Calcio Catania / Ritorna Toscano, ma a fine stagione vanno azzerati i vertici societari

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Toscano

A Catania, ormai, anche le ore pesano come i macigni. E quelle vissute nelle ultime ventiquattro ore raccontano meglio di qualsiasi comunicato lo stato reale delle cose dentro il club rossazzurro: incertezza, ripensamenti, silenzi, correzioni in corsa.

Il risultato è una fotografia impietosa. Al mattino William Viali guida regolarmente l’allenamento, nel pomeriggio si continua a ragionare sulla sua permanenza, in serata prende corpo il ritorno di Domenico Toscano. Più che una scelta tecnica, l’ennesimo ribaltone ha il sapore di una resa all’evidenza.

Per tutta la giornata, infatti, i segnali portavano in una direzione precisa: tenere Viali, provare ad andare avanti, evitare un nuovo strappo a pochi passi dal traguardo della stagione regolare e in vista dei play off.

La colazione con squadra e dirigenti, la seduta diretta dall’allenatore, i colloqui andati avanti per ore: tutto lasciava pensare a una conferma, almeno temporanea. E invece no.
Nel silenzio della società, mentre all’esterno cominciava a circolare con insistenza la voce del ritorno di Toscano, dentro il club si consumava l’ennesima inversione di rotta.

Una società che naviga a vista

E qui sta il punto. Perché il problema non è soltanto l’eventuale cambio in panchina, scelta che nel calcio può anche starci quando i risultati deludono o quando una squadra appare svuotata.
Il problema vero è la continua sensazione di navigazione a vista.

Un giorno si rafforza il progetto Viali, al punto da affiancargli nuove figure operative come il preparatore atletico Luigi Pincente e il match analyst Vincenzo Perri; il giorno dopo, o forse poche ore dopo, quel progetto sembra già archiviato.
Una contraddizione troppo evidente per non essere letta come il segno di una linea fragile, oscillante, continuamente esposta agli umori del momento.

Se davvero Toscano tornerà in panchina, il messaggio sarà chiarissimo: il Catania ha capito di non potersi più permettere tentennamenti e ha deciso di rifugiarsi nell’usato sicuro, nell’uomo che più di altri conosce piazza, pressioni e obiettivo.

Ma sarebbe anche l’ammissione, neppure troppo implicita, che l’operazione Viali non ha prodotto ciò che la società sperava. E soprattutto che, ancora una volta, si è perso tempo.
In una stagione che avrebbe dovuto segnare il consolidamento del progetto tecnico, il Catania si ritrova invece a rincorrere se stesso.

Cambiano gli uomini, cambiano gli equilibri, cambia perfino la narrazione interna, ma resta intatta la sensazione di fondo: quella di una squadra che non ha mai davvero trovato una direzione stabile.

Una società senza idee

E quando una società arriva a giocarsi tutto tornando sui propri passi, significa che qualcosa, prima, è stato sbagliato in modo profondo.

Il ritorno di Toscano, se confermato, non sarebbe dunque soltanto una mossa per vincere i play off.

Sarebbe il tentativo disperato di ricomporre i pezzi di una stagione slabbrata, nella quale il Catania ha spesso dato l’impressione di reagire agli eventi più che governarli.

In questo senso, la giornata vissuta dal club rossazzurro è emblematica: Viali allenatore fino a quando non lo è più, Toscano opzione di rientro mentre ufficialmente tutto tace, una società che riflette fino all’ultimo e poi sembra scegliere spinta più dall’urgenza che da una pianificazione limpida.

In caso di insuccesso Toscano non avrebbe colpe

Adesso resta da capire se il ritorno del tecnico calabrese potrà davvero rimettere insieme ciò che il Catania ha sfilacciato lungo il proprio cammino.

Perché cambiare, nel calcio, è sempre possibile. Ma cambiare senza dare l’impressione di improvvisare è un’altra cosa. E oggi, più che la scelta in sé, a fare rumore è proprio tutto ciò che l’ha preceduta.

Il Catania prova ancora una volta a raddrizzare la rotta. Ma il dato politico, prima ancora che tecnico, è sotto gli occhi di tutti: quando una società pensa una cosa fino alle sei del pomeriggio e poche ore dopo si prepara a farne un’altra, significa che la confusione è già entrata in campo.

                                                                         Giovanni Rinzivillo