Giubileo / Oltre 200 giovani acesi all’appuntamento con la Speranza

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Sono stati oltre 2000 i giovani siciliani che hanno invaso Roma in questo weekend di grazia e fede, decisi a partecipare al Giubileo della speranza a loro dedicato.

Bandane, chitarre, sorrisi, preghiera, riflessione, amicizie nuove: gli ingredienti del giubileo sono tanti e la Sicilia, con la sua prorompente natura, ha portato nella Capitale un’energia travolgente. E’ il segno di una giovinezza illuminata dal Vangelo, capace di coniugare fatica e speranza, gioia e interiorità.

Negli scorsi giorni sono stati vari i momenti che li hanno interessati e che li hanno resi protagonisti di questa splendida esperienza di fede.

Il passaggio dalle porte Sante 

Muniti dei loro passaporti, realizzati appositamente dal servizio per la pastorale giovanile della Diocesi di Acireale, i 201 ragazzi partiti da ogni angolo del territorio diocesano hanno varcato nei primi due giorni le quattro Porte Sante.

Attraversare le Porte Sante indica la volontà di seguire il Vangelo e gli insegnamenti di Cristo, oltrepassando un varco che simboleggia l’ingresso nella grazia e nella misericordia di Dio. 

La Porta di Santa Maria Maggiore è la prima ad essere stata varcata, a seguire quella di San Giovanni in Laterano e quella di San Pietro, che i giovani acesi hanno attraversato portando la Croce del Giubileo in pellegrinaggio.

Passare la Porta Santa con la croce del pellegrino è un momento pregno di significato che caratterizza l’Anno Santo. E’ il segno che il pellegrinaggio, simboleggiato dalla croce, ha valore solo attraversando la Porta Santa, che a sua volta rappresenta Gesù ed il cammino di conversione a cui ogni cristiano è chiamato.

L’ultima delle Porte attraversata in occasione del giubileo della speranza dai nostri giovani è quella di San Giovanni fuori le Mura.

La confessio fidei dei giovani italiani

L’esperienza della Confessio fidei, la professione di fede, in Piazza San Pietro ha visto oltre 70.000 pellegrini italiani presenti all’appuntamento voluto per i giovani per il giubileo della speranza.

giubileo speranza giovani

La serata, composta da momenti narrativi e altri meditativi, è ispirata alla figura dell’apostolo Pietro. La sua umanità e la sua spiritualità vengono ripercorsi attraverso parole, immagini, musica e simbolismi. L’incontro con Cristo, la chiamata, la crisi ed infine il perdono, sono il segno di una salvezza possibile che diventa esperienza accessibile per ciascuno di noi.

Un momento di fede intensa, fatta di testimonianze e riflessioni a cui sono state intercalate delle canzoni italiane dai testi molto profondi.

Sul palco, guidati dall’attore Giorgio Pasotti, Samuel Pietrasanta, Lara Dei, don Antonio Loffredo, Laura Lucchin, Nicolò Govoni, Amara, Mr.Rain, Pierdavide Cardone e Mimì.

La confessio fidei dei giovani italiani / Le testimonianze

Parole di speranza e tantissimi stimoli sono arrivati dalle testimonianza, come quella di Laura Lucchin, madre di Sammy Basso che ha ricordato che “da soli si può fare tanto ma insieme agli altri si può arrivare a fare anche quello che si credeva impossibile”.

Significativo anche il messaggio che il cardinale Pizzaballa ha fatto arrivare ai giovani presenti, un messaggio di pace ma farcito di consapevolezza: “Tutto sembra parlare di morte, di odio, di distruzione, di violenza, sembra una notte che non finisce mai. Purtroppo la notte, l’oscurità, sembra veramente essere il criterio di riferimento per molti. Però è importante anche dire una parola di fede, avere uno sguardo di fede, uno sguardo libero che non parta solo dal dolore: il dolore c’è e non lo possiamo negare e dobbiamo esserci, essere dentro quelle situazioni di dolore, per portare conforto e consolazione. Quindi non possiamo negare l’evidenza, ma non possiamo fermarci al dolore. Abbiamo bisogno di questo sguardo di fede che ci aiuta a ritrovare, a vedere dentro questa notte interminabile, i punti di luce”.Roma Giubileo Giovani 2025

L’evento è culminato nel momento della professione di fede, proclamando la Parola, rinnovando le promesse battesimali e condividendo quei gesti liturgici che esprimono il desiderio di aderire consapevolmente al Vangelo.

La festa dei siciliani 

I tanti giovani siciliani presenti a Roma hanno partecipato venerdì 1 agosto alla celebrazione eucaristica regionale che il vescovo acese, monsignor Antonino Raspanti, presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, ha presieduto nella Basilica di San Giovanni Bosco a Cinecittà.

Ad affiancare il vescovo di Acireale anche gli arcivescovi di Siracusa, Francesco Lomanto, e di Catania, Luigi Renna, insieme a numerosi sacerdoti presenti e ai direttori delle pastorali giovanili delle varie diocesi della Regione.

