Calcio / L’ultimo dribbling di Sandro Mazzola

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Sandro Mazzola

Il 19 settembre 2026, il mondo del calcio ha dovuto salutare uno dei suoi più grandi interpreti: Sandro Mazzola. La leggenda dell’Inter, infatti, si è spenta all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia. Simbolo di una generazione che ha reso grande e popolare il nostro sport, ha scritto pagine indelebili con la maglia dell’Inter e della Nazionale, divenendo il campione di tutti. Ben oltre i colori di appartenenza che indossò come fossero la sua seconda pelle. Innumerevoli, gli straordinari successi che ha ottenuto nella sua leggendaria carriera: trofei di squadra e prestigiosi riconoscimenti individuali. Meritano menzione, soprattutto, le eccezionali qualità umane che gli hanno permesso di essere amato trasversalmente da tutto il mondo del calcio, e non solo. Soprattutto, la bontà e la mitezza.

Era un “figlio d’arte”Sandro Mazzola 2

Figlio del grande ed indimenticato capitano del Grande Torino, Valentino Mazzola, sentì ben presto la responsabilità e l’orgoglio del portare un cognome così importante, dopo la tragica scomparsa del padre nella tragedia di Superga. Il piccolo Sandro aveva ancora 6 anni e la vita lo aveva già irrimediabilmente segnato. A soli 8 anni entrò nelle giovanili dell’Inter, crescendo sotto la guida di Giuseppe Meazza. Esordì in prima squadra a 18 anni nel celebre Juventus – Inter del 1961, segnando subito un gol. Legò indissolubilmente l’intera carriera professionale ai colori nerazzurri. Prima come regista d’attacco della “Grande Inter” di Helenio Herrera, vincendo 4 Scudetti, 2 Coppe Campioni e 2 Coppe intercontinentali, poi come dirigente del suo amato club. Ha ricoperto poi il ruolo di direttore sportivo e dirigente del Torino tra il 2000 ed il 2003. Incarico di estrema importanza affettiva, considerando che, per il Torino, il padre ha rappresentato ciò che lui è stato per l’Inter. Negli ultimi anni, divenne stimato opinionista e commentatore per la Rai.

Il Sandro Mazzola in azzurro

In Nazionale, fu Campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del Mondo a Messico ’70, sconfitto dal fenomenale Brasile. Periodo storico-calcistico caratterizzato dalla famosa e discussa “staffetta” con il campione milanista, Gianni Rivera. Rivale in campo ma grande amico nella vita. Era dotato di una tecnica sopraffina, velocità, visione di gioco e dribbling fulminei. Un giocatore totale proprio per il suo spessore tecnico. Uno dei calciatori più eclettici e completi della storia del calcio italiano, impiegato principalmente nei ruoli di mezzala (centrocampista d’inserimento), seconda punta e attaccante centrale su saggia indicazione di Herrera.                                      Grazie a una tecnica sopraffina, accelerazioni fulminee e un’ottima visione di gioco, ha saputo evolvere la propria posizione in campo nel corso degli anni. Nel 1971 sfiorò il Pallone d’Oro, classificandosi secondo alle spalle di Johan Cruijf.

L’Italia storico-politica negli anni di Mazzola e Rivera

Sandro Mazzola e Gianni Rivera
Sandro Mazzola e Gianni Rivera

Mazzola giocò nell’Inter dal 1960 al 1977. La sua carriera calcistica si sviluppa all’interno di un contesto socio-politico piuttosto infuocato. L’inizio della sua carriera coincise con il “boom” industriale. L’Italia, da paese agricolo si apprestava a diventare una potenza industriale. In politica, nacquero i primi governi di alleanza tra Democrazia Cristiana e Partito Socialista, per integrare le masse operaie nello Stato. Siamo, inoltre, nel pieno della “Guerra Fredda”. Il calcio era divenuto lo specchio delle tensioni tra blocco occidentale e sovietico. Emblematica fu la rete segnata proprio da Sandro Mazzola all’Unione Sovietica nel 1963, definita dalla stampa di allora quasi come uno scontro di civiltà.          Il 1968 è l’anno della contestazione studentesca e operaia. Nel calcio, il “duello” è tra Sandro Mazzola e Gianni Rivera. Il primo incarnava il pragmatismo e la modernità industriale, il secondo, invece, l’idealismo stilistico. Infine, i terribili Anni di Piombo, hanno caratterizzato l’ultima parte della carriera del fuoriclasse interista. Un periodo tragicamente segnato dalla strategia della tensione, dal terrorismo di matrice rossa e nera, e dalle stragi. Una carriera, dunque, intrecciata profondamente con fasi cruciali, drammatiche e di radicale mutamento della storia italiana.

Il tributo del mondo dello sport

Sandro Mazzola è stato l’emblema dell’eccellenza, della classe e dell’umiltà. Ha sposato i colori nerazzurri collezionando 565 presenze e 158 gol in 17 stagioni. Numeri che descrivono la grandezza di una delle più grandi leggende del calcio italiano.

Il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, lo ha ricordato come un esempio per le giovani generazioni:” Da Sandro dovranno imparare l’umiltà di chi non si sente mai arrivato”. Massimo Moratti, ringraziandolo pubblicamente, ha menzionato il suo stile, la determinazione e caparbietà. Gli stadi italiani hanno tributato un minuto di silenzio. Abbiamo assistito, purtroppo, anche ad episodi infelici che non meritano neanche di essere raccontati, distanti anni luce dai valori dello sport.

Sul peso del suo cognome, Sandro Mazzola, aveva dichiarato: “Dicevano che non sarei mai stato come papà. Vorrei essere ricordato come un uomo buono e come un calciatore bravo quasi quanto mio padre”. Missione compiuta, caro Sandro! Quaggiù, siete diventati bandiere e leggende in egual modo. Ora siete lì, ad incantare le curve del paradiso in un eterno dribbling.

Giovanna Fortunato