Caso Roggero / Esigenza di giustizia e sensibilità dell’opinione pubblica

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Mario Roggero intervistato dai media

La scorsa settimana è entrato in carcere il gioielliere 72enne di Grinzane Cavour (Cuneo) Mario Roggero, condannato a quasi 15 anni per aver reagito con eccesso di legittima difesa all’ennesima rapina di criminali che avevano minacciato a mano armata, lui e la sua famiglia.

I media nazionali hanno dedicato ampio spazio alla vicenda. Chi giudicando inaccettabile la sentenza della Corte d’Assise d’appello di Asti, in quanto praticamente equivalente ad un ergastolo per una persona della sua età. Sia valutandola perfettamente legittima in quanto, come risulta dai filmati, Roggero ha ucciso i due delinquenti a rapina ultimata e rincorrendoli al di fuori del suo negozio.

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell’Accusa e rigettando quello della Difesa, ha in pratica confermato la condanna del gioielliere a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo rapinatore.

La vicenda del commerciante piemontese, compresa la proposta di concessione della grazia da parte del Presidente della Repubblica, richiama quella in gran parte analoga del gioielliere di Nicolosi (Catania) Guido Gianni. Anch’egli condannato pesantemente (13 anni) per l’omicidio di due rapinatori nel 2018, consumato all’interno del suo negozio.La gioielleria di Mario Roggero chiusa a seguito della sua condanna

La rapina nel 2021

Per quanto riguarda Roggero, i fatti risalgono al 28 aprile del 2021. Quando tre rapinatori (tutti italiani) armati di coltello e di pistola poi rivelatasi un’arma giocattolo, irrompono nella sua gioielleria. E minacciando lui, la moglie e la figlia, svaligiano il negozio per poi scappare dal retro. Mentre stanno per salire sull’auto, il gioielliere di Grinzane Cavour esce dal negozio con una pistola in pugno e li insegue, sparando per strada. E puntando dritto ai corpi dei rapinatori, fino ad ucciderne due e ferirne gravemente il terzo.

L’intera scena è filmata dalle telecamere di sicurezza. Riprese che costituiranno la base sulla quale la giustizia ha formulato la condanna del commerciante, sia nel primo grado di giudizio, sia in appello. L’arma in questione, giusto per fare chiarezza, era regolarmente detenuta. Ma a Roggero era stato revocato il porto d’armi per via di un precedente risalente al 2005. Quando si presentò in piena notte a casa dell’allora fidanzato della figlia e, dopo averlo aggredito con pugni e calci, armato di pistola minacciò il ragazzo e la famiglia. Per quell’episodio Roggero patteggiò una pena di due mesi di carcere.

Roggero non ha espresso dispiacere per la morte dei due delinquenti

Certo, l’atteggiamento di Roggero sia durante i fatti del 28 aprile 2021 sia successivamente (mi riferisco al non aver mai espresso parole di autocritica per l’azione compiuta né dispiacere per la morte dei due delinquenti) non è stato encomiabile e, allo stesso tempo, le scene contenute nei video dei rapinatori che fuggono e sono raggiunti da colpi di pistola, quando si stanno allontanando dal negozio, sono certamente esecrabili e dolorose.

Dal punto di vista soggettivo, però, cioè nella prospettiva interiormente ed emotivamente vissuta in quei rapidi istanti da Mario Roggero, va detto come giustamente ha sostenuto anche la sua difesa in giudizio, che la rapina (e la connessa minaccia) non erano per lui avvertite come concluse. In generale e dal punto di vista della giurisprudenza ogni rapina non termina necessariamente quando i rapinatori escono dal negozio. Finché conservano la refurtiva, sono armati e possono reagire, la condotta può essere considerata ancora in atto. Per questo la difesa ha sostenuto che l’aggressione proseguisse anche durante la fuga. Essere all’esterno del negozio non significa automaticamente che il pericolo sia cessato. I rapinatori erano ancora vicinissimi, percepiti come armati e potenzialmente in grado di voltarsi o riprendere l’azione offensiva. E questo si deve valutare anche considerando che all’interno del negozio c’erano ancora (senza possibilità di scappare) la moglie e la figlia di Roggero.

Per questo motivo il ministro della giustizia Nordio ha avviato l’istruttoria preliminare per l’eventuale concessione della grazia al gioielliere. Pur richiamato dal Quirinale con la sua convocazione personale davanti al Presidente Mattarella, letta da molti come un richiamo istituzionale. In effetti è assolutamente vero che solo il Capo dello Stato è chiamato a custodire con rigore le prerogative che in materia di grazia e indulto la Costituzione gli affida.

Eppure, va osservato con equilibrio: avviare un’istruttoria non significa esercitare il potere di grazia, che resta esclusiva del Presidente. La questione non è tecnica, ma politica. E, in questo quadro, tra le tante, pone una domanda fors’anche drammatica: come conciliare l’esigenza di giustizia con la sensibilità dell’opinione pubblica?

 

                                                                                    Giuseppe Brienza