Ambiente / La lunga notte delle stelle nel cielo sopra l’eremo Sant’Anna

0
392

L’eremo di Sant’Anna è da sempre uno dei luoghi più suggestivi della diocesi di Acireale, arroccato in un punto tanto alto da permettere che ai suoi piedi si staglino, come una distesa, le luci della città; eppure invece di guardare giù dal balcone di pietra che circonda la sua piazzetta stavolta alziamo il naso verso le stelle e raccontiamo di un evento culturale di grande spessore: “il cielo sopra l’eremo, nel mese delle lacrime di San Lorenzo”.

Giunto alla sua terza edizione l’evento, patrocinato dalla Diocesi di Acireale, dai Comuni di Aci Catena, Valverde e Aci Sant’Antonio, dalle proloco di Aci San Filippo, Aci Sant’Antonio e Valverde e con il supporto del Centro di Servizio per il Volontariato Etneo, si attesta come un momento di grande interesse pronto ad affascinare curiosi ed appassionati di stelle.

Così, tra il racconto epico e una nota sulla Divina Commedia, sabato 23 agosto il cielo diventa, per una notte ancora, protagonista delle attenzioni di tanti uomini e donne pronti ad osservare la sua danza.

Il cielo sopra l’eremo

Quando l’ultima luce del giorno viene inghiottita dall’oscurità il cielo sopra l’eremo non è più quello azzurro che, nelle sfumature dell’orizzonte, si confonde con il mare, ma si prepara ad ospitare una cascata di stelle. Si riempie così di corpi celesti, piccoli diamanti su un telo di velluto nero, mentre la luna, con le sue sfumature, riflette sulle pietre della chiesetta impregnando quel luogo di un’atmosfera sospesa, quasi mistica.

Impossibile osservare il cielo dall’eremo di Sant’Anna e non finire a contemplare l’infinita bellezza del creato. Tutto mentre il silenzio attorno riesce ad amplificare la sensazione di esserne parte.

Le stelle, guida di navigatori e sognatori per secoli, appaiono ancora più vicine e la vastità della volta celeste non è solo una percezione. Ci si sente piccoli sotto la danza delle stelle, ma legati a tutta questa bellezza.

In questa cornice l’eremo, figlio di una storia millenaria e padrone di una posizione unica, è punto di osservazione privilegiato per ritrovare il respiro sotto lo spettacolo del cosmo.

L’evento / Massimo Borzì accompagna i presenti tra le stelle

A promuovere l’evento l’associazione Industrie Culturali, che ha permesso di realizzare una serata tra osservazione astronomica e mito. L’evento ha riempito la balconata con oltre duecento persone, pronte ad osservare il cielo nel buio di una piazza senza nessuna luce artificiale.

L’invito rivolto ai presenti, molti seduti per terra o distesi su teli, è stato fin da subito quello di posare i telefoni per poter godere a pieno di quest’esperienza senza luci di contrasto. L’atmosfera si è quindi intrisa di buio e silenzio, mentre la voce di Massimo Borzì, dell’associazione Astrofili Ionico Etnei, ha accompagnato tutti alla scoperta del cielo.

Partendo dalle abitudini delle antiche civiltà, come quelle greche e fenicie, Borzì ha raccontato i fenomeni del cielo legandoli a doppia mandata con la storia. La volta celeste, l’astrolabio, gli astri, il prisma: tutto ha concorso a raccontare un cielo che seppur sembra essere sempre uguale, muta e cambia insieme al ruotare della terra.

Quello di Massimo Borzì è stato un salto dentro le pagine della storia, ma anche dell’epica, delle leggende e dei misteri: Cassiopea e Calliope, Castore e Polluce, Sirio ed Arturo sono stati i principali protagonisti di questo racconto per immagini e suggestioni. La mitologia, in particolar modo, sembra essere co-protagonista di questo momento, arricchendo lo sguardo al cielo di nomi e dettagli, di piccoli dolori, qualche arroganza e tanto desiderio di supremazia caro agli dei.

Borzì si è ancora soffermato sull’impatto delle antiche civiltà sulla cultura astronomica odierna e sull’importanza dell’osservazione, ancora primordiale e priva di una strumentazione adeguata, che portava alla misurazione del tempo e all’orientamento attraverso la conoscenza del cielo e dei suoi astri.

Saturno tra racconto e musica

Insieme a Borzì anche l’astrofilo Angelo Seria, che ha permesso di osservare saturno, le sue lune ed i suoi anelli al telescopio.

Il cielo si svela nella notte lontana dalla luce e attraverso il telescopio la vista si apre su una prospettiva maestosa, che fa sembrare l’universo talmente vicino da poter essere sfiorato con le dita.

Il M° Antonio Capizzi, violinista, ha scandito le pause tra un racconto e l’altro con i suoi intermezzi musicali, molto apprezzati dal pubblico. Nel buio della notte sanfilippese, illuminato solo da poche candele e da qualche barattolo luminoso, il musicista ha sospeso il tempo tra il cielo e la terra, tanto che chiudendo gli occhi tutto assume una connotazione ancora più magica e solenne.

E così, tra il racconto di costellazioni familiari come quella di Orione o del Grande Carro, l’immaginazione corre attraverso miti antichi e storie di eroi diventati stelle, accompagnata dal sottofondo di un violino che colma il silenzio del cielo sopra l’eremo.

Un evento tra cultura e promozione del territorio

L’evento si propone di coniugare la parte storica con quella scientifica, senza escludere l’aspetto culturale e quello etico. Sull’ultimo punto, in particolare, si è soffermata l’organizzazione, volendo sensibilizzare sul tema dell’inquinamento luminoso troppo spesso sottovalutato.

La cultura del risparmio energetico, nell’ottica di un rispetto reale per la natura, permette di migliorare e tutelare il patrimonio green, a salvaguardia del mondo intero. L’inquinamento luminoso, infatti, è capace di spegnere il cielo e rendere tutto indefinito, ben distante da quello che i nostri avi riuscivano a vedere con meno strumentazione ma molto più buio. Rispettare le risorse naturali e porre maggiore attenzione alle risorse rinnovabili permette di migliorare la condizione della vita e di favorire lo sviluppo sostenibile.

Non secondario è poi il desiderio di promozione e sviluppo territoriale. I presidi culturali dei territori locali necessitano di una solerte valorizzazione, che rimetta al centro della nostra realtà il senso di appartenenza e il valore della riappropriazione culturale. Non trascurare le proprie radici non è solo un fatto simbolico, ma una vera necessità culturale per l’affermazione della propria identità.

La custodia del territorio è necessario che diventi centrale nel lavoro sinergico tra Istituzioni, enti del terzo settore, cittadini e associazioni affinchè il lavoro in rete diventi atto di preservazione e strumento di lotta all’incuria e all’incività.

In questo contesto manifestazioni come “Il cielo sotto l’eremo” sono un pregio che il territorio etneo non deve trascurare e che, al contrario, ci si auspia prolifichino presto, diventando tante quante le stelle nel cielo.

Chiara Costanzo