireale torna ad interrogarsi sulla propria vocazione di città turistica. L’occasione è offerta da alcuni recenti accadimenti: lo sfratto dei gestori e la conseguente chiusura dell’hotel Excelsior Palace di proprietà delle Terme e il convegno sul distretto turistico organizzato dai giovani militanti del MPA. Ma di turismo si parla indirettamente pure nei social network, dove sono attivi diversi gruppi giovanili impegnati a difendere il decoro urbano della città. Ma Acireale è una vera città turistica? E’ rimasta, come tanti, un luogo riferibile ad un dato territorio oppure è pronta per diventare una destinazione turistica? A chiederselo sono in molti. L’interrogativo è rilevante tanto per gli operatori economici, interessati a capire se e dove investire, quanto per i giovani, ansiosi di conoscere se e come potranno destinare le competenze e le professionalità acquisite nel loro territorio. Ma, nel cercare di dare risposta a questi interrogativi, almeno per il momento bisogna esser più realisti del re. Con la chiusura della Perla Jonica, dell’Hotel delle Terme e recentemente dell’Excelsior Palace, la città perde una consistente fetta di posti letto che fino ad ora la ponevano (col 16% di presenze), insieme ad Acicastello (al 14%), in posizione di leadership nella provincia dopo Catania (46%). Negli ultimi sette anni, come ha evidenziato in un suo recente intervento il prof. Benedetto Puglisi dell’Università degli Studi di Catania, Acireale ha contratto le presenze alberghiere da 322.572 a 205.516; il tasso di occupazione posti letto è passato da 39,1 a 14,9. In campo extra-alberghiero, dove è dominante la formula del bed & breakfast (67% dei posti letto), si è registrata nel medesimo periodo una diminuzione di presenze da 71.798 a 67.388. Il trend dei flussi turistici nel resto della provincia di Catania si è mantenuto invece pressoché costante. Non c’è dubbio, quindi, che Acireale si è indebolita; la sua immagine è molto sbiadita. Molte speranze, adesso, sono riposte nel ruolo propulsivo che potrà assicurare il distretto turistico “Mare dell’Etna”, un comprensorio vastissimo che include 21 comuni, per 322 kmq e 675.000 presenze turistiche; il suo master plan, alla cui stesura il prof. Puglisi ha concorso significativamente, si è qualificato ai primi posti nella graduatoria di merito stilata dagli uffici regionali dell’assessorato al Turismo. Del distretto Acireale è capofila e avrà un ruolo importante nella governance. Ma ovviamente la forza attrattiva di tale distretto non risiede unicamente in Acireale, ma nella capacità dell’intero territorio di essere una significativa destinazione turistica, in grado di coniugare il mare e l’Etna ed attirare presenze straniere. In attesa di capire come pubblico e privato doteranno di risorse finanziarie e professionali il nuovo distretto turistico, la città di Acireale è chiamata a prepararsi al meglio. Decoro urbano, Terme, viabilità e accesso alla città, borghi marinari e porticcioli turistici, polo culturale di via Marchese di Sangiuliano, Collegio Pennisi e fruibilità dei luoghi di culto sono alcune fra le più importanti questioni da affrontare al più presto, in ottica di piena collaborazione fra istituzioni locali e società civile. Magari, con un pizzico di competenza ed un po’ di intraprendenza in più rispetto al recente passato.

Saro Faraci

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