Editoriale / Noi uomini di oggi condizionati come i cani di Pavlov

Viviamo in una realtà quotidiana piena di odio e violenza. Siamo tutti vittime dei grandi poteri economici che vogliono farci credere che la guerra e la vedetta siano l’unico strumento necessario. E per far ciò ci bombardano con continue e costanti immagini di brutalità, telegiornali, speciali talk show dove teatralmente si realizzano ricostruzioni di omicidi, di stragi al fine di costruire in ognuno di noi il ricordo che diventerà memoria dell’odio e della vendetta.
Magistralmente si strumentalizza una cultura, senza ricordare che i terroristi vengono abilmente scelti fra le personalità più deboli, sole e disturbate, di determinate società, al fine di usare, e sottolineo usare, il nome di Allah  per uccidere.
Dove Allah o Dio, che dir si voglia, sono Amore e non odiano.corr noi uomini.
Ma è semplice come fu con le crociate, utilizzare la religione, perché culturalmente intoccabile e frutto della libera scelta dell’individuo per condizionare le masse al solo scopo di vendere armi. Ma per far ciò non si può certo dire la verità, ma deve usarsi una scusa per creare rancore e cosa c’è di meglio per chi muove le fila del mondo terreno che creare il panico e un clima di paura ed odio uccidendo innocenti bambini, donne, uomini mentre si sorseggia un caffe e si decide come far si che il popolo si condizioni, come il cane di Pavlov, al male ed al terrore.
Dovremmo tutti fermarci un istante e capire che non siamo immortali.
Che grazie al nostro esser diventati burattini abbiamo permesso di distruggere la nostra terra, la Sicilia, permettendo la costruzione di dispositivi che controllino strumentazioni altamente tecnologiche, che erano state vietate da tutti gli organi della magistratura ma che nonostante tutto sono attive e incuranti dei divieti della magistratura, con la consapevolezza di esserci condannati a morte, perché è noto che le radiazioni prodotte causano il cancro (tant’è vero che in altri stati sono piazzati in pieno deserto), che siamo diventati un bersaglio, e stiamo in silenzio ed accettiamo, invece di scendere in piazza e difendere la nostra vita, quella dei nostri figli e di impossibili nipoti.
Invece siamo ottimi cani di Pavlov pronti ad odiare. A pensare a raggiungere il successo ad ogni costo, di non avere un attimo di tregua, perché è imperativa solo la produzione.
Si, è proprio così, quanti ricordano come solo 40 anni fa la domenica quasi tutti i negozi chiusi, solo pochissimi erano aperti mezza giornata.
Le famiglie trascorrevano la domenica tutti riuniti intorno ad un tavolo per mangiare e discutere. Tutto ciò permetteva di far crescere una famiglia, attraverso l’incontro ed il confronto.
Oggi invece la domenica come brave formichine ci dirigiamo verso il grande formicaio del centro commerciale.
Dobbiamo svegliarci e capire che l’unico scopo della vita è vivere, con amore ed armonia, senza aspettare di capirlo solo quando o le persone a noi care o ancor peggio noi stessi siamo posti difronte ad una nefasta diagnosi e con la consapevolezza della fine e solo allora capiamo la vera essenza della vita e cambiamo le priorità.
Dovremmo ringraziare Dio o Allah (chiamatelo come volete) per il dono della vita e viverla con dignità ed amore.
Le persecuzioni, le stragi vanno ricordate si, ma non per aumentare il rancore come purtroppo spesso, per non dire sempre si fa, bensì per evitare gli errori commessi in passato, per non ricommetterli perché le tragedie greche ce lo insegnano, non è cambiato nulla, se non le tecnologie, ma tutto si ripete.
Tutti noi oggi siamo uguali agli uomini che hanno permesso l’uccisione di Cristo, ci giriamo dall’altra parte, lavandocene le mani, pensando che non possiamo certo noi cambiare le cose.
È proprio qui lo sbaglio e Madre Teresa ce lo insegna “quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”.

Marinella Coco