Il problema non è tanto lo 0-0 contro il Barletta, quanto ciò che questo pareggio continua a raccontare del Catania.
Una settimana fa, dopo il 4-2 di Picerno, la domanda era se quella vittoria potesse finalmente rappresentare il punto di partenza di una squadra capace di trovare continuità. Il Massimino avrebbe dovuto offrire la risposta. Invece, dopo novanta minuti, l’interrogativo rimane praticamente intatto.
Il Catania non perde, porta a casa il clean sheet e mostra alcuni progressi nella fase difensiva. Ma non vince. E soprattutto non riesce ancora a trasformare il possesso, la qualità individuale e la spinta di oltre dodicimila abbonati in una superiorità concreta.
Catania-Barletta termina 0-0 e, per come si sviluppa la partita, i rossazzurri devono perfino ringraziare un Andrea Dini decisivo in almeno un paio di circostanze.
Longo conferma la difesa a tre
Emilio Longo riparte sostanzialmente dall’idea che aveva funzionato a Picerno.
Il Catania si presenta con Dini tra i pali e una difesa a tre formata da Ierardi, Di Gennaro e Allegretto. In mezzo al campo Quaini e Vallocchia, mentre Bruzzaniti e Lunetta lavorano sulle corsie. Più avanti Cavuoti e Cicerelli agiscono alle spalle di Russo.
È un 3-4-2-1 pensato per garantire maggiore solidità senza rinunciare alla possibilità di occupare con molti uomini la metà campo avversaria.
Sul piano difensivo qualcosa funziona. In particolare Di Gennaro, tornato titolare e schierato al centro della retroguardia, offre esperienza e letture importanti. Il Barletta, però, mette subito alla prova la struttura rossazzurra soprattutto attraverso la velocità di Da Silva.
Ed è proprio il centravanti brasiliano a trasformarsi nell’uomo più pericoloso della formazione pugliese.
Il Barletta non ha paura del Massimino
Chi immaginava un Barletta raccolto nella propria metà campo viene rapidamente smentito.
La squadra di Paci corre, pressa e soprattutto riesce a creare le occasioni più nitide del primo tempo. Il Catania prova a costruire, ma trova un avversario capace di stringere gli spazi attorno a Cicerelli e Cavuoti e, una volta recuperato il pallone, ripartire con grande velocità.
Il primo grande brivido arriva con Da Silva: conclusione del brasiliano, intervento provvidenziale di Dini e pallone che finisce sul palo. Sulla ribattuta Partipilo trova anche la via della porta, ma l’azione viene fermata per fuorigioco.
È il primo campanello d’allarme.
Più avanti un errore in costruzione di Quaini spalanca nuovamente il campo a Da Silva. Dini perde inizialmente l’equilibrio, ma riesce a rialzarsi e a deviare in angolo la conclusione dell’attaccante.
Poco prima dell’intervallo tocca invece allo stesso Quaini rimediare con una diagonale decisiva, fermando Laringe lanciato verso la porta.
Il dato più significativo del primo tempo è quasi paradossale: il Catania ha il sostegno del Massimino e dovrebbe essere la squadra chiamata a fare la partita, ma le situazioni realmente pericolose sono soprattutto del Barletta.
Russo fuori, entra Coda
Alle difficoltà tattiche si aggiunge anche l’infortunio.
Flavio Russo è costretto a lasciare il campo prima dell’intervallo per un problema muscolare. Al suo posto Longo inserisce Massimo Coda.
Il centravanti entra dunque prima del previsto, ma anche la presenza di un riferimento offensivo con le sue caratteristiche non modifica immediatamente l’inerzia della gara.
All’intervallo è 0-0.
E il Catania può considerare il risultato quasi più rassicurante della prestazione.
Nella ripresa Longo cambia ancora
Il secondo tempo comincia con un’altra sostituzione: Cicerelli, alle prese con un affaticamento, resta negli spogliatoi e viene sostituito da Insigne.
Il nuovo entrato prova immediatamente la conclusione dalla distanza, senza trovare la porta. Poco dopo Allegretto manda alto di testa.
Sono segnali di una squadra che cerca di alzare il baricentro, ma il Barletta continua a essere pericoloso. Vona, da posizione defilata, cerca il palo più lontano e manda il pallone di poco fuori.
Longo prova allora a modificare ulteriormente la disposizione.
Entrano Caligara e Donnarumma. Il primo viene portato più vicino a Coda, Insigne prova ad agire qualche metro più avanti e il Catania cerca finalmente di aumentare il numero di uomini nella zona decisiva del campo.
La pressione cresce.
Ma bisogna aspettare circa la mezz’ora della ripresa per assistere a una vera occasione rossazzurra: Ierardi prova la conclusione improvvisa e costringe Matosevic all’intervento.
Poco dopo arriva anche il tentativo di Caligara, con un tiro-cross che il portiere del Barletta è costretto a respingere.
