Non un’occasione istituzionale, ma un incontro informale, persino «familiare», quello voluto dall’Arcivescovo di Catania, Luigi Renna, con i giornalisti. “Guerre e malaffare, ma la speranza è dentro di noi”, il tema di un colloquio definito e voluto così da mons. Renna per marcare un momento di auguri ai giornalisti che diventa uno scambio di idee, un dialogo. L’Arcivescovo siede non dietro la cattedra ma fra gli operatori dell’informazione, insieme con il direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali, il giornalista Giuseppe Di Fazio. «C’è speranza?» è la domanda diretta dell’ex caporedattore del quotidiano La Sicilia che muove dalle cronache locali di malaffare e dagli scenari internazionali di guerra per aprire l’incontro.
Catania / L’incontro “familiare” dell’Arcivescovo Renna con i giornalisti: “a rischio la tenuta della comunità”
«Il fatto stesso di porsi la domanda – è la risposta dell’Arcivescovo – significa che c’è speranza. È vero, il rischio è la rassegnazione e l’appiattimento, come all’inizio del Novecento davanti a conflitti che sembravano irrimediabili. Purtroppo non vedo nell’opinione pubblica la stessa tensione che si aveva in altre occasioni, come durante la Guerra del Golfo, e per questo ci dobbiamo interrogare. C’è una pericolosa propaganda che non ci accorgiamo ma viene inoculata e voi stessi ve ne rendete conto quando da alcune grandi potenze non solo si cerca di influenzare l’economia, ma si cerca di influenzare la tenuta della comunità, di inoculare il pensiero che qualcuno voglia colonizzarci».
Davanti a una narrazione che cerca di narcotizzare, i giornalisti devono operare «la narrazione di chi non si rassegna, di chi pone delle domande, di chi aiuta veramente a riflettere perché non obbedisce a nessun’altra logica che è quella della verità e del bene della persona». E noi cristiani «abbiamo un messaggio di pace che nasce con il mistero del Natale e che si è tradotto nella responsabilità civile». Papa Leone, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, ha usato per essa quattro aggettivi, «noi ricordiamo solo i primi due, disarmate e disarmate, ma il Pontefice dice anche: umile e perseverante, teniamolo a mente».

Catania / L’incontro “familiare” dell’Arcivescovo con i giornalisti: la piaga della corruzione
Monsignor Renna si concentra sullo scenario internazionale senza tralasciare quello locale
A partire da quello cittadino, che recentemente ha visto uno degli episodi più incresciosi come l’incendio della scuola Pestalozzi: «ma la speranza più bella è che si è mobilitata una città e ci mobiliteremo ancora, perché non è semplicemente la Pestalozzi, ma è una visione della vita, una visione dell’educazione». L’arcivescovo ricorda la gravissima piaga del consumo di droga e crack e si dice addolorato per lo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli organi elettivi del Comune di Paternò. «Oltre alla mafia, il grande male della Sicilia, come di parte dell’Italia, è la corruzione. E sotto un certo profilo la corruzione – aggiunge – è peggio della mafia perché si nasconde nei luoghi istituzionali, nei palazzi della politica, nell’università, si può nascondere anche nella chiesa, si nasconde nelle istituzioni sanitarie, e questo è un grande male.
Poi, quando certe cose si reiterano, vuol dire che non abbiamo capito niente di quello che è accaduto con Tangentopoli. Allora – è il pensiero dell’Arcivescovo – io credo che si possa dare speranza al nostro Paese, alla nostra Sicilia, anche dicendo: facciamo un esame di coscienza, riconoscere dove si è sbagliato e da là ricominciare. La speranza c’è, perché la portiamo nel cuore. Fin quando ci sarà questo richiamo grande, vuol dire che il mistero del Natale avrà ancora la sua efficacia universale». Su questi stessi temi e sul mondo del giornalismo si è poi aperto un dibattito. Che l’Arcivescovo vuole alimentare e per questo ha “rilanciato” con un confronto in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, che si celebra il 24 gennaio.
Orazio Vecchio
