Dare voce al giubileo della speranza è stato, per il mondo delle comunicazioni, una sfida aperta. Scandendo tempi e diverse dinamiche, il racconto di questo anno di grazia si è dovuto confrontare con uno stile comunicativo che è cambiato ed un modo di fare giornalismo che è ben distante da quello di venticinque anni fa.
Pur apparendo semplice raccontarne i contorni, il resoconto di colori e sfumature non è stato facile, costringendo i giornalisti a rivedere di volta in volta contenuti e riflessioni. Non si tratta infatti di un evento qualunque, ma di uno degli appuntamenti più significativi nella vita della Chiesa Cattolica, capace di trasformarsi in banco di prova per tutti i comunicatori, anche per quelli di maggior esperienza.
Il racconto degli eventi giubilari è una sfida affascinante, ma non semplice. I giornalisti che seguono gli incontri diventano testimoni di un appuntamento che va oltre la notizia e diventa narrazione corale di un fatto unico ed irripetibile. Attraverso i propri strumenti (la voce, le immagini, una tastiera del computer…) gli operatori dell’informazione contribuiscono a rendere il Giubileo un evento da consegnare alla storia.
La narrazione giubilare e l’impegno della comunicazione trasparente
La narrazione del giubileo della speranza è un percorso che si muove per volti, per storie, per impegni e per incontri e che deve essere raccontato sempre alla luce di una comunicazione che mette al centro la voce della verità.
Ai giornalisti il compito di dare speranza in quello che raccontano, riportando tra le parole anche il significato spirituale del Giubileo. E’ il richiamo ad amare anche quello che non appartiene al proprio registro, per arrivare al cuore della notizia e riportarla fedelmente.

Il compito è quello di raccontare l’Anno Santo non solo come esperienza di fede, ma cogliendo l’occasione per rivedere tutto alla luce di prospettive religiose, ma anche artistiche, filosofiche e culturali.
E’ un racconto che a tratti diventa interpretazione del momento di fede e che invita i professionisti della comunicazione da una parte a documentare un evento e dall’altra a raccontare una storia che è al contempo semplice e complessa. E’ una narrativa in cui alla tradizione religiosa si intreccia un contesto storico e culturale sempre in evoluzione e questo ne fa una trasmissione ricca e multiforme.
Non a caso, tra le prime celebrazioni giubilari nella diocesi di Acireale, ricordiamo proprio il giubileo che ha riunito gli operatori della comunicazione.
Il delicato bilanciamento tra racconti e tempi
Non è sempre semplice mantenere un equilibrio che permetta di raccontare il giubileo rispettandone il carattere religioso coadiuvandolo con lo sguardo laico, che riporti la notizia rendendola interessante anche a coloro che ne vogliono una narrazione non dalla prospettiva del credente. La pluralità delle voci è necessaria per non avere una narrazione condizionata, ma averne una multiprospettica.

E’ un lavoro di mediazione, che deve raccontare la religiosità ma anche la sociologia di un evento che è trasversale per sua stessa natura.
In questo sottile equilibrio si colloca anche il lavoro giornalistico, che per sua stessa definizione si poggia sull’immediatezza e sul ritmo frenetico della notizia in tempo reale, ma data con una voce pura capace di raccontare il Giubileo della Speranza.
Il giubileo diocesano raccontato da La Voce Dell’Jonio
Il giubileo è un evento che catalizza decine di centinaia di persone anche negli appuntamenti diocesani. Tanti sono coloro che sono pronti ad intraprendere un pellegrinaggio spirituale, oltre che fisico, altri quelli che seguono i passi di questo giubileo tramite il racconto dei vari momenti. Per permettere a tutti di sentirsi parte di questo evento di grazia, nella diocesi di Acireale il giubileo è stato seguito con particolare attenzione dalla testata giornalistica “La voce dell’Jonio”.
Nel territorio acese “La Voce dello Jonio” ha sempre avuto un ruolo di spicco nel raccontare la fede, la cultura e la spiritualità che animano le borgate della diocesi. In questi mesi il giornale ha approfondito e dato voce agli eventi e alle iniziative che hanno accompagnato il giubileo, declinando i racconti alla luce della Speranza da riscoprire e amare.
Attraverso varie voci giornalistiche è stato possibile dare spazio a riflessioni teologiche, a notizie che hanno riguardato il vivere giubilare dei vari Uffici, Servizi e Movimenti diocesani e soprattutto alle più importanti celebrazioni presiedute dal vescovo Raspanti.
Il giornale ha voluto dedicare attenzione alla dimensione spirituale del Giubileo, mettendo in luce anche gli aspetti sociali e culturali. I servizi, numerosi, hanno permesso di riscoprire il senso della comunità, fatta anche da quei valori cristiani che uniscono le persone delle realtà locali.
Il giubileo diocesano raccontato da La Voce Dell’Jonio / I servizi
Raccontare il giubileo, oggi, è giostrarsi tra la velocità dei social media e l’interazione immediata che viaggia sulle autostrade delle piattaforme digitali.
Non è più solo quella di San Pietro la piazza su cui si svolge il giubileo: bisogna far di conto con la capacità di coniugare la rapidità di un mondo iperconnesso con il rispetto dell’evento, della sua sacralità e del suo carico spirituale.

