Cinema / Finalmente il fantasy all’italiana. L’ultimo film di Garrone: affascinante e inquietante come le fiabe più belle

Fin dall’antichità l’uomo ha raccontato fiabe. Racconti di fantasia ma con un forte appiglio alla realtà. Favole che fossero in grado di spiegare il mondo, insegnare un modo di vivere, tramandare usi e costumi, ammonire sulla morale. Storie, quindi, che, attraverso allegorie, sapessero educare alla vita vera. Nel passato, gli antichi greci le declamavano al popolo e ne scrivevano sui libri, oggi c’è uno strumento che ha preso in consegna questo ruolo fondamentale: il cinema. La settima arte, infatti, racconta da sempre storie che, oltre al semplice intrattenimento, contengono domande sulla vita e Il-racconto-dei-raccontisull’umanità. Storie che sono favole moderne capaci di stimolare il pensiero e la riflessione. Questo è ancora più vero se un film decide di tradurre per il grande schermo un testo del passato che è stato scritto sotto forma di fiabe intrecciate. “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone ha fatto proprio questo: ha preso un testo del ‘600, del napoletano Gianbattista Basile, considerato lo Shakespeare italiano, dove sono raccolte ben 50 favole gotiche e oscure (come tutte le fiabe dovrebbero essere), e lo ha trasportato al cinema. Cioè ne ha riportato tre storie, intrecciandole fra loro, e realizzando il primo fantasy all’italiana.

Il genere fantasy, infatti, è tipicamente americano, perché è un genere costoso (tanti effetti speciali) e molto spettacolare (battaglie, lotte, mostri). “Il signore degli anelli” o “Il trono di spade” in televisione ne sono un esempio perfetto: super-produzioni americane, con ricostruzioni grandiose, effetti digitali da meraviglia, scene di battaglia epiche. Naturalmente sono anche produzioni che, contando per esempio che “Il signore degli anelli” è tratto dai libri del grande Tolkien, raccontano storie dall’afflato morale estremamente evidente. Mai, fino ad ora, un italiano si era arrischiato nel provare un’impresa del genere. Matteo Garrone, uno dei registi più talentuosi della contemporaneità (suo, ad esempio, “Gomorra”, tratto dal best seller di Saviano) ha deciso di farlo e, possiamo dirlo, ha vinto la sua battaglia. “Il racconto dei racconti” è un fantasy italiano che non ha nulla da invidiare a quelli americani: grandi location, ottimi effetti speciali, grandi attori (tutti americani, però), riprese curate in ogni minimo dettaglio. Ma l’opera di Garrone non è semplicemente uno “scimmiottamento” delle pellicole americane, bensì è una loro rivisitazione secondo lo stile del suo autore: niente spazio a grandi battaglie, dunque, o a dialoghi interminabili, bensì lavoro sull’immagine, sull’inquadratura e sui movimenti di macchina, suggestioni ed evocazioni, poche parole. Ne esce fuori un film affascinante, oscuro e inquietante come le fiabe più belle, dove il vero cuore del racconto non sono le singole storie ma le morali che si celano dietro di esse.

Nella storia della regina ossessionata dalla maternità, si nasconde l’ammonimento sulle scelte estreme che a volte compiamo e di cui dobbiamo poi pagare le conseguenze. La vicenda della vecchietta che torna giovane, racconta l’ossessione dell’eterna giovinezza e la sua disperata disfatta. Il racconto del re che finisce per dare in moglie la sua unica figlia ad un orco, ci ammonisce sull’amore paterno che diventa ossessivo e quindi negativo, che alla fine finisce per fare del male alla persona a cui vorrebbe invece fare più bene. Insegnamenti semplici, antichi, ma capaci ancora di colpire e affascinare lo spettatore grazie alla modalità in cui sono raccontate. Garrone, diventato famoso per il suo stile realistico, qui dimostra di essere in grado di creare uno stile fiabesco evocativo, ambiguo, enigmatico e avvolgente, grazie ai suoi movimenti di macchina, alla fotografia e all’attenzione al dettaglio di ogni inquadratura. E alla fine delle due ore della pellicola si esce dal cinema con l’idea di aver assistito non semplicemente ad un film, ma a qualcosa che ci tocca molto più profondamente.

Paola Dalla Torre