Economia / Draghi fonda Rhine Group, aiuto e visione per le startup europee

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Draghi fonda Rhine Group

Mario Draghi fonda Rhine Group, ambizioso tentativo di aiutare l’Europa a non perdere le sue aziende più innovative. Per farlo ha lanciato, insieme a Patrick Collison, cofondatore della società di pagamenti Stripe, una nuova organizzazione non profit che punta a rendere l’Europa più competitiva.

L’idea di partenza di Draghi per Rhine Group

In Europa nascono molte buone idee e startup, ma quando queste aziende iniziano a crescere davvero ,spesso non trovano abbastanza investimenti e opportunità per diventare grandi. E così finiscono per cercare capitali, investitori e possibilità di crescita soprattutto negli Stati Uniti.

Il problema viene riassunto dal gruppo con una frase molto chiara: «L’Europa produce i fondatori, l’America mantiene le aziende».In pratica, l’Europa forma imprenditori, ricercatori e talenti capaci di creare aziende innovative. Ma è l’America che, più spesso, offre alle loro imprese i soldi e le condizioni necessarie per crescere fino a diventare grandi aziende internazionali.

Il team del progetto

Attorno a Mario Draghi,che fonda Rhine Group, e Patrick Collison si sono riuniti alcuni dei nomi più importanti dell’economia e della tecnologia europea.Tra questi ci sono Daniel Ek, fondatore di Spotify, Demis Hassabis di Google DeepMind, Uğur Şahin, co-fondatore di BioNTech, e John Elkann. Del gruppo fanno parte anche gli italiani Andrea Pignataro, Lucrezia Reichlin, Francesco Giavazzi e Francesco Decarolis.

Il problema dei soldi 

Secondo il Rhine Group, uno dei principali problemi è che l’Europa è ancora troppo divisa. Una startup che vuole crescere deve confrontarsi con regole diverse, mercati finanziari separati e procedure burocratiche che virano da uno Stato all’altro. Questo rende più difficile attrarre grandi investimenti.Per questo il primo obiettivo è creare un vero mercato unico dei capitali. Significa, in parole semplici, rendere più facile per un’azienda europea trovare investitori e raccogliere finanziamenti in tutta Europa.

E della burocrazia

Il secondo punto riguarda la burocrazia. Il gruppo propone un «28° regime», cioè un insieme di regole comuni che le aziende potrebbero scegliere di utilizzare per operare in diversi Paesi europei senza doversi adattare ogni volta a normative completamente diverse.Il terzo obiettivo è investire nelle tecnologie del futuro, come l’intelligenza artificiale e le biotecnologie. Secondo quanto riportato da Gabriella Rocco su Italian.Tech, il progetto nasce con l’obiettivo di affrontare uno dei principali problemi dell’economia europea: la difficoltà di trasformare startup e idee innovative in grandi aziende capaci di competere a livello globale.

«Il declino è una scelta»

Il messaggio lanciato da Draghi e dagli altri membri del gruppo è netto. L’Europa, secondo loro, non è destinata inevitabilmente a perdere terreno rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.Ma per tornare competitiva deve cambiare alcune delle sue regole e investire di più nelle aziende e nelle tecnologie strategiche.Per questo il manifesto del gruppo si chiude con un messaggio che è anche il cuore del progetto: «Il declino è una scelta».

Sveva Adele Scocco