L’arte sacra ci è sempre cara: madonne, cristi, santi e fanno parte, giocoforza, del nostro immaginario. Le sculture sacre, in particolare, non colpiscono l’occhio tanto per la bellezza, quanto per la capacità di riprodurre lo stesso tema in modi diversi.
Dal 22 al 27 gennaio, nel bel mezzo della festività di san Sebastiano, nei locali del municipio di Acireale, si è allestita una mostra di arte sacra, o meglio di scultura sacra, ad opera dell’artista Placido Calì.
Entrando, nel fine pomeriggio del 27 gennaio, nella sala della mostra, ci accorgiamo che non sono tanti i visitatori e aspettiamo l’arrivo dell’artista per avere spiegazioni sul significato delle sue creazioni. Ci colpisce una serqua di Cristi morti realizzati con i materiali più disparati.
Dopo un’ora di attesa, ecco lo scultore e gli chiediamo spiegazioni su tutta la mostra. 
“Il soggetto peculiare di questo gruppo di sculture è la figura di Gesù Cristo, colta nell’atto della morte. Oltre all’ovvio significato sacro e iconologico che si cela in ognuna di esse – ha scandito lo scultore – v’è ne una che raffigura l’affetto e l’importanza dei legami familiari. In essa si vede una madre che abbraccia il figlio. Un’altra di queste sculture lancia un forte messaggio per quel che concerne la preservazione della nostra casa comune: la natura.
Infine – conclude Placido Calì – un’ultima informazione sui materiali che ho impiegato. Terracotta ad effetto bronzeo e ceramica e resina di legno d’ulivo: con questi materiali ho fatto quello che potete vedere”.
Dopo l’esauriente delucidazione gli poniamo qualche domanda.
Non è fuori tema la statua di papa Wojtila in questa mostra di Cristi?
Questo vernissage era sull’arte sacra, quindi ho pensato d’includere anche papa Giovanni Paolo II.
Va bene che è un santo, ma con tutti questi crocefissi non balza un po’ troppo all’occhio?
Il busto del papa verrà donato alla biblioteca Zelantea, e non mi sembra cosa di poco conto.
Nessuno ne metteva in dubbio la bellezza, anzi.
Giosuè Consoli
