Etna Doc / Imbottigliamento vini 2025: avanti i bianchi, sprint dei rosati

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Vini imbottigliati

Le bottiglie di vino della denominazione Etna Doc aumentano nel 2025 segnando un sorpasso sull’anno precedente del 6,27%. I nuovi dati diffusi dal Consorzio tutela dei vini Etna Doc mostrano una dinamicità ed evoluzione del settore vinicolo etneo.
In testa troviamo l’Etna Bianco, mentre si riduce sensibilmente il numero di bottiglie di Etna Rosso e il divario tra le due tipologie di vini.
Interessante è il dato dell’Etna Rosato, di nuovo in salita con un netto 87% in più dopo un anno di contrazione nel 2024.

Infine, gli spumanti Etna Doc che superano da soli le 300mila bottiglie, una tipologia molto apprezzata anche dai mercati esteri. Dati importanti quelli dell’Etna Doc che confermano un trend strutturale positivo. Il 2026 sarà un anno cruciale per l’Italia. Le aziende vinicole dovranno come sempre difendere margini e riposizionamento. La ridefinizione degli equilibri tra domanda e offerta dipenderà dalle regolamentazioni europee, dai temuti dazi, i dealcolati, dal clima e i suoi mutamenti.Bottiglie di vino

Si attende il passaggio alla Denominazione di origine controllata e garantita (Docg)

Il Consorzio tutela dei vini Etna Doc attende ora il passaggio alla Denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e quello appena iniziato potrebbe essere l’anno giusto.
>>“La nostra forza – commenta il presidente del Consorzio Francesco Cambria – sta nell’aver costruito nel tempo un sistema fondato sulla qualità, reputazione e strategia condivisa”.
>>La comunità dei produttori di vino sull’Etna è caratterizzata soprattutto da piccole e medie realtà, con appezzamenti di vigna che non superano spesso i tre ettari. Sempre in crescita è il numero di giovani imprenditori che con passione e tenacia si cimentano nel mondo del vino etneo.

A dare maggiore spinta al comparto sono le storiche aziende con la loro lungimiranza e professionalità. Un’area vinicola, quella dell’Etna Doc, di poco più di mille ettari quasi interamente a conduzione biologica, segnata da oltre 130 contrade, cinque versanti, vigne secolari e nuovi impianti,  che punta a raggiungere la soglia delle 6 milioni di bottiglie nei i prossimi anni. <br class=”yoast-text-mark” />>Sul calo dei rossi e l’avanzata dei bianchi si è espresso il direttore del Consorzio: “La flessione temporanea dell’Etna Rosso – sottolinea Maurizio Lunetta – è legata a fattori agricoli. Mentre l’Etna Bianco aumenta perché sostenuta anche dall’entrata in produzione di nuovi impianti. Ci aspettiamo con i dati della vendemmia 2025 un aumento del rosso”.

Un vino di qualità è legato alla qualità dell’uvaVigna

L’entusiasmo per la crescita dell’imbottigliamento non deve distogliere la nostra attenzione da un interrogativo: si può crescere e produrre ancora vini interessanti e di qualità?
La risposta è sì. La qualità del vino è intrinsecamente legata alla qualità dell’uva che viene raccolta e nessun trucco in cantina può trasformare un’uva cattiva in un grande vino.
>Il Consorzio tutela dei vini Etna Doc è da tempo impegnato nel promuovere e coltivare buone pratiche anche collaborando con altri enti come l’Università di Catania con progetti come il Viva. E poi, con il passaggio alla Denominazione di origine controllata e garantita i controlli saranno più continui e oculati.

In economia, come sappiamo, una scalata può avere dei seri rischi e infrangere la reputazione di un settore. Un produttore può crescere con l’aiuto di investitori esterni e migliorare la sua azienda. Questa è una buona crescita: parlando di Etna, se tutti crescono cresce l’intera area e il suo vino assume dei tratti sempre più definiti e identitari.
>Se, invece, gli investimenti riguardano l’aumento dei volumi, l’acquisto di uve da altri areali vinicoli e un approccio più tecnologico in cantina, questa è una crescita negativa.

La denominazione Etna Doc nasce nel 1968, prima in Sicilia e tra le prime in Italia. Oggi parliamo di crescita “esplosiva”. La scintilla si è avuta con gli investimenti iniziali di storiche cantine del versante sud-est. Ma indubbiamente maggiore potenza si è avuta con la svolta commerciale promossa da alcuni produttori del versante nord, grazie alla quale i vini dell’Etna hanno raggiunto le classifiche nazionali e i mercati esteri.
Ma nulla, ancora, può essere paragonato ad alcune aree vinicole più note in Italia e al mondo.

Possiamo quindi affermare che stiamo assistendo alla nascita di una nuova regione vinicola? In parte è così. Accanto alla crescita del volume dell’imbottigliato, segno tangibile di redditività del settore, occorre una maggiore identità del vino etneo. Meno speculazione sui prezzi del vino e investimenti mirati sul territorio. Per favorire sempre di più un turismo meno elitario ma più esperienziale e accessibile a tutti.

Domenico Strano