In un Paese che continua a investire meno della media europea nella formazione d’eccellenza, il tema della valorizzazione del dottorato di ricerca torna al centro del dibattito istituzionale. A rilanciarlo è la Società Italiana del Dottorato di Ricerca (Sidri). L’associazione, che opera a livello nazionale, è attualmente guidata dal presidente pro tempore prof. Antonio De Lucia. Costituita con l’obiettivo di rappresentare dottorandi e dottori di ricerca, la Sidri si propone di promuovere il pieno riconoscimento del più alto titolo di studio accademico previsto dall’ordinamento italiano.
Non si tratta semplicemente di una rivendicazione di categoria. La Sidri, dal canto suo, propone una visione in cui il “dottorato di ricerca” diviene strumento strategico, consono, pertanto, a rafforzare la capacità innovativa del Paese. Tra le altre prerogative, approntate in un ideale palinsesto, si evidenzia finanche la capacità di sostenere la competitività del sistema produttivo, nonché di contribuire al miglioramento della Pubblica Amministrazione e dell’Accademia italiana. E, in generale, si richiama l’attenzione sul sistema nazionale della ricerca.

L’associazione promuove, infatti, una cultura dell’alta formazione fondata sul riconoscimento delle competenze scientifiche e professionali. Skill maturate dai dottori di ricerca, considerati una risorsa essenziale per lo sviluppo economico, sociale e istituzionale dell’Italia.
Questa impostazione emerge distintamente, perfino, nello Statuto dell’associazione, che individua tra le proprie finalità il dialogo con le istituzioni. In più, in questo vademecum virtuoso, si segnala “il contributo all’elaborazione di proposte legislative, la promozione della qualità dei percorsi dottorali, il sostegno ai giovani ricercatori”. Si preordina, inoltre, nell’elencazione dell’indice, anche l’adeguamento dell’Italia ai principi della Carta europea dei ricercatori. De facto, la Sidri intende favorire la cooperazione nazionale e internazionale, promuovere iniziative di studio, divulgazione e confronto. Nonché è convinta di assecondare l’asset inerente alla valorizzazione del ruolo del dottore di ricerca, tanto nel settore pubblico quanto in quello privato.
Si riporta, a tal guisa, l’art. 2 dello Statuto dell’associazione Sidri
«La Società Italiana del Dottorato di Ricerca punta a portare la sua voce ad ogni livello del dibattito istituzionale italiano lavorando per il pieno adeguamento dell’Italia alla Carta europea dei ricercatori, riconoscendo loro come una parte vitale, importante forza lavoro delle Università pubbliche e private, degli istituti di istruzione superiore, dato il loro ruolo in ambienti di ricerca e insegnamento e nella sostenibilità e successo a lungo termine degli istituti di formazione avanzata e di eccellenza, in ambito nazionale ed internazionale. La Società Italiana del Dottorato di Ricerca ha lo scopo e finalità: fornire contributi a disegni, proposte e progetti di legge che possono interessare e valorizzare la professionalità del Dottore di Ricerca al fine di conseguire un impiego più qualificato nel lavoro pubblico e privato …».
Dalle finalità statutarie emerge con chiarezza come la Sidri persegua una missione di ampio respiro, orientata alla valorizzazione del dottorato di ricerca, quale leva strategica per lo sviluppo del Paese. In questa prospettiva, si inserisce anche l’iniziativa promossa negli ultimi mesi nei confronti del Governo. L’associazione ha, invero, convogliato il suo impegno per sollecitare l’approvazione della proposta di legge n. 1609, attualmente all’esame della VII Commissione Cultura, unitamente alla XI Commissione Lavoro della Camera dei deputati.
In ultimo, a sostegno del provvedimento legislativo, l’associazione ha altresì indirizzato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni. In essa, si chiede di accelerare l’acquisizione dei pareri ministeriali, necessari alla prosecuzione dell’iter parlamentare. La Sidri unanime ribadisce, infatti, “la convinzione che la riforma rappresenti un passaggio decisivo per il pieno riconoscimento del valore del dottorato di ricerca e delle competenze che esso esprime”.
«I dottori di ricerca sono una risorsa centrale e strategica per il sistema Paese. Sia a livello europeo, sia a livello nazionale, il valore del titolo di dottore di ricerca risulta in continua evoluzione. Dalla formazione dei ricercatori a quella di innovatori, capaci di irradiare e trasferire conoscenze, metodologie e competenze ad alto valore aggiunto nel tessuto socioeconomico». (Estratto dalla Relazione illustrativa alla proposta di legge A.C. 1609, Camera dei deputati, XIX Legislatura, 13 dicembre 2023).
Una riforma che guarda oltre il mondo accademico
Il cuore della proposta è semplice, ma al tempo stesso ambizioso. L’obiettivo è riconoscere che il “dottore di ricerca” non rappresenta esclusivamente un ricercatore universitario, bensì una figura di elevata qualificazione professionale. Il percorso dottorale consente, infatti, di acquisire competenze avanzate nella gestione di processi innovativi, nell’affrontare problemi complessi. Poi nel coordinamento di attività di ricerca e nel trasferimento delle conoscenze ai contesti pubblici e privati.
