Nel contesto del Giubileo della speranza e delle corali, il 22 e il 23 novembre, Roma ha spalancato le sue porte per accogliere le Corali ecclesiali. Esse, giunte da ogni parte d’Italia, non a caso hanno scelto di celebrarlo nella ricorrenza di Santa Cecilia, patrona della musica.
Rispondendo all’ invito, anche il coro Sant’Agostino del Santuario di Valverde, si è lasciata fortemente coinvolgere. Con l’entusiasmo che la contraddistingue, la compagine valverdese, alle ore 14 in punto della giornata di sabato ha iniziato il suo pellegrinaggio nella Città eterna, varcando la Porta Santa della Basilica di San Pietro in Vaticano.
In quello scenario perfetto, incrociare tra gli altri pellegrini, anche cantori e amanti della musica, è stata una suggestione a tutto tondo. Essi, miscelati nella lunga e composta fila disposta su via della Conciliazione, si sono armonizzati dando anima al devoto corteo.
Ritrovarsi lì, insieme ad altre corali per compiere il Giubileo, ha assunto un valore speciale. È stata la conferma di quanto il canto corale sia davvero voce della Chiesa.
Perché il cuore pulsante delle funzioni religiose, rimane sempre la musica sacra, patrimonio condiviso di tutte le comunità. Essa non è un ornamento, è invece il respiro stesso della liturgia, la forma sonora della preghiera.
Sia nel momento delle prove, che durante la celebrazione eucaristica di domenica 23 in Piazza San Pietro, si è sperimentato che quando le voci si fondono, anche le vite si intrecciano. Il canto, pertanto, non è solo tecnica: è unire le anime nella ricerca di Dio. Non sostituisce il popolo ma lo accompagna e lo aiuta a pregare.
Un’esperienza formativa e di crescita per il coro Sant’Agostino di Valverde
Al termine della Messa, tutti i partecipanti hanno avuto contezza che il Giubileo, specificamente quello dei Cori, ha rappresentato un traguardo e insieme una ripartenza.
Con esso si rafforza e si intraprende un cammino sempre nuovo che dona amicizia, crescita interiore, senso di appartenenza.
Riunirsi per cantare è incarnare la fraternità. E per essere parte di un coro non serve avere una voce straordinaria, perché non necessitano solisti.

Se da un lato si può avere la sensazione che, nell’ odierno, il canto corale tenda a rarefarsi, l’occasione vissuta ci ricorda, invece, che esso nella Chiesa continua ad avere rilevanza. Non è finalizzato a riempire spazi liturgici, ma dà corpo a una comunità che prega cantando.
L’ incursione romana della Corale Sant’Agostino, oltre ai momenti in plenaria, ha avuto due peculiarità. La prima di esse è stata l’animazione della Messa vigliare nella Solennità di Cristo Re, nella Cappella della Curia Generalizia degli Agostiniani Scalzi: un momento
di intensa comunione che ha rafforzato il legame tra Valverde e i Frati agostiniani.
Essi, infatti, tra le altre comunità sparse in Italia e nel mondo, da più di tre secoli guidano e amministrano con zelo anche la nostra parrocchia-Santuario.
La seconda opportunità, che ha concluso magnificamente la memorabile domenica, ha permesso di varcare anche la Porta Santa della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
Visita alle spoglie di Papa Francesco
Una volta entrati nel sacro tempio, si è reso omaggio all’ immagine della Salus Populi Romani e alle spoglie di Papa Francesco che riposano in una cavità muraria adiacente all’ antica cappella mariana. La semplicità spiazzante del sepolcro che le custodisce ha richiamato in tutti la statura di un Pastore che, con umiltà e dolcezza, ha guidato il suo gregge in 12 anni di fecondo cammino.

Alla maestra Grazia Rita Torrisi, direttrice della Corale Sant’Agostino, va il ringraziamento di tutti i partecipanti. In questa come in altre occasioni, ha creato i presupposti per vivere esperienze che rimarranno nella storia della Corale e nell’intimo di ciascuno dei suoi componenti. Al compianto padre Lorenzo Sapia OAD, arciprete-parroco e fondatore della corale, salga in cielo il pensiero e il devoto ricordo.
È viva tra i presenti l’immagine di quando egli, non avendo più le forze fisiche, cedette volentieri la direzione alla maestra Torrisi. Una scelta felice di cui si godono i frutti e che ha dato continuità allo stile infuso dal carissimo padre Lorenzo.
Marcello Distefano
