Eremo Sant’Anna / Gioiello delle Aci incastonato nel verde da valorizzare

Nel 1776 un viaggiatore francese, Jean-Marie Roland de la Platière, economista e futuro ministro degli interni sotto Luigi XVI, si rammarica di non trovare più il famoso Aci che scorreva di fronte all’eremo di Sant’Anna e che qualche lava tanto barbara quanto il Ciclope, avrà di nuovo distrutto. Egli, nel ricordare di essere stato gentilmente ospitato dagli eremiti, rimane estasiato davanti allo stupendo panorama  che scorge dall’alto, immerso nel bosco che, secondo la sua descrizione, arrivava sino alle porte di Aci.
Roland de la Platière parla di 15 eremiti e li descrive come uomini vigorosi che dissodano i campi, cardano, filano e tessono la lana, lavorano il legno e usano il tornio.

Il primo nucleo dell’Eremo Sant’Anna, nel cuore delle Aci

In un atto del notaio Francesco Rossi di Aci S. Antonio e S. Filippo si fa menzione di una chiesetta, dedicata a Sant’ Anna, che sorgeva nel quartiere di Aci San Filippo.
Nel Menologio dell’eremo, un manoscritto opera di uno dei primi eremiti, fra Andrea Musumeci di Acireale, si legge che nel 1740, il fondatore dell’eremo, fra Rosario Campione, e padre Mariano Patanè si recarono in quel luogo dove vivevano due eremiti, fra Mario Finocchiaro e fra Giuseppe Piscitelli, e ivi trovarono una piccola chiesa, povera e sprovveduta di tutto, coperta dell’ellera di dentro e di fuori, con una o due camerette più povere della stessa chiesa ed in malissimo arnese.

Frate Rosario Campione Aci San Filippo
Eremita, in una foto tratta dalla rivista Emporium

Grazie alla generosità del can. Mario Finocchiaro, ciantro della Collegiata di Aci S. Filippo, che nel 1744 aveva donato al Campione un appezzamento di terreno, cominciarono a sorgere altre celle attorno a quella chiesa. Vi furono altre donazioni: anche i principi di Campofiorito, secondo mons. Salvatore Bella, contribuirono largamente alla costruzione dell’eremo. I lavori, ultimati nel 1756, furono eseguiti dagli eremiti, che nel frattempo avevano seguito il Campione, sotto la guida di due murifabbri di Aci Sant’Antonio: Alfio Grasso e il figlio Concetto, che nel 1761 divenne anch’esso eremita, prendendo il nome di fra Arcangelo.

Il fondatore dell’Eremo Sant’Anna nel cuore delle Aci: fra’ Rosario Campione

Dell’eremo di Sant’ Anna parla il can. Giuseppe Recupero, nella sua Storia naturale e generale dell’Etna (1815). Io non posso impedirmi di far menzione di una chiesa che sorge sopra Aci S. Filippo col titolo di Sant’ Anna, la quale, quantunque circondata da folta selva di querce, non lascia di essere in un luogo molto elevato ed ameno. Perché domina le sottoposte campagne, donde si gode una deliziosa ed ampia prospettiva.

L’anno 1734 ritirossi in essa un uomo molto divoto, vestito con abito eremitico, che chiamatasi fra Giuseppe Piscitelli della città di Cerreto, del regno di Napoli. Menò quivi esso una vita esemplare sino all’anno 1740, in cui si chiamò frate Rosario Campione, allora romito della chiesa di Loreto, vicino alla città di Acireale.
Nel settembre del 1904, sulla rivista Emporium apparve un articolo,  Luoghi romiti: su e giù per il Bosco Etneo di Giovanni Paternò Castello, all’interno del quale si parlava dell’Eremo di Sant’ Anna.

eremo sant'anna panorama aci
Dall’Eremo la vista spazia fino al mare

Perla delle Aci / L’Eremo Sant’Anna solitario e pittoresco

Ed ora veniamo all’Eremo di Sant’Anna, al luogo solitario per eccellenza e pittoresco quant’altro mai. La strada che da Valverde vi conduce non è che un continuo succedersi di vedute superbe e d’orridi meravigliosi. Elci e querci dapertutto, abbarbicate tra gl’interstizii di massi erratici di cui son formate le colline a destra e a sinistra della via. Se via si può chiamare un sentiero scosceso e petroso difficile sinanco ai pedoni, ma che rende ancor più solitario il luogo. La posizione dell’eremo è incantevole. Dalla terrazza della chiesa si gode d’uno splendido orizzonte! I paesi di S.Filippo, Aci-Catena, Aci-Reale, S.Lucia e Platani distesi gai e ridenti tra il nero d’una vegetazione tropicale sembrano candidissime macchie di neve.

In fondo Capo Mulini s’allunga nel mare con la vigile torre di Sant’Anna, ancora pronta a segnalare i corsari. A sinistra Taormina, cui sovrasta la rupe di Mola sempre circonfusa di nubi, rispecchia mollemente nell’onde. A tergo, l’Etna maestoso, la montagna dei Ciclopi, che domina con la sua vetta e terra e mare. E come sfondo al quadro laggiù, di faccia, a mezzogiorno il mare Jonio, il più azzurro dei mari. E le lontanissime montagne della costa calabra, che a guisa di sbiadite nuvolette s’intravedono appena tra gli strati atmosferici. Luogo più acconcio per rimaner l’uomo estatico al cospetto dell’opera divina, il fondatore dell’eremo non poteva trovare.

Un gioiello da valorizzare

Da qualche anno, grazie all’ostinazione di padre Alessandro Di Stefano, oggi decano nella Basilica di San Sebastiano, e alla fine diplomazia dell’allora arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, la Curia Vescovile di Acireale detiene la proprietà dell’eremo, di recente restaurato. Sarebbe auspicabile, a nostro modesto avviso, che si pensasse seriamente alla definitiva valorizzazione e fruizione dell’eremo: la sua posizione, la bellezza della chiesa (il regista Alberto Lattuada vi ha girato alcune scene del suo film Don Giovanni in Sicilia), lo rendono unico in tutta la Sicilia. Auguriamoci che Aci Catena, tanto per cambiare, non perda anche questa occasione.

 Mario Patanè

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