La proposta si fonda su un autentico cambio di paradigma, in virtù del quale il dottorato di ricerca cessa di essere considerato un titolo spendibile nel solo contesto accademico. E viene riconosciuto, quale espressione di un capitale umano altamente qualificato, capace di generare innovazione, sviluppo e valore aggiunto per l’intero sistema Paese.
Tre domande al consigliere nazionale della Sidri Luigi Di Cataldo

Per comprendere meglio le ragioni di questa impostazione, abbiamo rivolto tre domande al dott. Luigi Di Cataldo, componente del Consiglio nazionale dell’associazione.
Perché è ancora necessaria una legge per valorizzare il titolo di dottore di ricerca?
A distanza di oltre quarant’anni dall’istituzione del dottorato di ricerca in Italia, è ancora necessario un intervento normativo, per superare definitivamente una logica anacronistica, secondo cui l’alta formazione esaurirebbe la propria funzione nel solo ambito accademico. La mission di Sidri è creare tra i dottori e le dottoresse di ricerca un profondo senso di appartenenza e orgoglio nel possedere il più alto grado di istruzione in Italia. Riteniamo che queste figure siano una risorsa centrale e strategica per il sistema Paese, innovatori in grado di apportare valore, crescita e progresso.
È soprattutto nella Pubblica Amministrazione che emerge con maggiore evidenza questa criticità. Sebbene i requisiti per l’accesso ai ruoli di funzionario siano stati progressivamente innalzati, richiedendo il possesso del diploma di laurea, “il titolo di dottore di ricerca continua a non ricevere un adeguato riconoscimento”. Questo deficit si manifesta, in particolare, nei percorsi di accesso dall’esterno, nelle “progressioni verticali” e nel “conferimento di incarichi di responsabilità”. Non riusciamo a valorizzare pienamente queste figure, disperdendo competenze, capacità di problem solving e rigore scientifico che dovrebbero, invece, essere messe al servizio della collettività.
Quale cambiamento concreto produrrebbe l’approvazione della proposta di legge?
La proposta di legge presenta un doppio binario di intervento. Innanzitutto, mira ad aggiornare i meccanismi di reclutamento statale, garantendo una maggiore valorizzazione del titolo nelle fasi concorsuali per l’accesso alle posizioni dirigenziali della pubblica amministrazione.
Tutto ciò permetterebbe di “innestare nella macchina statale professionisti di eccellenza”, capaci di migliorare i processi organizzativi e la misurazione dei risultati. Sul fronte universitario, la legge introduce correttivi che riteniamo importanti, il cui scopo è riconoscere la piena dignità accademica a chi già svolge attività didattica. E vincolare gli atenei a programmare percorsi di stabilizzazione più certi, strutturati e garantiti per i ricercatori. Infine, dal punto di vista previdenziale a tutela di dottori e dottoresse di ricerca, l’obiettivo è rafforzare il sistema di welfare, riconoscendo il periodo di formazione come una vera e propria esperienza professionale. Sono riforme mirate che ambiscono a elevare gli standard e ridimensionare la precarietà.
Qual è la visione della Sidri per il futuro del dottorato di ricerca?
La visione di Sidri è quella di un’Italia che assuma l’alta formazione come asse portante, lavorando costantemente per il pieno adeguamento del nostro Paese alla Carta europea dei ricercatori. Per noi, la piena valorizzazione di dottori e dottoresse di ricerca è un’iniziativa di rilevante interesse strategico, per il futuro di una qualificata specializzazione in Italia. Oltre a sollecitare una rapida approvazione delle riforme attualmente in discussione in Parlamento, affinché questi princìpi di “autorevole e auspicata” valorizzazione diventino presto realtà, la nostra associazione si pone come interlocutore, efficace e proattivo, in ogni livello del dibattito istituzionale. Guardiamo a un futuro in cui le dottoresse e i dottori di ricerca operino a pieno titolo come innovatori, “costituendo il nucleo della futura classe dirigente italiana, anche nel mondo delle imprese”.
Riteniamo indispensabile che le istituzioni rafforzino ulteriormente il riconoscimento del titolo di dottorato di ricerca. Trasformandolo in un motore per sostenere in modo strutturale la competitività, la crescita e lo sviluppo del Paese».
Conclusioni
In chiosa, la proposta di legge n. 1609 rappresenta molto più di un semplice intervento tecnico sul sistema del dottorato di ricerca. Essa si inserisce in una visione più ampia, che riconosce nell’alta formazione uno dei principali motori per la crescita economica e civile, la modernizzazione e la competitività del Paese. In questa prospettiva, la Sidri intende continuare a svolgere un ruolo di interlocutore autorevole nei confronti delle istituzioni. Affinché il riconoscimento del titolo di dottore di ricerca si traduca in un’effettiva valorizzazione delle competenze maturate. La sfida, in definitiva, è costruire un sistema nel quale dottori e dottoresse di ricerca possano contribuire pienamente allo sviluppo dell’Italia, mettendo il proprio patrimonio di conoscenze al servizio della Pubblica Amministrazione, dell’Università, delle Imprese e, in lato sensu, della Società.
Luisa Trovato
