Diocesi / La parrocchia di Castello – Fiumefreddo accoglie un calice e una patena dall’Iraq

In un mondo in cui si studia la storia per non commettere gli errori del passato, vediamo ogni giorno atrocità e orrori attorno a noi. La libertà che viviamo in Occidente, in altre parti del mondo è difficile da riscontrare e lo notiamo con la guerra che in questo momento sta minacciando l’Europa.

Calice e patena dall’Iraq

Con questo spirito la comunità della parrocchia Maria SS. Del Rosario in Castello, Fiumefreddo di Sicilia, ha deciso di aprire le proprie porte e accogliere un calice e una patena. Questi comuni oggetti sacri usati nelle celebrazioni eucaristiche hanno una particolarità e una storia molto forte alle spalle: provengono dall’Iraq e in particolare dalla Basilica di Al-Thaira (Immacolata Concezione) a Qaraqosh, città della Piana di Ninive, la più grande chiesa siro-cattolica del Medio Oriente.

L’edificio di culto fu gravemente danneggiato dai jihadisti dell’ISIS che dall’agosto 2014 all’ottobre 2016 profanarono gli altari, adibirono il cortile a poligono di tiro, mutilarono le statue mariane, distrussero le icone di Cristo. E, prima della loro fuga, diedero fuoco a monili, manoscritti e libri di preghiera. Il tetto della chiesa rimase danneggiato dal fuoco e la torre dell’orologio distrutta con la dinamite.calice e patena dall'Iraq

Calice e patena dall’Iraq scampati alla distruzione

Nel calice esposto nella chiesa di “Castello”, fino al 27 febbraio, è possibile vedere un foro causato da un proiettile. Questo è solo un esempio di ciò che in questi anni la comunità cristiana in Asia ha dovuto subire da estremisti, ribelli e oppositori.

In Iraq attualmente si contano circa 250.000 cristiani, invece nel 2003 erano circa 1,3 milioni. In questa situazione più che mai torna in mente la figura di San Paolo, che da persecutore dei cristiani, divenne evangelizzatore prima e perseguitato poi. Diveniamo evangelizzatori, abbattiamo i pregiudizi e tendiamo il nostro cuore a chi, purtroppo, è impossibilitato a farlo. A chi è perseguitato, a chi non è fortunato e libero come noi.

Giuseppe Samuele Rizzo

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