Fin dalla fase preparatoria del giubileo diocesano, il quotidiano acese ha seguito il cammino giubilare con grande attenzione, dando risalto agli eventi di maggior rilievo nella comunità locale. Il giornale non solo ha informato, ma ha anche accompagnato il lettore attraverso percorsi distanti dalla cronaca fredda, sostituendola con una testimonianza viva fatta da parole che toccano, articoli capaci di nutrire l’anima del lettore, interviste che sono state specchio di un’umanità che si fonde alla spiritualità e si riscopre nella vita quotidiana.
Dall’apertura dell’Anno Giubilare diocesano e attraverso il racconto dei vari appuntamenti giubilari i giornalisti hanno potuto farsi bussola per i lettori, consegnando parole capaci di orientare senza imporsi.
E’ il valore del racconto che passa attraverso toni riflessivi e cristiani, che non sono propagandistici ma semplice presenza.
La riflessione del vescovo Raspanti
A margine di un giubileo che si avvia alla sua conclusione, anche il vescovo di Acireale, monsignor Antonino Raspanti, ha espresso giudizio favorevole per il lavoro che il giornale ha svolto in sinergia con l’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi.
“Il giubileo – ha asserito il prelato- è un momento che ci invita a riscoprire la nostra fede e l’umanità più profonda insita in ciascuno di noi. La bellezza di poter raccontare questi eventi è quella che ci permette di vivere il nostro tempo alla luce di una speranza maggiore e di una carità che si fa concreta. Il giornalista è testimone di questa speranza, racconta storie di vita, ma soprattutto di fede e innovazione“.

Ha ancora proseguito: “Stiamo vivendo tempi segnati dalle inquietudini del mondo, in cui abbiamo un crescente bisogno di tornare ad affidarci a Gesù Cristo che è vera Speranza. Il giubileo accende allora un faro sull’Uomo: pellegrino di speranza che deve rispondere alla chiamata universale a ritrovare sè stesso ma camminando insieme agli altri. E’ un invito a riaprire occhi e cuore.
Narrare questo cammino, con voce autentica e radicata nel territorio, è una sfida che la Voce dello Jonio ha saputo accogliere e fare propria. Per questo lavoro, chiaro desiderio di incarnare la missionarietà della Chiesa, siamo grati a coloro che hanno seguito passo passo i nostri momenti giubilari, facendone un racconto fedele e restituendone una testimonianza vera”.
Il direttore Giuseppe Vecchio / “Vdj: Giornale della Chiesa, giornale della gente”
A tirare le fila di questo lungo anno è il giornalista Giuseppe Vecchio, che è direttore della testata ed ha riassunto gli eventi e le iniziative che hanno caratterizzato questo periodo, sottolineando l’importanza di interpretare la realtà con la sensibilità del cronista che mette al centro del suo lavoro la verità.
“Seguiamo da sempre la vita della Chiesa in tutti i suoi momenti e passaggi, epocali o meno. E così abbiamo fatto per il Giubileo, raccontando e spiegando appuntamenti e riti promossi direttamente dalla Diocesi e dai vari gruppi e movimenti, ecclesiali e non” – ha detto il direttore Vecchio che ha poi proseguito – “In gran parte abbiamo utilizzato notizie e servizi forniti dall’Ufficio per le comunicazioni sociali della Diocesi, ma abbiamo anche prodotto servizi ideati da noi. Tutto nel segno che “La Voce dell’Jonio” si pone sin dalla sua nascita: essere “Giornale della Chiesa, giornale della gente”, che è stato adottato come una sorta di motto dalla stessa Fisc, la federazione che raccoglie in Italia le testate diocesane”.
Le conclusioni affidate al direttore della Voce dell’Jonio, Giuseppe Vecchio / Informare chi informa
“Così, guardando sempre ai lettori, abbiamo cercato di raccontare il Giubileo, cercando di spiegarlo, illustrarlo, contestualizzando; cioè svolgendo esattamente il nostro ruolo di giornalisti: presentare idee, fatti e personaggi per fare capire a chi ci segue quanto si svolge intorno. Siamo coscienti di svolgere un ruolo importante nella società e seguiamo il motto del fondatore di questo giornale, Orazio Vecchio: “Informare per formare”.
Ha poi evidenziato l’importanza della formazione legata a questo appuntamento storico: “Abbiamo anche organizzato e tenuto un incontro formativo per i giornalisti sul Giubileo. Convinti che occorre, sulla Chiesa, una informazione specifica diretta agli informatori. Perché non sempre i giornalisti presentano la vita ecclesiale per quello che è e rappresenta; e ciò si evince già dalla terminologia spesso erroneamente utlizzata”.
La voce dell’Jonio si conferma ancora, come sempre, pronta a porgere il fianco alla comunità, per raccontare storie di fede, condividendone la gioia e sostenendone il cammino.
Raccontare il giubileo diocesano
Raccontare il giubileo diocesano è stato un impegno importante che ha permesso di ascoltare le voci dell’intera comunità, incontrando volti segnati dalla fede, sorrisi illuminati dalla Speranza, mani ora tese ad aiutare e ora giunte a pregare.
E’ stato il racconto di conversioni personali, di guarigioni, di perdono e di una fede che è condivisione di percorsi. Sono storie di vite impreziosite da una Fiducia che si fa tangibile nelle numerose presenze che hanno riempito gli spazi della Cattedrale di Acireale come dei Santuari diocesani.
Le giornate dedicate agli ammalati, alle forze dell’ordine, a coloro che si occupano di volontariato e dell’aiuto al prossimo; gli appuntamenti rivolti a chi amministra la Cosa Pubblica, ai catechisti, agli sportivi: un caledoscopio di realtà che sono diventate esplosione di energia ed entusiasmo.
E’ la forza della fede che arde nei cuori di chi crede e che la nostra testata ha avuto il piacere e l’onore di raccontare non solo come cronisti ma come testimoni.
Chiara Costanzo
