Tutelare l’Etna e il suo patrimonio vitivinicolo costruendo un futuro più sostenibile. Il Consorzio ci crede e adesso il percorso inizia a rendersi concreto grazie ad una visione condivisa. A parlarcene è Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di tutela dei vini Etna Doc.
Il percorso che porterà al riconoscimento della certificazione rilasciata da Equalitas, standard di qualità nato per iniziativa di Federdoc e Unione italiana vini, durerà circa due anni. “La sostenibilità territoriale non riguarda solo il vigneto – spiega Maurizio Lunetta – ma abbraccia gli ambiti dell’ambiente, dell’economia e del sociale”.
Che cosa è la sostenibilità territoriale

La certificazione di sostenibilità territoriale è riconosciuta da Equalitas: si tratta di un protocollo dedicato a un intero ambito geografico, a una denominazione d’origine (DOC, DOCG, IGT) o a un consorzio di tutela vitivinicolo. Un approccio integrato che abbraccia gli ambiti ambientale, economico e sociale. La sostenibilità territoriale è promossa, tra l’altro, a livello globale dall’Agenda 2030 dell’Onu. Al centro solo buone pratiche.
“Il Consorzio – commenta Maurizio Lunetta – sarà impegnato per due anni in un percorso che ci consentirà di avere una visione sostenibile di tutto il comparto vitivinicolo che andrà a beneficio soprattutto delle generazioni future”. Il protocollo pone un numero elevato di requisiti ambientali, come la biodiversità, la misurazione dell’impronta carbonica e dell’impronta idrica. E socio economici, come la verifica del rispetto delle libertà sindacali e delle pari opportunità. Inoltre, il protocollo, prevede anche il raggiungimento di obiettivi progressivi e la stesura di un bilancio di sostenibilità nel quale presentare e comunicare i risultati ottenuti.
Un percorso, più tappe
“Dopo lo standard Equalitas vogliamo continuare il percorso ottenendo come Consorzio le certificazioni ViVaSostein e Biodiversity friend”. Quest’ultima, sottolinea il direttore del Consorzio, “è un protocollo di certificazione molto particolare che ci valuta se siamo virtuosi nel conservare la biodiversità”.
Un altro obiettivo da raggiungere è il Carbon Footprint, un sistema che calcola e monitora le emissioni di CO2 derivanti dalla realizzazione delle bottiglie e del ciclo produttivo. Nel 2023 circa il 59% della superficie vitata dell’Etna Doc, si legge da una relazione del Consorzio, era in biologico. Con il pesante attacco di peronospora di quell’anno le stime si sono sensibilmente abbassate. Oggi con i suoi mille ettari vitati in biologico (poco più del 60%) l’Etna si conferma una delle denominazioni italiane con la più alta percentuale di superficie convertita alla viticoltura biologica.
Un territorio che fa scuola: Montepulciano
Il Consorzio di tutela dei vini Etna Doc è partner, in questo percorso, del Consorzio di tutela del Vino nobile di Montepulciano. Il Vino Nobile di Montepulciano nel 2022 diventa la prima denominazione italiana ad aver ricevuto il marchio di certificazione di sostenibilità secondo lo standard Equalitas. E nel 2015 il progetto della Carbon Footprint del Vino Nobile di Montepulciano un modello su scala nazionale. Quello dei vini dell’Etna potrebbe diventare il secondo consorzio a raggiungere la certificazione Equalitas.
Agli inizi degli anni novanta del secolo scorso, Montepulciano fu il primo centro vitivinicolo nazionale a beneficiare di una rete di stazioni meteorologiche installate su tutto l’areale di produzione per la rilevazione dei dati meteo. Sin da subito si rivelò uno strumento prezioso a favore delle aziende che permetteva di razionalizzare gli interventi di difesa fitosanitaria con la conseguente limitazione dell’utilizzo di presidi chimici.
Verso il riconoscimento della Docg
Il Consorzio di tutela dei vini dell’Etna Doc è già impegnato da qualche tempo al raggiungimento di un altro importante traguardo: la denominazione di origine controllata e garantita.
“Come sapevamo l’iter è lungo e occorrono molte firme. I piccoli produttori hanno bisogno di più tempo e ci stiamo lavorando. Confidiamo di portare a casa questo importante risultato senza dilungarci molto con i tempi”, annuncia Maurizio Lunetta.
Qualche dato, in chiusura di articolo, ci conferma lo stato di buona salute della denominazione Etna Doc. Vini bianchi e spumanti trainano il mercato. I calici si dividono oggi tra il 42,2% di Etna Rosso e il 40,3% di Etna Bianco. Seguiti da Etna Rosato (8,9%), Etna Spumante Bianco (4,4%), Etna Bianco Superiore (2,8%), Etna Spumante Rosato (0,9%) ed Etna Rosso Riserva (0,6%). Anche i viticoltori rivendicanti sono più che raddoppiati, passando da 202 nel 2012 a 509 nel 2025. E delle 157 aziende assoggettate all’Organo di Controllo dell’IRVO, ben 144 chiudono internamente l’intera filiera, dalla vinificazione all’imbottigliamento.
Domenico Strano
