Si presenta con simpatia e professionalità. Non ci aspettiamo, oggi, in un momento storico segnato dall’ arroganza e dal dirigismo di chi ha un qualunque potere, che chi sia a capo di una struttura si ponga esigenze legate alla comunicazione e alla relazione interpersonale. Quindi fa ancora più piacere ascoltarlo.
Il dottor Rosario Cunsolo è di Paternò, ma con esperienze formative e lavorative al Nord. Dal 2022 è il direttore medico del Presidio Ospedaliero di Acireale, l’Ospedale Santa Marta e Santa Venera. Ha tenuto un interessante incontro sulla parola e la comunicazione nel mondo della cura e della salute. Accogliendo, tramite la dottoressa Cettina Barbagallo, l’invito di don Rosario Pappalardo, parroco della chiesa Santi Cosma e Damiano, in occasione dei festeggiamenti di questi santi martiri che erano, appunto, medici.
“La salute della parola” il tema dell’incontro, introdotto dalla giornalista Rita Vinciguerra, e tenutosi nella sala multimediale della parrocchia.
La salute della parola trattata attraverso slide
Presentando un power point, attraverso le slide il dottor Cunsolo è entrato nel cuore della comunicazione in sanità, sia tra tecnici che tra medici e pazienti. Ha trattato della salute della parola e della parola sulla salute dopo aver sviluppato una parte conoscitiva percorrendo la storia della sanità fino a oggi.

Perché è importante comunicare nella sanità? La parola può essere a tutti i livelli portatrice di positività e sane relazioni. Così, come mal usata, può portare purtroppo a danno e malevolenza e perfino alla violenza verso chi lavora. Ma nell’ambito medico il passaggio corretto delle informazioni, l’empatia, l’ascolto e la capacità di adattare il messaggio a chi lo riceve si traducono in cure efficaci, sicurezza del paziente e risultati.
Usare la parola comporta cura, responsabilità, relazione. La parola può anche dare potere, specie quando, a senso unico, è negata all’altro. Il medico o l’infermiere devono usare il potere della parola in modo etico, rispettando la dignità del paziente.
Importante che il medico parli con il paziente
La comunicazione medico-paziente è parte integrante della cura. Parlare col paziente, ascoltarlo, rassicurarlo è atto terapeutico e conferisce dignità a chi, a vario titolo, vive la fragilità. Cunsolo ricorda come chi è ricoverato in ospedale viva un momento delicato di vulnerabilità, lontano dagli affetti, fuori dalla sua casa e dalle sicurezze quotidiane.
Ogni parola può avere un forte impatto emotivo, oltreché conseguenze cliniche e legali.
E’ importante la relazione bidirezionale, con l’ascolto della parola del paziente e non solo la sua registrazione.
Tra i professionisti sanitari (intra-team) l’uso della parola tocca tanti momenti della professione. Cunsolo ne cita due. Il passaggio di consegne tra un turno medico e un altro, posto che nell’arco delle 24 ore sono tre i turni medici (ore 08-14, 14-20, 20-08), fondamentale per garantire una continuità nella cura. Poi il time out negli interventi chirurgici, quando prima di incidere si confermano identità del paziente, zona da operare e procedure da eseguire.
La comunicazione istituzionale e pubblica
Un altro aspetto in cui la parola entra in gioco è la comunicazione istituzionale e pubblica. Che dev’essere trasparente, accessibile a tutti, volta a promuovere la salute.
Tra le norme di riferimento ricordiamo i Codici deontologici delle professioni sanitarie e la Legge 219/2017(Norme in materia di consenso informato).
C’è pure in medicina una comunicazione delicata, quando si deve comunicare una diagnosi grave, parlare con familiari in caso di eventi avversi. O in caso di morte del paziente, richiedere il consenso alla donazione degli organi. Questi momenti richiedono formazione, capacità empatiche e di gestione delle emozioni, supporto. La comunicazione digitale e telemedica comporta poi la necessità di portali e messaggistiche sicure e che garantiscano la privacy, la sicurezza dei dati e l’umanizzazione della relazione anche a distanza.
A proposito del Servizio Sanitario sia nazionale che regionale il dottor Cunsolo ha evidenziato quanto sia valida l’esperienza italiana (legata al principio dello Stato sociale). Per molti aspetti – in primo luogo la possibilità di accesso alle cure da parte di tutti – superiore ai sistemi di altri Stati come la Germania o gli Stati Uniti.