Troppo poco, però, per una squadra costruita per comandare le partite.
Dal possibile 0-1 al quasi 1-0
Il finale concentra in pochi minuti tutta la contraddizione della partita.
Prima è il Barletta a far tremare il Massimino: Da Silva trova anche il gol con un colpo di testa, ma l’arbitro annulla per fuorigioco.
Scampato il pericolo, il Catania ha invece l’occasione per vincerla praticamente all’ultimo assalto.
Il pallone arriva a Coda, che trova la conclusione da posizione favorevole. Matosevic riesce però a fermare il tiro praticamente sulla linea.
È l’ultima immagine della partita.
Da una parte il Catania che rischia di perderla. Dall’altra il Catania che, pochi istanti dopo, potrebbe perfino vincerla.
Nel mezzo ci sono novanta minuti che raccontano una squadra ancora alla ricerca di se stessa.
Longo: «Al Massimino uno 0-0 è una mezza sconfitta»
Nel dopogara Emilio Longo non cerca di trasformare il pareggio in qualcosa che non è.
La frase più significativa è netta:
«Lo 0-0 al Massimino è una mezza sconfitta».
Il tecnico sottolinea di non essere soddisfatto del risultato, ma difende l’atteggiamento del gruppo. Rispetto alla sconfitta con la Scafatese vede una squadra più combattiva, capace di sacrificarsi e di reggere meglio la fase di non possesso.
Longo individua proprio qui uno dei progressi principali: il Catania, a suo giudizio, è stato più solido quando non aveva il pallone.
Meno efficace, invece, ciò che è accaduto negli ultimi metri.
Le occasioni ci sono state ma non sono state concretizzate; alcuni giocatori non hanno ancora la condizione mostrata a Picerno e il tecnico sottolinea quanto la successione ravvicinata delle partite abbia reso difficile lavorare durante la settimana.
Eppure il messaggio rimane improntato alla fiducia. Longo parla di una squadra ancora in costruzione e usa una formula che sintetizza il percorso che immagina:
«Stiamo lavorando per brillare».
Di Gennaro: «Non siamo ancora al massimo»
Tra le note positive c’è certamente il ritorno di Matteo Di Gennaro.
Il difensore completa tutta la partita e nel dopogara offre una lettura molto lucida del momento rossazzurro.
Non nasconde la delusione per il risultato: il Catania voleva vincere e non ci è riuscito. Allo stesso tempo ricorda che la squadra è stata completata soltanto nella parte finale del mercato e che diversi giocatori devono ancora raggiungere la migliore condizione.
Il Catania sa di non essere ancora al massimo, ma ritiene di essere in crescita.
Di Gennaro richiama anche un altro aspetto: giocare ogni tre giorni ha ridotto la possibilità di allenarsi e costruire rapidamente l’intesa tra vecchi e nuovi.
Una spiegazione che aiuta a comprendere alcune difficoltà, ma che con il passare delle giornate dovrà necessariamente lasciare spazio ai risultati.
Il Massimino aspetta ancora
Ed è probabilmente questo il dato più pesante dello 0-0.
Il Catania continua a faticare proprio nello stadio che dovrebbe rappresentare il suo principale punto di forza.
Il pubblico c’è. Gli abbonati sono 12.080, ai quali contro il Barletta si sono aggiunti 3.491 paganti. Ma la spinta del Massimino non riesce ancora a trasformarsi nella continuità di risultati attesa.
Anzi, le squadre che arrivano a Catania sembrano spesso riuscire a giocare con una libertà sorprendente: il Savoia aveva vinto in Coppa Italia, la Scafatese ha conquistato l’intera posta in campionato e adesso il Barletta esce con un punto e con la sensazione di avere avuto occasioni perfino migliori dei padroni di casa.
Dalla Curva Nord arriva inoltre un messaggio indirizzato direttamente al presidente Ross Pelligra: «Sei turista o presidente, dai una risposta a questa gente».
Segnale che la pazienza dell’ambiente non è infinita.
Picerno, per adesso, resta un episodio
Dopo il successo in Basilicata sembrava possibile individuare una strada.
Difesa a tre, maggiore aggressività, verticalità, quattro gol e una squadra capace di reagire nel momento più difficile.
Contro il Barletta qualcosa di quella struttura è rimasto: la solidità difensiva, la disponibilità al sacrificio, il ritorno positivo di Di Gennaro e un Dini ancora determinante.
È mancato, però, tutto ciò che dovrebbe trasformare una buona organizzazione in una squadra vincente: velocità nella costruzione, qualità nell’ultimo passaggio, capacità di creare occasioni con continuità e concretezza sotto porta.
Il Catania non è una squadra ferma.
Ma non è ancora neppure una squadra arrivata.
E dopo sei giornate il tema non può più essere soltanto capire quanto possa crescere. Bisogna iniziare a capire quando quella crescita comincerà a tradursi in continuità.
Giovanni Rinzivillo
