Forse per fatal combinazion, come la vecchia canzone, mentre leggo una nota sulla desertificazione bancaria Rai News illustra manovre di risiko in atto. Non il gioco da tavolo in cui sono regolarmente sconfitto dai miei figli, ma le operazioni con cui, mutuato il nome proprio dal suo spirito aggressivo, le banche maggiori fagocitano le minori. In ben altro rapporto di figliolanza. Contrastanti i commenti; apprensivo, per la chiusura di sedi bancarie; positivo, per l’apertura alle loro fusioni. Mi chiedo come sia possibile una narrazione antitetica di fenomeni correlati. Ai lettori l’ultima parola.
In questi mesi le banche hanno chiuso ancora 261 sportelli. Altri 34 comuni sono rimasti privi di filiali e il numero complessivo è salito a 3.575, il 43,2% del totale. Quanti non hanno accesso a servizi bancari locali o rischiano di perderlo sono ora 11 milioni; di cui 5 in comuni totalmente desertificati; i restanti, con un solo sportello di cui si paventa prossima chiusura.
Disagi a cittadini comuni, ma pure a imprenditori. Cresce il numero di imprese con sede in comuni senza una banca; ora circa 300.000.
Banca / Sempre più difficile l’accesso al credito
Ancora modesta la diffusione di internet banking a cui ricorre solo il 56% degli utenti. Ciò adombra un potenziale acceleratore di esclusione sociale per i più anziani, penalizzati dal minore livello di competenze digitali. Le previsioni per il report di metà anno concordano su un trend ancor più accentuato. Apertamente agevolato dalle fusioni attese e dalle concentrazioni avvenute, con riduzione delle banche da 505 a 420; di cui popolari da 22 a 16 e di credito cooperativo da 268 a 218. Imputato a un incremento del costo dei dipendenti; a fronte di una riduzione dei profitti. Illazioni smentite dalla realtà, su cui bisogna fare luce.
La prima contraddetta dall’assorbimento di esuberi con pensionamenti agevolati e un turn over coperto con accesso al Fondo per l’occupazione. Spesso accompagnato da contratti ai nuovi assunti in part time.
La seconda confutata da: utile netto cresciuto del 14%; rapporto costi operativi/ricavi ridotto del 10%; indicatore di redditività di capitale propri, aumentato del 13%; a fronte di crediti deteriorati di solo 1%. Dati a fonte Banca d’Italia che non possono ascriversi solo ai rialzi dei tassi adottati da Bce fino al 2024.
In sostanza dal covid, gli unici settori a esibire solo lauti profitti sono distribuzione a domicilio e banche!
Riflessioni alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa
Fedeli a vocazione di corretta informazione e secondo stilemi della Dottrina Sociale della Chiesa, non intendiamo limitarci all’asettica riproposizione dei dati e esimerci da riflessioni ispirate proprio da essi. Ciò per la natura del credito, centrale nella prospettiva cristiana del dono (ns. articolo del 13 ottobre).
Per cui, i talenti disponibili non vanno insabbiati, ma trafficati e destinati a fini di promozione sociale. Di qui il dovere etico di vagliare quelle trasformazioni in atto nei sistemi bancari che sfuggono ai più. E che dovrebbero essere pregnanti nel confronto politico, dal quale sono invece quasi del tutto assenti.
Occorre abbandonare l’ormai desueta ma ancora, e forse persino più comoda, visione tradizionale della banca che, raccolti i depositi, di cui parte accantonata a riserva, li redistribuisca fornendo credito. Ancorata a regimi di convertibilità aurea della moneta, abbandonati da decenni, è oggi poco realistica. Per cui, se prima poteva dirsi che le banche ampliassero l’utilizzo della base monetaria, ora la creano!
Grazie a limitazioni alla circolazione di denaro contante, di cui se è dubbia l’utilità anti crimine, lo è certa per il sistema bancario, per le commissioni su operazioni con carte bancomat, la banca ha meno necessità di reperire moneta a deposito, creandola virtualmente con gli accrediti nei conti dei clienti. Quanto avveniva in stanza di compensazione assegni, in egida di Banca d’Italia, si è traslato in misura ancora più ampia alla Bce, per l’intero spazio monetario europeo, nella compensazione contabile dei pagamenti telematici, come i bonifici. Senza che si renda necessaria alcuna banconota o il suo utilizzo.
Il denaro opera ormai in partite di dare e avere interbancarie, di contrapposti trasferimenti telematici di somme accreditate ai clienti e da essi bonificate per i pagamenti; da conguagliarsi periodicamente. Ecco il vero motivo: la banca necessita sempre meno di moneta contante poichè il denaro da prestare, lo crea quando lo accredita. E così, sempre meno di sportelli per acquisirla.
Ciò ne limita la funzione sociale, eludendo il precetto costituzionale d’incoraggiare e tutelare il risparmio, che può attuarsi solo nell’incontro coi cittadini.
Credito in banca / Invertire il trend
Delle indicazioni per invertire il trend. Senza ripristinare l’intero assetto ante riforma del 1993, comunque ridimensionare il typus di banca universale, reintroducendo vincoli di specializzazione e incentivando la concorrenza; limitare le fusioni piramidali; indurre l’utilizzo prevalente di capitali nell’erogazione del credito, piuttosto che nell’acquisto di titoli. Tutte dinamiche volte a restituire centralità al cliente!
Supportare banche popolari e di credito cooperativo, eredi delle casse di risparmio, promuovendo la costituzione e localizzazione nel territorio, non sempre agevolata dalle fusioni in atto. Incrementare le prerogative di banche etiche, spesso le più prossime ai richiedenti il credito e non inclini, per loro finalità, a investimenti meramente speculativi dei capitali disponibili.
Introdurre normative premiali per istituti bancari che perseguano finalità di particolare pregio sociale. Ampliare la quota di riserva obbligatoria, allo stato irrisoria per entità e tempistica di accantonamento. In primis, porre alla Bce la questione del massimo impiego delle risorse, come per la Federal Bank.
Ma ciò richiede intenti, e audacia, che in questi 27 anni la nostra classe politica non ha mai dimostrato. In attesa, se dovesse capitarci di voler regalare il gioco del risiko, acquistiamolo in denaro contante…
Giuseppe Longo
