Chiesa / Vivere oggi il Cristianesimo

Quando Papa Giovanni Paolo II, nel 1983, espresse, con grandissima profetica convinzione, che “non si può respirare come cristiani, direi di più, come cattolici, con un solo polmone; bisogna avere due polmoni, cioè quello orientale e quello occidentale”, un po’ tutti, seguendo questo monito, nelle nostre comunità di crescita, dovevamo aprirci a tanta ricchezza, rimotivando le nostre vite e riqualificando ogni cosa, con la gioia, l’entusiasmo che è proprio dei bambini, quando vedono una cosa bella!

Questa prodigiosa intuizione è a fondamento del nostro essere. E  dell’operare nelle nostre comunità che non possono immiserirsi nella “burocratica gestione” (che brutta parola) delle attività ed iniziative – che pur lodevoli – si portano avanti.
Noi abbiamo ricevuto in dono un’eredità, che riempie non solo le nostre mani ma, soprattutto, abita i nostri cuori.
Questo prezioso lascito recita: “Dio si è fatto uno di noi e si è reso visibile, un giorno, in Palestina e ha dato inizio ad una indicibile avventura che ha cambiato la storia, modificandola una volta per sempre, perché Lui, Gesù, soltanto Lui, è: Via, Verità, Vita”.

Con questo avvenimento la Chiesa è diventata il nuovo popolo, il Tertium Genus, chiamato a testimoniare tale “grandezza” che non è oggetto di persuasione umana. Ma una questione di “grandezza divina”, donata, ma non accaparrata, gioiosamente vissuta, ma mai ostentata, né tanto meno imposta (Ignazio d’Antiochia, Lettera ai Romani).

Vivere oggi il Cristianesimo

In forza di questa intuizione che si fa vita nelle nostre fragili membra, noi facciamo fare un balzo in avanti alla storia, divenendo un libro vivente e leggibile, una strada percorribile nella concretezza dei percorsi culturali ed esistenziali e nel rispetto delle sensibilità varie, etniche e geopolitiche.

celebrazione con vescovo di Piana degli Albanesi
Celebrazione della Liturgia a San Paolo con il vescovo di Piana degli Albanesi. Sotir Ferrara

Cosa vuol dire essere cristiani oggi? È un interrogativo di vastissima portata a cui tutti noi, però, siamo chiamati a rispondere.
Ci vuole assolutamente una bussola che aiuti il Cristiano contemporaneo a vivere in un mondo diventato sempre più complesso.

Le parole di Giovanni Paolo II, ruotanti attorno al respiro della vita cristiana a due polmoni, orientale ed occidentale, non può più restare solo la folgorazione di alcuni autorevoli testimoni, ma la scoperta, non più lasciata sotto traccia, del vivere magari cristianesimo minoritario, ma tanto più luminoso quanto sarà post-ideologico e post-sociologico. Poiché  battesimo, cresima o l’eucarestia sono diventati nella vita di quei cristiani la scoperta di una vita nuova, vissuta senza sconti e senza privilegi.

La modernità, insistentemente, vuole ridurre il Cristianesimo ad una religione civile, cioè ad un sistema intellettuale rivestito di sentimentalismo e, in oriente, di ritualismo. Il Cristianesimo del XXI secolo non può ridursi né a un moralismo, né a un pietismo. Ma l’annuncio realizzatore di una santità creatrice nella vita di tutti i giorni, sia che ci si ritrovi al mercato del paese che dentro le mura delle chiese cittadine.

Oggi più che mai, ci vogliono uomini e donne che sappiano essere come alberi sul selciato della vita. E sappiano indicare la meraviglia e lo stupore della vita cristiana.
“Si tratta”, come direbbe Etty Hillesum, “di vivere pienamente, verso l’esterno come verso l’interno. Senza sacrificare nulla della realtà esterna a beneficio di quella interna e viceversa”.
Ecco un compito esaltante!”

Don Orazio Barbarino
Arciprete di Linguaglossa

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