Calcio Catania / la fideiussione che pesa più dei punti: adesso il problema è la credibilità

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Il paradosso è tutto dentro un fine settimana.

Sul campo il Catania elimina il Vicenza ai rigori, supera una formazione di categoria superiore e manda un primo segnale importante sulle potenzialità della squadra affidata a Emilio Longo.

Fuori dal campo, invece, il club rossazzurro inciampa nuovamente in uno di quegli adempimenti amministrativi che, per una società professionistica con ambizioni dichiaratamente importanti, dovrebbero rappresentare ordinaria amministrazione.

Il 10 agosto il Catania FC non è riuscito a depositare nei termini la fideiussione richiesta, dopo che già il 7 agosto la società aveva comunicato di non poter rispettare la scadenza anticipata legata alla gara di Coppa Italia contro il Vicenza.

In quel primo comunicato il club aveva indicato proprio il 10 agosto come il termine sul quale si stavano concentrando tutti gli sforzi.

Tre giorni dopo, però, anche quella scadenza è trascorsa senza che il problema venisse risolto.

Il Consiglio di amministrazione ha parlato di “questioni tecniche e burocratiche” e ha assicurato che proprietà e board stanno lavorando per porre rimedio alla situazione, dichiarandosi pronti ad accettarne le conseguenze.

Ed è probabilmente proprio qui che comincia il problema più serio.

Non basta più parlare di inconveniente

Perché una difficoltà tecnica può capitare. Un ritardo può capitare. Anche un errore organizzativo può capitare.

Ma quando un episodio sostanzialmente analogo si è già verificato, diventa inevitabile chiedersi perché non siano stati costruiti gli anticorpi necessari per impedirne la ripetizione.

Nel 2024 il Catania era già finito davanti alla giustizia sportiva per non avere prestato entro il termine previsto l’idonea garanzia integrativa relativa al superamento del massimale del costo dei tesserati.

Quella vicenda si concluse con un patteggiamento: un punto di penalizzazione per il club e 45 giorni di inibizione per Rosario Pelligra e Vincenzo Grella.

Non è un ricordo affidato alle cronache: è riportato negli atti ufficiali della FIGC.

Ed è questo precedente a cambiare completamente la prospettiva. Perché dopo quanto accaduto due anni fa sarebbe stato ragionevole aspettarsi che ogni procedura relativa a fideiussioni, garanzie, trasferimenti finanziari e scadenze federali venisse programmata con larghissimo anticipo.

Non il giorno prima. Non tre giorni prima. Settimane prima. Soprattutto quando alle spalle c’è una proprietà internazionale e quando il trasferimento delle risorse dall’estero può inevitabilmente aggiungere passaggi, controlli e tempi tecnici.

Pelligra e gli investimenti: due piani che non vanno confusi

Sarebbe però sbagliato trasformare questa vicenda in una semplicistica contestazione della solidità economica di Ross Pelligra.

Sono due argomenti differenti.

In questi anni la proprietà ha investito nel Catania, ha sostenuto campagne acquisti importanti e ha compiuto un’operazione patrimoniale significativa come l’acquisizione di Torre del Grifo.

Il punto, dunque, non è necessariamente chiedersi se Pelligra abbia la capacità economica di sostenere il club.

La domanda è un’altra: il Catania possiede oggi una struttura societaria sufficientemente autonoma, organizzata e tempestiva per amministrare un progetto che punta alla Serie B?

È sostanzialmente la stessa questione sollevata dal sindaco Enrico Trantino, che dopo il mancato deposito ha definito l’accaduto un fatto “serio e preoccupante”, sottolineando come non possa essere ridotto a un semplice inconveniente tecnico-burocratico e chiedendo una società maggiormente autonoma e radicata sul territorio.

Ed è difficile non condividere almeno il principio di quella riflessione.

Una proprietà può mettere a disposizione milioni di euro, ma se per utilizzare quelle risorse ogni adempimento essenziale deve attraversare procedure talmente complesse da mettere a rischio una scadenza federale, allora esiste un problema organizzativo da risolvere.

Il danno non sono soltanto i punti

Adesso sarà la giustizia sportiva a stabilire le conseguenze dell’inadempimento. Parlare già oggi con certezza del numero dei punti di penalizzazione sarebbe prematuro: la sanzione dovrà essere determinata dagli organismi competenti.

Ma concentrare tutta l’attenzione esclusivamente sulla futura penalizzazione rischia persino di far perdere di vista il problema principale.

Il danno più importante è quello provocato alla credibilità del progetto.

Perché il Catania sta costruendo una squadra ambiziosa, diecimila persone hanno già sottoscritto l’abbonamento, come ricordato dallo stesso sindaco e la città ha risposto ancora una volta presente.

E perché proprio mentre Emilio Longo e i suoi giocatori riuscivano a regalare entusiasmo eliminando il Vicenza, la squadra è stata costretta ad affrontare la gara senza poter utilizzare i nuovi acquisti interessati dal problema amministrativo.

Il calcio ha una regola non scritta molto semplice: tutto ciò che una società sbaglia fuori dal campo, prima o poi, rischia di essere pagato dalla squadra dentro il campo.

Ed è proprio questo che non dovrebbe accadere.

Una squadra da promozione ha bisogno di una società da promozione

Il Catania può acquistare ottimi calciatori.

Può affidarsi a un allenatore preparato.

Può avere uno stadio pieno e una tifoseria che, per numeri e partecipazione, ha poco a che vedere con la Serie C.

Ma per vincere un campionato non basta avere una squadra forte.

Occorre una società altrettanto forte.

Una struttura capace di programmare, anticipare le scadenze, gestire i rapporti con gli organismi federali e mettere l’area sportiva nelle condizioni di occuparsi soltanto di calcio.

Per questo la vicenda della fideiussione non dovrebbe essere archiviata semplicemente nel momento in cui arriveranno i soldi o verrà finalmente perfezionata la garanzia.

Il vero chiarimento che Catania attende riguarda come sia stato possibile arrivare nuovamente a questo punto e soprattutto cosa verrà cambiato affinché non accada una terza volta.

È questa la domanda alla quale la proprietà dovrebbe rispondere.

Non per alimentare processi sommari nei confronti di chi ha comunque investito risorse importanti nel club, ma esattamente per il motivo opposto: perché quegli investimenti non vengano vanificati da carenze organizzative evitabili.

La risposta migliore resta il cambiamento

La vittoria di Vicenza ha mostrato una squadra capace di reagire alle difficoltà e di isolarsi dal rumore proveniente dall’esterno.

Ora tocca alla società fare altrettanto.

Risolvere immediatamente la questione finanziaria è il primo passo. Accettare le conseguenze, come scritto dal club, è corretto.

Ma non basta.

Serve capire cosa non abbia funzionato, attribuire responsabilità precise all’interno dell’organizzazione, costruire a Catania una struttura amministrativa dotata degli strumenti e dell’autonomia necessari perché una scadenza federale non possa più trasformarsi in un’emergenza.

Perché dopo il 2024 si poteva parlare di errore.

Dopo il 10 agosto 2026 bisogna necessariamente parlare di problema da correggere.

Il Catania vuole andare in Serie B. La campagna acquisti, gli investimenti e le ambizioni dichiarate lo dimostrano.

Adesso deve dimostrarlo anche la società.

Perché una squadra da promozione ha bisogno, prima di tutto, di una società da promozione.

Giovanni Rinzivillo