Sabato 22 novembre 2025, una famiglia sudanese arriverà ad Acireale attraverso un corridoio umanitario attivato dalla Comunità di Sant’Egidio dalla Libia. Il loro arrivo rappresenta un impegno di solidarietà ma non solo: è l’esito di un percorso collettivo che la città ha scelto di intraprendere, assumendosi una responsabilità sociale e politica in un tempo segnato da guerre, migrazioni forzate e chiusure nazionali.
La storia di questa famiglia affonda le sue radici nella tragedia che da anni ormai travolge il Sudan, un Paese inghiottito da una delle crisi umanitarie più gravi del mondo. Da aprile 2023, quando sono esplosi nuovamente i combattimenti tra le Forze Armate Sudanesi e le Forze di Supporto Rapido, la violenza continua senza tregua.
Medici Senza Frontiere ha più volte denunciato l’entità della catastrofe. Con milioni di persone senza accesso a cure mediche, intere città devastate, civili colpiti indiscriminatamente, un sistema sanitario collassato. Secondo MSF, oltre 24 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari per sopravvivere. E 10,7 milioni sono state costrette ad abbandonare le proprie case, generando la più vasta crisi di sfollamento attuale. In questo scenario, restare, per le persone civili, è diventato impossibile.
La fuga in cerca di salvezza

Fuggire dal Sudan è ciò che molte persone sono state costrette a fare: famiglie intere hanno migrato per poter garantire ai propri figli una possibilità di salvezza, cercando rifugio in paesi limitrofi o tentando il viaggio della speranza verso l’Europa.
Come molti migranti oggi, la famiglia è passata dalla violenza della guerra alla violenza dei confini, trovandosi intrappolata in Libia. Per molti migranti, in particolare quelli provenienti dall’Africa centrale e sub-sahariana, la Libia rappresenta un luogo di abusi, estorsioni, detenzioni arbitrarie, mancanza di diritti. In un Paese che da anni vive instabilità e frammentazione, i migranti diventano bersaglio di un sistema di sfruttamento e brutalità. E senza canali legali di migrazione verso l’Europa rimangono esposti al pericolo delle rotte irregolari e del mare.
I corridoi umanitari offrono un ingresso sicuro e legale in Europa e un percorso strutturato di protezione, integrazione e autonomia. Il loro valore è profondamente politico, perché dimostrano che esiste un modo di gestire le migrazioni che non passa né dal ricatto né dalla violenza, ma da responsabilità condivisa e visione del futuro. Rappresentano un’alternativa potente, eppure fragile allo stesso tempo. I numeri delle persone che vi possono accedere sono bassi, ma impattano profondamente nella vita di chi riesce a partire.
La rete “Acireale abbraccia i corridoi umanitari”
Ad Acireale, questa visione ha preso forma due anni fa con la nascita della rete “Acireale abbraccia i corridoi umanitari”. Coordinata dalla Caritas diocesana, la rete ha coinvolto numerose realtà sociali e associative del territorio. Cioè gruppi scout e di cittadinanza attiva, organizzazioni ecclesiali, associazioni di volontariato, organismi di solidarietà e soccorso.

Per un anno e mezzo decine di volontarie e volontari si sono incontrati con regolarità per formarsi, per costruire relazioni, per prepararsi a un’accoglienza non solo dignitosa ma profondamente umana. La città è stata parte di questo percorso. Come dimostrato anche dalla partecipatissima proiezione del film The Old Oak, che ha radunato 450 persone in un momento di sensibilizzazione e sostegno concreto.
Ogni associazione della rete sta scegliendo di scommettersi per mettere a disposizione energie, tempo, competenze e soprattutto presenza: accompagnamento nella vita quotidiana, insegnamento della lingua, supporto scolastico, orientamento al lavoro, ascolto, vicinanza. Gesti piccoli ma decisivi per restituire stabilità a chi ha visto la propria vita spezzata.
Un impegno civico che parla di futuro
Il progetto non è soltanto un programma di accoglienza: è un impegno collettivo che punta all’autonomia e all’inserimento sociale, ma anche alla ricostruzione della fiducia, alla possibilità di sentirsi parte di una comunità. È un messaggio politico nel senso più alto del termine, perché indica la direzione di una città che sceglie di non voltarsi dall’altra parte, riconoscendo che esistono esistenze ferite che hanno bisogno di luoghi sicuri dove ricominciare.
Quando la famiglia sudanese arriverà ad Acireale, troverà una comunità che ha già iniziato a prepararsi molto prima del loro arrivo. Troverà porte aperte, mani tese e persone pronte a condividere un pezzo di strada. E forse, dopo anni di guerra, fuga e violenze, potrà finalmente guardare al futuro con la speranza concreta che una nuova vita sia possibile.
Rete Acireale abbraccia
i corridoi umanitari
