Scrivere di Padre Gabriele mi regala sempre un’emozione fortissima. Conobbi da bambino “il francescano che tradusse la Bibbia in cinese”, ne frequentai la casa (sua sorella Sarina, donna di rara bontà, paziente e disponibile sempre, assecondava la mia fresca passione per la filatelia: quanti francobolli da collezione in quelle lettere che il fratello le inviava da Hong Kong!), e, cresciutello, ebbi la possibilità di ascoltarlo spesso, Padre Gabriele, e di confessarmi con lui in occasione dei suoi sempre più rari contatti con il paese natio.
Da La Punta al Mondo / Gabriele, il francescano che tradusse la Bibbia in Cinese
San Giovanni La Punta, piccolo paese etneo, a quei tempi si può dire che avesse più chiese che case. La chiesetta di Ravanusa, tra queste, ad un tiro di schioppo dalla casa natia di Gabriele, era per Lui passaggio obbligato ogniqualvolta gli capitasse di ritornare a casa. Molte le chiese a San Giovanni la Punta, molti i sacerdoti che hanno lasciato il segno nella memoria di chi vi ha vissuto e vi vive. (Gabriele, appunto, ma anche don Gaetano Nicosia, missionario in oriente sulle orme di Gabriele). Testimone di fede, tra tanti sacerdoti, una donna, Lucia Mangano. Orsolina, Lucia ebbe in Gabriele il suo confessore e la guida spirituale, in un’ascesi mistica di cui Lucia ha lasciato tracce vivissime nella memoria dei puntesi e di quanti tra i puntesi amavano e amano frequentare il “collegio” di via Roma.
Da La Punta al Mondo / Convegno nel cinquantesimo anniversario della morte del beato Gabriele Allegra
Al beato Gabriele, a Lucia, Orsolina dichiarata venerabile, e a don Gaetano per il quale si attende l’avvio del processo di beatificazione, è stato intitolato un interessantissimo convegno “Dalla Punta al Mondo” che ha avuto luogo domenica scorsa nella chiesa Madre di San Giovanni La Punta. Dopo i saluti del sindaco di San Giovanni la Punta, Antonino Bellia, e dell’orsolina Giovanna Fazio, padre Domenico Cosentino, parroco della Matrice, visibilmente commosso, ha introdotto i lavori che avranno in Carmelo Mannino un valido coordinatore.
Da La Punta al mondo / L’intervento di Rosario Allegra, nipote del Beato Gabriele

“Io vi parlerò dello zio Gabriele – dice Rosario Allegra, nipote del Beato – così come l’ho conosciuto e come lo sto scoprendo attraverso le lettere che scriveva ai genitori, ai parenti, agli amici e ai puntesi. Sono certo che molti di voi, qui presenti, conservino delle lettere inviate da Padre Gabriele. Per la cronaca, dovete sapere che dopo la sua morte, avviata la causa di beatificazione, sono state raccolte dai vari destinatari circa settemila lettere, suddivise in 36 volumetti. Padre Gabriele scriveva a tutti: chiunque gli chiedesse un consiglio non rimaneva senza risposta. Sebbene il Beato abbia vissuto a La Punta solo fino all’età di undici anni, non ne ha mai dimenticato le radici. In ogni lettera ai genitori chiedeva notizie di parenti, amici e di tutto quello che succedeva in paese.
La Bibbia tradotta in Cinese, il miracolo di padre Gabriele
“Mi ricordo che ogni volta che tornava a casa della madre era un vero pellegrinaggio: per tutti aveva un sorriso, una parola dolce o un conforto. Amava il silenzio e preferiva visitare i malati, gli anziani e le persone sole. Ha ricevuto tanto, ma ha ricambiato immensamente. Nelle sue memorie ha lasciato una testimonianza commovente, affermando che la traduzione della Scrittura è stata resa possibile anche grazie alle preghiere di tante anime buone del paese. E aggiungo io, che la famiglia del Beato è stata determinante per la sua crescita, per la sua santità, perché la sua famiglia era una famiglia di Santi”.
