Avviata dal vescovo della Diocesi di Ventimiglia – Sanremo Antonio Suetta, il 28 dicembre dedicata ai martiri innocenti sterminati da Erode (ns. articolo del 2 gennaio), l’iniziativa della Campana della Vita è seguita da sempre più parrocchie. I suoi rintocchi serali invitano a ricordare i bimbi non nati perché abortiti e a soffermarsi in preghiera nel raccoglimento personale.
Tra le parrocchie che tempestivamente hanno aderito all’iniziativa si segnala pure la parrocchia del Cuore Immacolato di Maria in Andora (SV). Abbiamo chiesto di illustrarci senso e finalità di tale condivisione al parroco don Stefano Caprile; direttore dell’Ufficio Pastorale Liturgica di Diocesi di Albenga-Imperia e assistente al settore giovani di Azione Cattolica.
Don Stefano Caprile, com’è giunta la decisione di far scandire i rintocchi della campana della vita pure nella parrocchia da lei guidata e quali sono state le reazioni della comunità parrocchiale, all’iniziativa?
Grazie per l’opportunità e l’impegno a sostegno della vita nascente, testimonianza di fede cristiana e cattolica, profonda e autentica. A fine gennaio un parrocchiano mi ha presentato l’iniziativa di mons. Suetta e proposto che si avviasse pure nella nostra parrocchia, con l’auspicio di coinvolgerne altre.
Ho condiviso l’idea con mons. Guglielmo Borghetti, vescovo di Albenga – Imperia. Egli mi ha manifestato la sua sintonia sul tema del rispetto della vita umana e della sua sacralità e indisponibilità. Ha concordato con la mia visione e la mia riserva, per cui affidare il risveglio delle coscienze, il richiamo alla preghiera e l’aspetto formativo della dottrina cattolica sulla vita, al solo suono della campana potesse rivelarsi non sufficiente.

Conveniva con me come sul tema vi sia un “silenzio assordante”; quasi come non se ne possa o non se ne debba parlare. Sentito il parere del vescovo, ho ritenuto opportuno coinvolgere il consiglio pastorale parrocchiale e conoscerne il sentire, con una convocazione, per la rilevanza, aperta a chiunque volesse partecipare. Il parere ampiamente maggioritario del Consiglio è stato di sostenere con l’iniziativa la posizione dottrinale della Chiesa cattolica. Pur se non sono mancati pareri discordanti, qualcuno pure in difesa della legge 194/1978.
L’iniziativa della Campana della Vita concorre a destare i credenti da un diffuso torpore sull’aborto. Quale il sentore diffuso nei fedeli in parrocchia sui temi dell’aborto e in genere di difesa della vita?
Vorrei tanto che il suono della campana potesse ridestare i credenti dal “silenzio assordante” o dalla “congiura del silenzio” sul tema. I fedeli attivi in parrocchia sanno e condividono che l’aborto sia un male o comunque qualcosa di non auspicabile. Ma certo troppo pochi, pure tra questi, hanno chiaro che la vita umana è sacra, inviolabile e indisponibile.
In tal senso occorre una catechesi forte e mirata. Purtroppo è molto efficace la voce dei media che propongono opinioni contrarie alla dottrina cattolica. Si presentano come espressioni di libertà e emancipazione, o peggio ancora diritti quando piuttosto si tratta di delitti. Si comprende come fuori dei nostri ambienti cattolici ristretti, il tema della difesa della vita fino dal primo istante del suo concepimento, sia assolutamente lontano dal sentire dei più.
Il rifiuto della legge 194/78 e dell’aborto in sé, presuppone una presa di coscienza e consapevolezza. Quali passi possono suggerirsi per la vera maturazione sul piano culturale e ancor prima teologico?

In parrocchia, col Consiglio pastorale si è ritenuto di unire al suono della campana vespertina, un momento settimanale di orazione e formazione, per tutto il tempo della Quaresima. Ogni settimana, secondo un calendario prestabilito, si svolge un’ora di Adorazione eucaristica, durante la quale si ascolta e si riflette su alcuni passi della Evangelium vitæ di san Giovanni Paolo II.
Le sue parole, oltre alla condanna dell’aborto e degli altri peccati contro la vita, permettono una riflessione significativa sul valore autentico della vita umana, ribadendone sacralità, inviolabilità e indisponibilità. In tale ottica il tempo della preghiera diventa occasione propizia di formazione, per conoscere la Dottrina della Chiesa ed essere capaci di custodirla come un tesoro prezioso. Proporla con determinazione e zelo apostolico e tramandarla alle giovani generazioni come un valore assoluto e inalienabile.
Sempre più parrocchie stanno adottando l’iniziativa della campana della vita, segnando un percorso. In che termini l’esempio dato pure da questa comunità può suggerire l’adesione di altre parrocchie?
Siamo molto grati che l’iniziativa sia stata assunta pure alla Chiesa dei padri cappuccini di Imperia. Qui ogni sera, alle ore 20, risuona la campana per i bimbi non nati e settimanalmente ci si trova per l’adorazione eucaristica e la riflessione. Se l’iniziativa si espandesse a macchia d’olio e raggiungesse con capillarità il maggior numero di parrocchie certo assumerebbe una forte rilevanza. E forse potrebbe pure suggerire al legislatore l’opportunità di rivedere in modo significativo la legge 194 o meglio ancora proporne l’abrogazione.
Vero è che qualcosa si sta muovendo e ciò certo ci dona speranza. La preghiera che si eleva dalle nostre chiese e il richiamo dei nostri campanili favoriscono una presa di coscienza e una consapevolezza sempre crescenti sulla sacralità e inviolabilità della vita umana, dal concepimento fino al termine naturale. Questo è il nostro impegno, questo è il Vangelo della vita.
Ringraziando don Stefano Caprile, gli assicuriamo il sostegno per la sua iniziativa, con la nostra preghiera.
Giuseppe Longo