Origini lontane del sistema cura
Il sistema della cura ha radici lontane. Presso i Greci infatti malati erano curati nei templi di Esculapio, mentre gli Egizi e poi i Romani avevano infermerie militari per i soldati feriti.
Ma l’ospedale come struttura nasce dalla Chiesa. Infatti, a partire dal 325 d.C. col Concilio di Nicea si stabilisce che ogni vescovato o monastero istituisca un luogo dove ospitare malati, pellegrini e poveri.
Questo continua nel Medioevo, con enti legati alla Chiesa che a vario titolo si occupano di beneficenza. Solo nel Novecento a livello internazionale si avrà una piena laicizzazione della cura, per quanto rare iniziative statali si erano avute nell’Inghilterra elisabettiana nel ‘500.
Passando al nostro Paese, dopo l’Unità d’Italia una prima legge sulla sanità pubblica, la Legge Crispi-Pagliani del 1888, istituisce le figure del Medico provinciale e di quello comunale. Mentre nel 1938 si affronta la strutturazione dell’ospedale con la Legge Petragnani.
Nel 1945 è istituito un ufficio centrale che coordina la sanità italiana (Alto Commissariato di Igiene e sanità pubblica). Nel 1948 la Costituzione all’articolo 32 prevede che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Nasce l’Organizzazione Mondiale della Sanità
Il 1948 è data importante anche a livello internazionale. E’ istituita l’agenzia dell’O.N.U. per la salute (Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, che conta oggi 194 Stati membri). Mentre in Inghilterra nasce il sistema sanitario nazionale del Regno Unito (NHS, National Health Service), servizio pubblico finanziato dallo Stato attraverso le tasse, con assistenza sanitaria gratuita sulla base dei bisogni del malato e non della ricchezza di chi paga.
Per l’Italia si devono aspettare gli anni ’60 per il Ministero della Sanità e la creazione degli enti mutualistici che istituivano convenzioni con medici di base e specialisti ma si articolavano in numerose casse mutue che comportavano assistenza non estesa a tutti i cittadini ma legata a categorie professionali.
Solo nel 1978 è istituito il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e si afferma il principio del diritto alla salute per tutti i cittadini, con una gestione della Sanità non solo dello Stato ma anche delle Regioni e degli Enti locali.
Nel 2001 la Sanità si sposta dallo Stato alle Regioni
A questa prima riforma sanitaria ne succedono altre, che seguono dagli anni ’90 la logica dell’aziendalismo e l’approccio economicistico, con la conseguenza di tagli ai servizi sulla base di una reale o presunta razionalizzazione. Nel 2001, con la devolution, la sanità si sposta dallo Stato alle Regioni e la sanità si parcellizza in 21 Servizi Sanitari Regionali diversi. Con svariati problemi che può conoscere chi – all’interno della stessa Italia – da una Regione si sposta ad un’altra per curarsi.
La Legge Regionale n. 5/09, legata al “piano di rientro” economico della Sicilia, ha ridotto nella nostra isola da 29 a 17 le aziende sanitarie. Oggi in Sicilia sono presenti 9 Aziende Sanitarie Provinciali (ASP), una per ogni provincia siciliana, cinque Aziende Ospedaliere (Cannizzaro e ARNAS Garibaldi a Catania, Villa Sofia-Cervello e ARNAS CIVICO a Palermo, Papardo-Piemonte a Messina) e tre Aziende Ospedaliero-Universitarie (Giaccone a Palermo, Policlinico-Vittorio-Emanuele a Catania, Martino a Messina).
Il dottor Cunsolo ci ricorda che la Sanità non è solo cura ma anche riabilitazione e prevenzione. E che se la salute non ha prezzo, la sanità ha un costo, che cresce in proporzione alla cultura e al grado di richiesta di salute di un popolo.
Un singolo intervento chirurgico può costare una cifra che solo pochi possono permettersi. Pur con i suoi problemi e i suoi limiti il nostro Sistema Sanitario ci permette di curarci. E non vanno sottovalutati l’impegno e il sacrificio di chi lavora nella sanità.
Il relatore conclude con la citazione di un brano dei Pooh: Ascolta. Ascolta l’uomo e le sue distanze, la fame e le speranze…
Maria Ortolani
