Le prospettive di azione indicate sin dalle prime teorizzazioni della Dottrina Sociale della Chiesa, per una concreta attuazione. La necessità di un loro approfondimento culturale, il cui naturale approdo sia rappresentato da un impegno politico in senso lato.
L’attenzione partecipe alle classi più disagiate con l’istituzione di sodalizi improntati ai canoni fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, di solidarietà e sussidiarietà.
La vocazione ai poveri decantata nel meridionalismo, fattore di promozione umana per l’intero paese. Sono solo alcune prerogative riconducibili alla poliedrica figura del Servo di Dio don Carlo De Cardona. Che in ragione di una comune vocazione al Vangelo collaborò in stretta sinergia con don Luigi Sturzo nella formulazione di quel progetto politico che diede poi vita alla fondazione del Partito Popolare.
Tali e altri edificanti profili della figura del sacerdote morano, rivisitati al convegno ‘Fare bene il bene comune’ tenutosi il 27 febbraio a Isola di Capo Rizzuto. Organizzato dalla Fondazione Forum Dottrina Sociale Cattolica, ha avuto relatori il prof. Demetrio Guzzardi, esponente del Centro studi calabrese Cattolici Società e Politica, cultore dell’eredità di don Carlo, illustrata in diversi testi editi a sua cura. E anche il prof. don Francescantonio Spadola, docente di Storia e Filosofia e direttore dell’Ufficio cultura della Diocesi di Crotone.

Introdotti i lavori dalla prof. ssa Maria Greca Di Manna, responsabile LèD per le politiche femminili regione Calabria. Dopo i saluti di sindaco dott.sa Maria Grazia Vittimberga e vicepresidente della Fondazione dott.sa Loredana Gentile, la relazione di Guzzardi; che grazie ad ampi squarci sulla vita di De Cardona ci restituisce un personaggio eclettico e scevro da compromessi.
Relazioni su don Carlo De Cardona
Don Carlo non soltanto ha interpretato la Dottrina Sociale della Chiesa, ma l’ha proprio incarnata, nell’alveo tracciato da Leone XIII con l’Enciclica Rerum Novarum, seguito da ultimo da Leone XIV. In cui la promozione dei più deboli passa non attraverso la lotta di classe, ma l’attuazione del Vangelo.
Itinerario che è pure il percorso di vita di Don Carlo e ci invita uscire dalle zone di confort pastorale. Il mondo è diviso fra quelli che vivono rassegnati e quelli che vivono sperando è il motto che lo ispira.
E da cui promanano tutte le iniziative da lui condotte in prima persona in favore dei più indigenti. Esprimendo una prossimità missionaria, oggi diremmo multidisciplinare che si coniuga in vari ambiti. La formazione delle Casse Rurali a consentire il reciproco accesso al credito pure alle famiglie povere. La creazione di testate giornalistiche a supportare una crescita culturale e esistenziale in senso ampio. L’istituzione delle Leghe del lavoro a favorire una capacità contrattuale a quel tempo pressochè nulla.
Intuizioni e iniziative che adeguate a mutate esigenze sociali la Chiesa continua a suggerire e perorare.
La relazione di don Spadola
De Cardona come archetipo del buon maestro, la chiave del tema Il futuro ha bisogno di buoni maestri, sviluppato da don Francescantonio Spadola. Se pur con connotazioni diverse, oggi come ai tempi di don Carlo, si assiste a una deriva educativa che involge sotto vari ambiti di responsabilità le agenzie educative e culmina nella crisi d’identità, figlia dell’indifferenza se non rifiuto dell’opzione di fede, di molti giovani.
Alla Chiesa l’onere di proporre un progetto culturale attraverso cui infondere una coscienza critica. Poichè la vera virtù che l’uomo conosce è il Bene, si ascrive alla Chiesa una funzione maieutica, il cui esercizio presuppone la capacità di abitare le complessità del proprio tempo.
Ciò può avvenire solo con una Chiesa in uscita verso le comunità e i territori come don Carlo insegna. Anche per questo egli può rappresentare un faro, per illuminare le nuove rotte da avviare e percorrere.
In tale ottica la lotta contro l’usura condotta tenacemente dal Moranese, non solo tende a restituire una dignità, affrancandone dal giogo, ma assurge a una finalità pedagogica per la promozione umana. Prerogativa che travalica le contingenze dei tempi e fa del Moranese ora come allora un buon maestro.
L’intervento di Maria Greca Di Manna

In definitiva per De Cardona può a buon diritto evocarsi il termine di classismo pedagogico, per cui il riconoscimento dei diritti dei più poveri promana e rimanda all’insegnamento della Parola di Dio. Per ciò in un intervento conclusivo Maria Greca Di Manna pone l’accento proprio su tale carisma; per cui se il termine maestro deriva da magis, per la sua caratterizzazione alta, al ministero del maestro deve ricollegarsi anche il termine minus, per una sua attuazione bassa; ogni maestro, quindi, per essere veramente grande, deve farsi piccolo e mettersi al servizio degli altri. Egli non è dunque un influencer qualsiasi ma colui che si mette a servizio di chi ne abbia bisogno con una vita pregna di testimonianza.
Per tali motivi se l’impegno di De Cardona rimonta a tanti decenni orsono, resta attuale il suo retaggio. Sia perché le problematiche da lui affrontate non hanno trovato ancora e piena e adeguata attuazione. Sia perché le modalità di intervento suggerite sono perfettamente rispondenti alle dinamiche odierne. L’attualità del suo pensiero e della sua azione trovano riscontro nel primo documento di Leone XIV.
Recita l’Esortazione Apostolica Dilexi te che Dio sceglie i poveri. Di qui l’impegno concreto per essi.
Come non ritrovare una fedeltà mai venuta meno a tale impegno, nella vita di don Carlo De Cardona?
Giuseppe Longo
