Domenica della misericordia / Papa Francesco nel centenario del genocidio armeno: “Ricordare per non ricadere in simili orrori”

Tra il 1915 ed il 1916 si consumava la tragedia della deportazione e del massacro degli armeni, ad opera dell’Impero Ottomano. “Il primo genocidio del XX secolo”, lo ha definito Papa Francesco nel corso di una solenne liturgia celebrata domenica 12 aprile nella ricorrenza dei cento anni da tali tragici eventi. I primi arresti tra le famiglie armene più in vista di Costantinopoli vennero infatti effettuati nella notte tra il 23 ed il 24 aprile 1915. Nell’arco di un mese, più di mille intellettuali armeni furono deportati verso  l’interno dell’Anatolia. Moltissimi morirono per gli stenti e le fatiche della marcia forzata, soprattutto i bambini ed i più deboli fisicamente, ma tantissimi altri vennero barbaramente massacrati lungo la strada dal governo dei “Giovani Turchi”. Un milione e mezzo circa di persone vennero così sterminate.

Papa Francesco con il Patriarca armeno Karekin II durante la celebrazione in San Pietro
Papa Francesco con il Patriarca armeno Karekin II durante la celebrazione in San Pietro

Alla celebrazione hanno partecipato il presidente dell’Armenia Serž Sargsyan, il Patriarca di tutti gli armeni Karekin II, numerosi vescovi armeni ed una folta rappresentanza del popolo armeno. Nel corso del rito, nella domenica detta “della misericordia”, il Papa ha inoltre proclamato dottore della Chiesa san Gregorio di Narek, fondatore della Chiesa apostolica armena e patrono della nazione caucasica. Durante il “genocidio degli armeni”, seguito pochi anni dopo dalle stragi del nazismo e dello stalinismo, “furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi”, ha sottolineato Papa Francesco. “Anche oggi – ha aggiunto il Papa – stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva.” Usa parole forti, il Santo Padre, durante l’omelia, facendo riferimento alla situazione attuale di tante parti del mondo, in cui tanti vengono massacrati e uccisi per il solo fatto di essere cristiani: “Sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente. Sembra che l’entusiasmo sorto alla fine della seconda guerra mondiale stia scomparendo e dissolvendosi. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore.”

Civili armeni deportati nell'aprile del 1915
Civili armeni deportati nell’aprile del 1915

E poi, a conclusione della celebrazione, il Papa ha consegnato agli armeni un messaggio dedicato al centenario del genocidio: “Fare memoria di quanto accaduto è doveroso non solo per il popolo armeno e per la Chiesa universale, ma per l’intera famiglia umana, perché il monito che viene da questa tragedia ci liberi dal ricadere in simili orrori, che offendono Dio e la dignità umana.” Il messaggio contiene pure un appello rivolto ai governanti di tutto il mondo: “Tutti coloro che sono posti a capo delle nazioni e delle Organizzazioni internazionali sono chiamati ad opporsi a tali crimini con ferma responsabilità, senza cedere ad ambiguità e compromessi”.

Le parole di Papa Francesco hanno suscitato pure una sorta di incidente diplomatico, dal momento che la Turchia non ha mai riconosciuto ufficialmente il cosiddetto “genocidio armeno”. Poche ore dopo, infatti, il governo turco ha convocato l’ambasciatore vaticano esprimendo “disappunto” per le parole del Sommo Pontefice, e nel pomeriggio ha richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede. Sono invece ben 22, in tutto il mondo, le nazioni che hanno riconosciuto il Genocidio armeno, tra cui anche l’Italia.

Nino De Maria

 

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