Fattorie sociali / La rete tra volontariato e aziende in Sicilia

La realtà delle fattorie sociali è un fenomeno ormai radicato in terra di Sicilia, dove volontariato e terzo settore svolgono un ruolo fondamentale nel supporto all’inclusione ed alla coesione sociale. Salvatore Cacciola, presidente dell’associazione nazionale di agricoltura sociale, ci racconta la sua storia e quella delle fattorie sociali.

Come e quando è nato il progetto “fattorie sociali” in Sicilia?

La realtà delle fattorie sociali è nata 12 anni fa’. Noi siamo un’associazione che aggrega 120 cooperative e aziende, e che gestisce vari progetti. L’associazione è stata promossa da associazioni di volontariato e del terzo settore. Inizialmente si occupavano di temi quali la lotta alla dispersione scolastica. Noi abbiamo deciso di approcciarci a queste tematiche attraverso l’agricoltura. Per quei ragazzi che avevano difficoltà a seguire le lezioni e che erano più propensi al dinamismo e ad attività pratiche, abbiamo pensato di organizzare delle attività nelle aziende. Con la collaborazione delle scuole, la lotta alla dispersione scolastica era un percorso stimolante. C’è stato un passaggio intermedio con le attività delle fattorie didattiche, ma abbiamo deciso di concentrarci più sui temi dello svantaggio sociale. Noi utilizziamo un setting differente nel trattare queste tematiche: il contesto agricolo.

fattorie didattiche

Siamo una onlus nata nel 1995, con un lunga tradizione precedente di supporto a minori ed adolescenti: il “laboratorio mediterraneo” ad Acireale. Ci occupiamo di temi legati al disagio e alla prevenzione. Tra gli altri soci fondatori l’Associazione Italiana Educazione Sanitaria, che si occupa di temi sensibili quali l’educazione alimentare. Ma anche l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica e, inizialmente, anche Libera. Dopo questi primi passi, oggi siamo radicati nel territorio regionale e in tutte le province. L’attenzione all’agricoltura sociale è dovuta alla sua efficacia nell’inclusione e alle attività di supporto a terapie mediche. È un campo che offre una serie di opportunità per i soggetti in difficoltà, dall’inclusione, all’eventuale terapia dei soggetti interessati.

Come descriverebbe il suo percorso negli anni?

Da 45 anni mi occupo di volontariato, con una formazione dal mondo cattolico. Ho avuto varie partecipazioni ad associazioni di base, avendo un attenzione particolare (soprattutto negli anni 80) ai quartieri e all’edilizia popolare. La formazione solidaristica mi ha portato a conoscere varie realtà, come aziende psichiatriche, con le quali abbiamo fatto laboratori occupazionali e di inserimento sociale. Sono stato dirigente del comitato volontariato nazionale. Principalmente sono un sociologo dell’ASP. Negli ultimi 12 anni mi sono occupato di agricoltura sociale.

In cosa consiste l’agricoltura delle fattorie sociali in Sicilia?

È un insieme di pratiche e disponibilità di aziende agricole, che non producono solo beni alimentari ma aprono la propria azienda ai soggetti fragili, facendolo diventare un luogo di offerta di servizi di cura e di socialità. Si incontrano due mondi: quello della produzione agricola e il mondo dei servizi sociali. Non è più solo assistenza, ma è una possibilità di lavoro, di formazione e di supporto per gli individui fragili. Ogni azienda poi decide nello specifico di cosa occuparsi.

C’è qualche realtà che si indirizza principalmente all’inclusione dei migranti?

Ogni azienda sceglie un ruolo specifico. Per esempio, nella provincia di Ragusa la cooperativa “Terra Matta” produce vino e ortaggi, e include diversi migranti, dandogli una possibilità di inclusione socio-lavorativa. Ma ci sono tante realtà anche nella provincia di Siracusa.

fattorie sociali

Un privato, come un ragazzo, potrebbe aiutare a livello di volontariato?

Si, compatibilmente con una corretta formazione e con le necessarie tutele assicurative. La nostra realtà accetta i volontari, con l’obiettivo di far diventare questa azione di volontariato una vera e propria attività lavorativa.

Come possono collaborare le aziende?

Diamo un anno di tempo di osservazione durante il quale le aziende vengono formate da noi stessi. Non siamo di quelle associazioni che accettano chiunque. La legge del 2015 sull’agricoltura sociale, da’ punti chiari da questo punto di vista. Noi sitiamo portando avanti una battaglia per un registro regionale e per una definizione ufficiale delle aziende che fanno agricoltura sociale. Chi vuole inserirsi in questo settore ha la possibilità di formazioni gratuite, di confronti con altre aziende e di una preparazione sul campo. In Sicilia ci sono tantissime opportunità da questo punto di vista. Il 29 di questo mese presenteremo uno dei progetti che sono stati approvati nell’ambito del piano di sviluppo rurale. Un progetto di cooperazione con aziende, scuole e associazioni di volontariato. Presenteremo un percorso di agricoltura sociale, dal turismo sociale , alle terapie, dall’orto cultura, alla didattica, all’educazione in università.

Dal punto di vista legislativo, secondo te lo stato fa abbastanza per incentivare e sostenere questo mondo dell’agricoltura sociale?

C’è una legge quadro nazionale. Le regioni avrebbero dovuto adeguarsi. Alcune lo hanno fatto, altre hanno legiferato prima dello stato. La nostra regione ha fatto pochino, ma ora si sta muovendo un poco di più. La parte propositiva si è conclusa, ora aspettiamo un decreto regionale su come iscriversi all’albo regionale, e che chiarisca le caratteristiche che un’azienda deve avere per essere considerata una fattoria sociale. Seppure con un certo ritardo, qualcosa si sta muovendo. La cosa interessante è che pur essendoci una certa lentezza regionale, comunque le realtà aziendali sono molto sensibili e attive da questo punto di vista.

Hai qualche progetto futuro, qualcosa che vorresti realizzare?

Sono presidente dell’associazione nazionale di agricoltura sociale. Un progetto futuro è lo sviluppo e la promozione dell’associazione in tutte le regioni. Un progetto più piccolo è la gestione di un bene confiscato alla mafia dove 15 ragazzi autistici hanno la possibilità di dimostrare di avere un’identità e capacità di essere cittadini con grandi abilità. Questi progetti non sono individuali, ma percorsi collettivi. I miei sogni sono sogni di gruppi di persone che condividono gli stessi valori e principi, che si muovono con determinazione.

Cosa fa un sociologo per l’ASP? Che mansioni svolge?

Io sono dirigente di un’unità operativa che si occupa di prevenzione e promozione della salute. Ci sono molti ambiti di occupazione per i sociologi che si occupano di vari temi come la sanità mentale, di tossicodipendenza o di sistemi informativi.

Christopher Scollo

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