Con la presentazione dei dati dell’indagine svolta nei mesi scorsi, entra nel vivo l’iniziativa «Cantiere del dialogo», promosso dall’Ufficio diocesano per la pastorale dell’ecumenismo. Nel corso dell’incontro al Seminario Vescovile di Acireale, la docente IRC Caterina Vecchio ha illustrato i risultati della ricerca sul campo, nata con l’obiettivo di ascoltare i ragazzi del territorio attraverso dati concreti.
Cantiere del dialogo / Il metodo e lo strumento
La scelta metodologica del progetto è ricaduta sulla scheda numero 16 del sussidio «Per conoscere l’ebraismo». Uno strumento di lavoro nato dalla collaborazione tra la CEI e l’UCEI, presentato nel marzo 2023 e integrato nel novembre 2025. Tale scheda, ideata per spiegare il significato profondo di concetti complessi, è stata trasformata dall’Ufficio diocesano in un questionario di rilevazione strutturato in otto domande. La somministrazione è avvenuta sia in modalità digitale, tramite Google Moduli, sia in cartaceo, direttamente veicolata dai parroci ai giovani.
Il campione esaminato
L’indagine ha analizzato 264 risposte validamente raccolte, distribuite in 168 compilazioni online e 96 cartacee, tra giovani dai 12 ai 18 anni. La mappatura ha evidenziato una presenza ecclesiale suddivisa tra il 49% di cresimandi, il 30% di partecipanti ai gruppi giovani e giovanissimi. E il restante 21% proveniente dai percorsi di post-cresima o altre associazioni. Il questionario ha coinvolto inoltre un campione di studenti delle scuole secondarie.
I punti di forza emersi 
Gli esiti dell’indagine hanno delineato un quadro decisamente positivo, mostrando un certo superamento dei vecchi stereotipi. Il 96% dei ragazzi ha riconosciuto con chiarezza la matrice ebraica di Gesù e degli Apostoli. Il 78% ha identificato correttamente l’antisemitismo come un pregiudizio razziale.
Risposte incoraggianti si sono registrate anche sulla comprensione dei riti e delle festività. Oltre l’80% ha individuato lo Shabbat come il giorno di riposo consacrato al Signore e il 79% ha riconosciuto nella Pasqua ebraica la memoria della liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Quasi tutti i giovani, inoltre, hanno distinto chiaramente il concetto di cittadinanza da quello di appartenenza confessionale. Associando il termine “israeliano” al cittadino dello Stato d’Israele e non alla religione.
Le criticità rilevate
Tuttavia sono emersi alcuni limiti che hanno indicato la strada per i successivi interventi educativi. L’analisi ha rivelato la tendenza a guardare all’ebraismo come a una realtà confinata al passato biblico, faticando a percepirne la dimensione viva e contemporanea. Incertezze sono emerse anche sul termine “giudeo”, dove l’accostamento errato alla figura dell’apostolo Giuda ha rischiato di trascinare con sé un’antica accezione negativa legata al concetto di tradimento. Punti ciechi anche nella memoria locale. Meno della metà dei giovani sapeva che la Sicilia aveva ospitato una fiorente comunità ebraica prima dell’espulsione del 1492.
Un cantiere aperto verso il futuro
Questi primi dati non sono un traguardo, ma un punto di partenza e come ha ricordato la professoressa Caterina Vecchio, il quadro positivo è anche il frutto del lavoro svolto quotidianamente nelle ore di Religione a scuola e nei percorsi di catechesi. Contesti in cui il confronto diventa un’autentica palestra di vita. La straordinaria sinergia emersa tra i diversi uffici diocesani dimostra che la strada intrapresa è quella giusta.
Questo primo esperimento punterà infatti ad allargarsi a un campione ancora più ampio, trasformando il «Cantiere del dialogo» in un laboratorio permanente. Il lavoro non si chiude con la semplice pubblicazione di un report, ma continuerà a costruire ponti tra la Chiesa, la scuola e le realtà educative del territorio. Educando i giovani a vedere nella diversità interreligiosa non una barriera, ma una promessa di arricchimento reciproco.
Barbara Messina