 

L’evento ha segnato uno dei momenti più significativi per i giovani siciliani, cuore della presenza dell’Isola nella Città Eterna, e si è tenuto alla vigilia della veglia con Papa Leone a cui hanno partecipato oltre un milione di ragazzi provenienti da tutto il mondo.

Prima della Celebrazione un grande striscione, su cui tutti i giovani presenti hanno apposto una firma-ricordo, è stato portato all’altare come segno di unità. Questo oggetto è memoria collettiva di un evento che è segno di una fede condivisa e, una volta portato in Sicilia, verrà custodito nella sede della CESi a Palermo.

Le parole del vescovo Raspanti nella celebrazione per i siciliani

“Il punto di partenza resta il rapporto personale tra ciascuno di voi e Cristo. È da lì che tutto prende forma: la liturgia, la comunità, la missione”. Con queste parole il vescovo Raspanti ha dato inizio alla sua riflessione. La misura della propria fede è ciò con cui si modella la propria vita, nelle parole del prelato.

Nella sua omelia il presidente della CESi ha proseguito, rivolto alla platea, con un appello chiaro e deciso in cui ha riconosciuto le sfide del nostro tempo: “Oggi essere credenti richiede coraggio. Ma è proprio in questo tempo che si apre una sfida entusiasmante. Giovani, volete sapere come affrontarla? Con inventiva e innovazione, ritraducendo con linguaggio moderno la fede di sempre, il credo in Gesù, unico Salvatore”.

Il vescovo ha ancora riconosciuto il ruolo centrale della liturgia nella vita di fede, incanalandola anche nei momenti storicamente difficili: “Non siamo qui perché la Chiesa è forte o perché i suoi rappresentanti ci piacciono. Siamo qui perché Cristo è vivo ed è con noi. Sarete chiamati a fare scelte difficili. Ma se Gesù è radicato nel vostro cuore, avrete il coraggio di dire: Signore, sia fatta la tua volontà!”.

La diocesi di Acireale protagonista nel pomeriggio romano

Prima della concelebrazione per tutti i siciliani, la diocesi di Acireale si è potuta ritagliare un pomeriggio di ascolto e confronto interno, a cui il vescovo Raspanti ha partecipato con gioia.

Il gruppo, guidato da don Orazio Sciacca, ha potuto ascoltare la testimonianza di Alex, giovane che vive la condizione della detenzione e che sta ricostruendo passo passo la sua vita, e di Marta e Martina, due ragazze le cui famiglie hanno scelto la formula della casa accoglienza per aiutare i ragazzi in difficoltà.

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Storie che toccano il cuore per la loro verità, capaci di raccontare una fede che rialza e rigenera nonostante le cadute e che, per questa sua forza, guarisce anche vite ferite. Le testimonianze udite sono state un tesoro per i giovani auditori, che hanno avuto occasione di confrontarsi su temi sensibili quali l’identità cristiana, la partecipazione attiva alla vita della Chiesa, la responsabilità della scelta nella costruzione del futuro.

La veglia con Papa Leone

L’ultima tappa di questo giubileo della speranza, vissuto dai giovani all’insegna della gioia e della preghiera, è stata la veglia con Papa Leone.

Raggiunta telefonicamente nel pomeriggio di sabato 2 agosto Sabrina Stagnitta, della comunità di Linguaglossa, racconta che “abbiamo camminato per 4 ore, in strada, sotto il sole cocente di agosto. Abbiamo percorso 7 km ma siamo riusciti ad arrivare a Tor Vergata. Siamo emozionatissimi e aspettiamo la veglia con Papa Leone”.

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La voglia di vivere pienamente questa esperienza non è quindi venuta meno per un solo istante. Nonostante le fatiche e le difficoltà di un pellegrinaggio così intenso i giovani hanno respirato appieno l’aria del Giubileo, confermandosi come arto vivo di una Chiesa che non si arresta. Nonostante siano stati numerosi e spiacevoli i commenti ignoranti che si sono susseguiti sui social, che hanno definito i giovani di tutto il mondo accorsi per il giubileo come “dei babbioni disincantati”, questi invece si confermano pieni di una luce che solo il Vangelo dona.

Sono la gioventù che spera ancora, non perchè incantata o soggiogata, ma perchè il loro Credo è maggiore di qualunque distrazione del mondo. Ancora una volta i giovani che hanno partecipato al giubileo della speranza si mostrano figli del tempo che vivono, ma capaci di riconoscere le proprie radici ed i propri valori.

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In un mondo che chiede e difficilmente dà si confermano il sale capace di dare sapore, come li ha incitati ad essere lo stesso Papa Leone: “Voi siete sale della terra, luce del mondo: portate questo saluto a tutti i vostri amici, a tutti i giovani che hanno bisogno di un messaggio di speranza”.

Chiara Costanzo