Chiesa / Vent’anni orsono moriva Luigi Gedda, presidente dell’Azione Cattolica e laico “servo di Dio”

Il 26 settembre dell’anno 2000, alla veneranda età di quasi 98 anni tornava alla casa del Padre l’indimenticabile Luigi Gedda, storico presidente dell’Azione Cattolica, fondatore dei Comitati Civici che segnarono l’affermazione elettorale della Democrazia Cristiana.
Il “Professore”, docente e ricercatore di genetica, è stato un uomo straordinario, un gigante del laicato cattolico del XX Secolo, che tanto ha lavorato nella vigna del Signore, come fedele servitore della Chiesa, dei Papi e del Bene comune. Nel 1942 fondò la Società Operaia del Getsemani e nel 1944 il Centro Sportivo Italiano e l’Associazione Medici Cattolici.
La sua figura e il suo operato, la sua eccezionale dimensione umana e spirituale, durante il pontificato di Pio XII, la sua esemplare testimonianza di Fede e di umiltà, quale “operaio” nella vigna del Signore, ritorna alla mente di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di quanti lo incontrano nei libri di storia quale modello del laicato attivo ancor prima del Concilio Vaticano II e dei giovani ai quali ha consegnato il motto di “Saper guardare il presente con gli occhi del passato e progettare il futuro alla luce del Vangelo”.
Cristiano esemplarmente credente e coerente fino al sacrificio” come l’ha definito l’Osservatore Romano, Luigi Gedda fu un autentico “servo di Dio”, fedele a Cristo, alla Chiesa e ai Papi ed in particolare di Pio XII che gli accordò oltre 90 udienze.
Il carisma della spiritualità getsemanica fu ispirato dalle parole che Gesù agonizzante nel Getsemani: “Non mea voluntas, sed tua fiate si concretizza  nella quotidianità della vita e nella concretezza dell’oggi.

Luigi Gedda con Papa Pio XII

La Società Operaia alimenta lo “spirito di santificazione, così che ogni opera venga anzitutto costruita con la preghiera, il sacrificio e le virtù cristiane…”, sintetizzando così l’impegno e il programma di vita del cristiano operaio nella vigna del Signore. Il piccolo seme, messo a dimora del 1942, divenne grande albero che ancora oggi germoglia e dà frutti d’impegno sociale e civico, di testimonianza cristiana coerente ai valori irrinunciabili.
Nella preghiera del “Simbolo” si legge: “Sia aperta la nostra via a quanti ne comprendono la bellezza e siano tutti al cospetto di Dio e del mondo buoni e santi operai”. Ne sono testimoni i Fratelli Operai che nel “Getsemani celeste” come il beato Alberto Marvelli, assistono e proteggono il cammino faticoso del presente.
Un suo scritto del 1978 ritorna attuale e significativo ancora oggi in questo particolare momento storico di emergenza.
<<Gli uomini di oggi hanno estremo bisogno della dottrina e del modello che Gesù presenta nel Getsemani. Anzitutto hanno bisogno di abbandonare i pensieri d’illusione e di comodo, di avvertire il pericolo che sovrasta l’umanità, e di accorgersi che una notte di regressione, di violenza e di animalità favorisce il nemico e la congiura organizzata contro la Chiesa.
L’atteggiamento dei discepoli nel Getsemani, i quali non pensano alla veglia, ma a soddisfare il sonno, è quello che dobbiamo rimproverare a noi stessi. Il sonno può essere autentico e incosciente, ma anche spirituale, cioè consiste in falso ottimismo, disinteresse, egoismo. …]
La forza di noi che seguiamo Cristo, ma siamo uomini, non basta. Come in quella notte bisogna imparare da lui che la preghiera è una legge che condiziona il successo…[….]
La Chiesa, nelle più gravi ore della sua storia, si è buttata ai piedi degli altari per strappare dal Cuore di Dio la salvezza. Così oggi è necessario, urgente, primario, inevitabile il ricorso alla forza divina la quale soltanto può concederci di superare le difficoltà umanamente insormontabili che abbiamo di fronte, di lato e fra noi. …] La notte che dobbiamo vivere perché Cristo ci ha invitato nel Getsemani, è una notte illuminante e feconda che si chiuderà con il canto del gallo, canto di vittoria perché Cristo si è incaricato di vincere, con la sua, la nostra morte. (…)>>.

Giuseppe Adernò

 

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