Riflessione / Il tempo per un tuffo solitario, come il gabbiano Jonathan

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gabbiano volante sopra le acque

Scendo in spiaggia per il bagno dell’ultimo giorno dell’anno. Direte: ma sei in anticipo di due mesi! E no! Per me, non cade per San Silvestro. Che in fondo lo è da calendario solo per una convenzione; che se pur condivisa, ma al sottoscritto del tutto indifferente, non è uniforme nei 5 continenti; ma è… ondivago, perché per me ricorre l’ultima volta in cui riesco ancora a immergermi nelle onde dell’Jonio.

E’ l’ultimo bagno di mare a segnare a mio modo, la vera cesura con i giorni seguenti; uno iato con un rito da dover interrompere e che per molti mesi impone, controvoglia, se non un addio, un arrivederci.
D’altronde…“Nulla cambia a Capodanno”, cantava pure Bono Vox in A New Year’s Day degli U2. Ecco perché tutti gli anni, io li divido sempre e soltanto tra un prima e un dopo l’ultimo bagno di mare.gabbiani

A riva, mentre al largo una randa variopinta battuta dal vento segna la rotta di un cutter, mi attardo a seguirne il rollio sulle onde increspate e provo a tracciare una mia rotta che ripercorra i mesi passati.
Senza farmi sconti, un resumè di obiettivi raggiunti, insuccessi sofferti e nuovi orizzonti da esplorare.

Un quadro tratteggiato a tinte variabili e molti chiaroscuri; che contrasta con l’azzurro intenso del cielo sgombro di nuvole e il luccichio dei riverberi di luce occhieggianti tra la schiuma della risacca.
Pensieri che affiorano in un silenzio interrotto solo dal garrito dei gabbiani che fanno incetta di pesce. Forse già sazio, uno di loro lascia la compagine e plana dolcemente posandosi proprio accanto a me.
Ritto, rivolto all’orizzonte, immobile, pare abbia deciso di rendermi una compagnia discreta e silente.

Mi sovviene il gabbiano Jonathan e in qualche modo mi sento come lui; solo; l’unico a vista d’occhio, a tuffarmi ancora in questo mare di fine ottobre; che è forse il più suggestivo e perciò il più invitante. Per il suo colore, per il suo profumo e (dato non trascurabile) per la sua temperatura ancora godibile. Prima che con novembre, l’arrivo dell’autunno lo renda poi grigio, turbolento e pure un po’ freddino.gabbiano a costa

Nella scansione di una sequenza temporale che quadra sempre perché le stagioni 4 sono e 4 resteranno.
Evito di indulgere al luogo comune ma sempre più veritiero, che le mezze stagioni non esistono più e mentre un’onda più intraprendente delle altre si fa strada sui ciottoli e mi cinge tutt’intorno d’assedio, provo a impostare e fare quadrare il mio bilancio personale, del tempo trascorso con quello che verrà.

Ma i conti non tornano. Se le stagioni alla fine si compensano, ciò non può accadere nei miei computi. Per quanto ci si impegni, si rischia di far prevalere i rimpianti per il passato alle prospettive del futuro.
In una visione mondana, uno sforzo inutile; poichè destinato a un matematico e inevitabile insuccesso. Come bilanciare gli anni vissuti, con quelli attesi, per giunta ignoti, e comunque di numero inferiore.

Ma ciò non vale per il cristiano. Il buon ladrone dà un senso alla vita nelle ultime tre ore. E che senso! Per noi la testimonianza della Misericordia del Signore; per lui la chiave d’accesso diretto al Paradiso.

Comprendo così come le categorie temporali di passato e futuro assumono per i credenti profili vacui. Non è il raffronto tra la vita già trascorsa e quella a venire, a contare, ma come te la giochi ora per ora.

L'autore e il Mare Jonio
L’autore e il Mar Jonio

Ripenso al gabbiano Jonathan che rifugge dal mainstream dei sodali di stormo per una via individuale; all’inizio non compresa, se non osteggiata, che finisce poi per essere seguita come esempio e da guida.  E mi domando quanto ciò possa insegnarci in questi anni, in questi giorni in cui molti cristiani vivono una fede, o presumono di farlo, edulcorata, omologata al secolo e quindi tiepida, se non pure eretica.

Dopo avere banchettato a pochi metri dalla riva, lo stormo si innalza e si allontana; forse per sempre. Resta solo quell’ultimo gabbiano, solitario e libertario; che indugia sulla battigia, ancora vicino a me. Pare attendere che mi desti dai miei pensieri e faccia ciò per cui in fondo sono venuto e cioè bagnarmi.

Non posso deluderlo; mentre mi tuffo lo vedo spiccare il volo; in un istante, io sotto l’acqua, lui sopra.  Quando riemergo lo ritrovo già volteggiare in alto, da solo; distante da me … ma anche dal suo gruppo.  Che sia proprio il Gabbiano Jonathan…?

 Giuseppe Longo