Da La Punta al Mondo / Il legame di Gabriele con padre Nicosia, le visite al lebbrosario
“Il suo lavoro non si limitava allo studio biblico: si dedicava instancabilmente all’apostolato, alla predicazione, alle confessioni e alle visite ai poveri. Persino le vacanze le trascorreva servendo nel lebbrosario diretto dal compaesano padre Gaetano Nicosia. Mi torna in mente un racconto dello zio: “Quando andavo a trovare quei poveri lebbrosi, nel lebbrosario tenuto dal mio caro amico Gaetano, il puzzo di carne fradicia si sentiva a un chilometro di distanza”.
Don Gaetano Nicosia e la sua gioia di essere utile agli altri nel ricordo del nipote Antonio
“Voglio parlare di mio zio – ha detto il nipote Antonio – a partire da tre nuclei principali: l’umiltà, la sua capacità di trasformazione della sofferenza e del dolore in servizio nei confronti dei più bisognosi, la sua capacità di organizzazione, anche in assenza totale di aiuti da parte di Terzi. Questi tre elementi gli hanno permesso di stare accanto ai lebbrosi e ai più bisognosi in maniera autentica e l’umiltà ha fatto sì che la sua vita fosse tutta vissuta all’insegna dell’obbedienza e della gioia di essere, in qualche modo, “utile” agli altri. Si è donato incondizionatamente, senza remore o resistenze”.
Camillo Barbagallo e la testimonianza di padre Gabriele su Lucia Mangano
Un contributo significativo è stato quello di Camillo Barbagallo che ha voluto sottolineare la grande considerazione che padre Gabriele aveva per l’orsolina Lucia Mangano e per l’esemplarità della sua vita al punto da manifestare il desiderio di tracciarne un profilo. Cosa che fece il 24 aprile del 1955 mentre si trovava a Gerusalemme: “A gloria di Gesù Nostro Signore e della sua immacolata Madre. Metto in iscritto alcune memorie personali che riguardano la serafica Vergine Lucia Mangano. Sono pochi e umili fiori di campo, cosa ben tenue di fronte alla testimonianza di coloro che il suo segreto sapevano e che più da vicino ne ammirarono le virtù tanto solide quanto nascoste, fiori silvestri che con animo riconoscente depongono su quella candida tomba che domani, lo spero ardentemente, diverrà un affare di gloria e di propiziazione”.
L’intervento di Agata Motta anche nel ricordo del padre prof. Ignazio

“Rimestando fra le carte di mio padre, il prof. Ignazio Motta, che intrattenne rapporti epistolari e non solo, sia con P. Gabriele, che con don Gaetano, ho trovato una lettera, che
reca la data del 6 Agosto 2004, in cui don Gaetano, dopo aver scritto dei 2.000 battesimi a Pasqua, a Hong Kong e dei 200 a Macau, e della dura realtà della vita in un contesto politico che respinge il Cristo, scrive: “Coraggio…carissimo…sempre avanti nel nome del Signore… La Punta…un incanto di cielo…lei porti il suo contributo perché le anime dei puntesi siano salve. Spero, per infinita misericordia del Buon Dio, anche la mia. Nihil sum…è vero…ci creda…grazie. Saluti a tutta La Punta, a tutta l’Umanità. Amo Jesum ,amo animas, amo humanitatem. Bel trinomio, vero?”
Don Gaetano e padre Gabriele, due pilastri puntesi sui quali edificare un maestoso edificio
”Ma la bellezza delle anime di don Gaetano e di padre Gabriele sta proprio qua: nell’aver operato grandi cose attraverso ciò che può apparire insignificante e routinante, con la collaborazione di gente comune, di puntesi che sapevano, però, di avere due pilastri sui quali poter edificare un maestoso edificio. E voglio concludere, non me ne vogliate, con l’incipit di una relazione di mio padre, il prof. Ignazio, scritta il 4 dicembre del 1997, ricordando padre Gabriele: “Piccolo di statura fisica ma gigante nello spirito, raccolto nella persona, umile nel saio francescano, ogni volta che veniva a S. G. La Punta ci incontravamo e mi accoglieva col sorriso sulle labbra e con un abbraccio affettuosamente fraterno”.
Giovanni Lo Faro
