Il titolo di vincitore del carro infiorato, alla “Festa dei fiori 2026” di Acireale è andato all’associazione culturale Urso con l’opera “Sogna… Ragazzo sogna“. Quindici prime preferenze tra i quindici giurati: un trionfo che ha il sapore del primato storico e che conferma come un successo del genere non possa mai essere casuale, bensì il risultato di una programmazione precisa, di trent’anni di passione e sacrifici spesi per raggiungere il gradino più alto del podio. Notti insonni, imprevisti inevitabili e sempre insidiosi che purtroppo fanno parte della giostra, dettagli infiniti: quanto lavoro nell’ombra.
Il carro infiorato vincitore dell’associazione culturale Urso
Un trionfo che probabilmente la stessa famiglia Urso non si sarebbe aspettata di ottenere, almeno non in queste dimensioni. Al di là del primato, l’associazione ha ottenuto i primi posti durante l’edizione della gara dei carri infiorati, contando ben 5 vittorie, convincendo la giuria nelle categorie tecniche disponibili: Primo Premio Assoluto, Premio per la Scultura e Modellatura, Premio per l’Illuminazione, Premio per i Movimenti e Premio per l’Impatto Scenico e Messaggio.

E’ il frutto dell’instancabile passione trasmessa da Giuseppe Urso verso il suo team, composto dal figlio Concetto Urso, direttore artistico, Davide Puglisi e Rocco Catania, che si sono occupati di luci ed effetti speciali, Daniel Guarrera, modellatore e creatore del progetto, l’altro figlio Francesco Urso, per i movimenti tecnici e infine, riguardo le finissime impostazioni Floreali, la compagna di una vita, Rosetta Camelia. Con loro, i fondamentali collaboratori come Andrea Ranieri, Francesco Cavallaro, Simone Trovato, David Mangiagli, Sebastiano Virgulto. Un’associazione che di fatto vive questa passione intramontabile da tre generazioni, con lo stesso entusiasmo e la stessa inevitabile fatica, risvolto di ogni medaglia al valore.
Il lavoro dietro la realizzazione di un carro vincente

Nel 2026, per diventare vincitore, si richiede oltremodo programmazione, passione e sacrificio, culminando in un’opera mozzafiato, come il carro infiorato. Per l’associazione culturale della famiglia Urso, i lavori erano iniziati otto mesi fa con il bozzetto cartaceo. In seguito, i fabbri hanno costruito lo “scheletro” in tubolari di ferro: una fase cruciale, poiché la struttura deve essere leggera ma solida per reggere tonnellate di meccanismi e fiori.
Per rendere i movimenti più fluidi, l’associazione ha adottato una tecnica innovativa, utilizzando qualcosa come 30.000 stuzzicadenti per sorreggere i garofani al posto dei classici chiodi. Successivamente l’associazione ha installato pistoni idraulici e motori elettrici. E’ un lavoro di precisione millimetrica, per evitare collisioni tra le parti mobili durante la sfilata. Sopra il ferro è stato applicato il polistirolo, scolpito a mano per modellare volti e decorazioni. Infine, sotto la “pelle” del carro, sono stati stesi chilometri di cavi: migliaia di luci che, posizionate strategicamente, creano sfumature cromatiche che cambiano colore a ritmo di musica, illuminando la notte.

Un futuro dedicato all’arte
Secondo l’associazione, il percorso per decretare ogni anno un carro infiorato vincitore, passa necessariamente da un cambio di prospettiva educativa. Non si tratterebbe della classica gita scolastica, ma di brevi immersioni di poche ore per osservare da vicino la nascita di un’opera. È un settore, spesso sottovalutato, e che ha bisogno di un ricambio generazionale. La vittoria, è stata racchiusa in un episodio emblematico avvenuto durante il circuito, nel quale, l’incontro con un bambino affascinato davanti all’opera. Vedere la passione già accesa in uno sguardo così giovane è stata, per l’associazione culturale, la vittoria più significativa.

Non è un caso che il titolo scelto porti con sé un invito a non abbandonare mai la propria strada nonostante le difficoltà. L’incontro durante la sfilata con un bambino entusiasta rappresenta, per l’associazione, la vittoria più significativa, con la speranza di averlo ispirato a diventare autore di un nuovo carro infiorato, ad Acireale.
Sogna ragazzo sogna: un nome, un augurio e la forza di una famiglia
L’augurio espresso è che quel medesimo entusiasmo possa trasformarsi, tra dieci o quindici anni, in un autore di un carro infiorato. Quello scambio silenzioso ha lasciato un segno profondo, come la consapevolezza che, oltre la tecnica e il duro lavoro, la tradizione resti la capacità di ispirare chi verrà dopo, ricevendo in cambio una lezione di pura arte.
Perché a volte, vale la pena dare tutto per una passione. Soprattutto se per una ragione artistica così iconica e significativa per la città, questa passione è capace di unire ancora di più la famiglia. Oltre le diversità caratteriali, le fatiche, le ansie e le speranze che solo queste storiche famiglie che tengono alto l’artigianato acese posso testimoniare. Onore e merito pertanto alla famiglia Urso: questa vittoria, così netta e applaudita all’unanimità, ripaga certamente anche di tante amarezze invisibili a tanti, come quelle vissute per un traguardo sfuggito talvolta sul filo di lana o per pochi voti. Ma è soprattutto la vittoria di una famiglia che, ancora una volta unita, è andata oltre la fatica e le aspettative, con la forza del lavoro e dell’entusiasmo per una tradizione identitaria che ora iscrive doverosamente, per la storia artistica di Acireale, il nome della famiglia Urso.
Alessio Piro e Mario Agostino
