Biennale Venezia / Assayas racconta il potere con “Il mago del Cremlino”

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Il regista parigino Olivier Assayas è di casa alla Mostra del Cinema di Venezia. Tra i suoi ultimi lavori presentati in gara “Il gioco delle coppie” (2018) e “Wasp Network” (2019). Partecipa a Venezia82 con un progetto complesso e ambizioso, “Il mago del Cremlino” (“Le mage du Kremlin”), analisi lucida e impietosa dell’ascesa e reggenza politica di Vladimir Putin in Russia.
Un racconto non biografico, bensì secondo il punto di vista del suo fantomatico spin doctor Vadim Baranov. Prendendo le mosse dal romanzo omonimo di Giuliano da Empoli, l’ottimo copione è firmato dallo stesso Assayas con Emmanuel Carrère. Il film uscirà nelle sale con 01 Distribution – Rai Cinema.

Foto Carole Bethuel

Il mago del Cremlino. La storia

Urss 1990, Vadim Baranov è un giovane intellettuale parte del fermento teatrale d’avanguardia. Ambizioso e brillante, abbandona il teatro e si dedica alla produzione televisiva. Il suo talento viene notato e passa preso nelle file della politica, fino all’incontro con l’ex agente del Kgb Vladimir Putin, in grande ascesa. Baranov e Putin imprimeranno un cambiamento in Russia, ma anche nell’orizzonte geopolitico internazionale…

Una riflessione sulla politica moderna – indica il regista –, o meglio, sulla cortina fumogena dietro cui oggi si nasconde: cinica, ingannevole e tossica. I potenti di oggi brandiscono strumenti di manipolazione e distorsione di massa con una precisione un tempo inimmaginabile. In questo senso, ‘Le Mage du Kremlin’ non è tanto un film politico quanto un film sulla politica e sulla perversità dei suoi metodi, che ora ci tengono tutti in ostaggio”.

Paulo Dano
Paulo Dano. Foto Bethuel

Analisi della trasformazione della Russia

Assayas compone un’opera imponente per lunghezza (150 minuti) e densità narrativa. Un racconto attento e serrato, un thriller politico che scandaglia l’animo dello spin doctor dello zar. E al contempo quello della Russia, nella sua trasformazione dal crollo dell’Urss sino al 2019.
Vadim Baranov, personaggio di finzione, richiama però figure dell’entourage di Putin. E’ un giovane uomo affamato di cultura e potere, che cavalca l’onda del cambiamento che si apre con la fine dell’Unione Sovietica. La sua è una corsa verso l’affermazione e il successo che passa attraverso l’acceleratore televisivo e approda infine alla politica.

Lì, accanto al determinato e altrettanto ambizioso Vladimir Putin, plasma il nuovo potere e al contempo se ne fa fagocitare, esponendosi a una corruzione personale, morale.
Baranov non ha limiti, non si pone limiti, rafforzando l’autorità dello zar, rimanendo però invischiato in gioco più grande.

Assayas offre una prova di regia e di racconto di notevole qualità e spessore, componendo non un film prevedibilmente biografico bensì un ritratto del potere, della politica, lucido, asciutto e inquietante.
Forte di una scrittura serrata, grintosa, “Il mago del Cremlino” trova forza e incisività anche grazie alle interpretazioni di Paul Dano, Jude Law, Alicia Vikander, Tom Sturridge e Jeffrey Wright. Complesso, problematico, per dibattiti.

 

Sergio Perugini