Inaugurazione dell’anno giudiziario / L’avvocatura civilista tra riforme e diritti: la voce dell’Uncc

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Anno giudiziario 2026, intervento Uncc

Nel coro delle voci che hanno animato l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, nel distretto della Corte d’Appello di Catania, si distingue un peculiare contributo dell’avvocatura civilista. Il significativo intervento è giunto dal presidente della Camera Civile di Catania, avv. Giuseppe Calvo. Egli, partendo dallo scenario celebrativo dell’evento, ha trasformato la cerimonia in occasione di analisi critica sullo stato della giustizia civile italiana, nonché sul ruolo che l’Unione Nazionale delle Camere Civili (Uncc) continua a svolgere tra i tavoli istituzionali e il dedalo delle realtà territoriali del Paese.

L’Uncc: una rete nazionale al servizio della giustizia civile

Nel tempo odierno, l’Unione Nazionale delle Camere Civili rappresenta la principale associazione dell’avvocatura civilista italiana. In realtà, si riscontra una presenza capillare sul territorio attraverso novantatré Camere Civili distribuite nelle diverse regioni.
In Sicilia, la rete associativa coinvolge numerosi Fori, tra cui Palermo, Messina, Siracusa, Ragusa e Catania. Si conferma, invero, il radicamento territoriale di un organismo che negli ultimi anni ha acquisito crescente autorevolezza nel panorama giuridico nazionale.

De facto, l’Uncc svolge un ruolo di interlocutore stabile delle istituzioni, partecipando ai tavoli ministeriali dedicati alla riforma della giustizia civile e offrendo contributi consultivi alle Commissioni parlamentari competenti. Accanto all’attività istituzionale, l’associazione promuove un’intensa attività scientifico-giuridica e formativa, mediante il proprio centro studi e la recente istituzione di una scuola di specializzazione, destinata alla formazione degli avvocati civilisti.

Da questa descrizione dell’Uncc, emerge come essa rappresenti “un sistema organizzativo che, attraverso venti dipartimenti nazionali di studio e centinaia di professionisti coinvolti, affronta temi che spaziano dalla crisi d’impresa alle esecuzioni civili, dall’intelligenza artificiale alla procedura civile. Contribuendo invero a orientare l’evoluzione del diritto nel contesto delle trasformazioni sociali ed economiche coeve”.

Chi è l’avv. Giuseppe Calvo, presidente della Camera Civile di Catania

Avv. Giusppe Calvo
Avv. Giusppe Calvo

L’avv. Giuseppe Calvo, civilista del Foro di Catania, esercita la professione forense dal 1993, maturando una consolidata esperienza nei settori del diritto civile, societario, commerciale e concorsuale. È iscritto all’Albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori. È altresì curatore fallimentare e mediatore civile e commerciale. Ha ricoperto incarichi istituzionali presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania ed è stato componente della Camera Arbitrale e di Conciliazione della Cciaa (Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Catania) etnea. È componente del Dipartimento Lavoro dell’Unione Nazionale delle Camere Civili e delegato al Congresso Nazionale Forense 2025. Dal novembre 2025 è presidente della Camera Civile di Catania.

Le criticità della giustizia civile: riforme e problemi strutturali

Nel suo intervento, Calvo ha offerto una lettura critica dello stato della giustizia civile italiana, sottolineando come le recenti riforme – dal Codice della crisi d’impresa alla riforma Cartabia fino all’informatizzazione dell’Ufficio notificazioni, esecuzioni e protesti – non abbiano prodotto, allo stato, un miglioramento sostanziale dell’efficienza del sistema.

Secondo il presidente della Camera Civile di Catania, le innovazioni normative si sono scontrate con carenze strutturali persistenti, – in particolare sul piano degli organici della magistratura e del personale amministrativo -, compromettendo la capacità della giustizia di fornire risposte tempestive alle istanze dei cittadini.  A suo avviso, la riforma Cartabia, “concepita per ridurre i tempi dei processi civili, non ha, nella pratica, risolto il problema della durata dei procedimenti, generando invero nuove complessità organizzative e normative, in alcuni settori”.

A seguire, particolarmente critica appare la situazione degli uffici del giudice di pace, “il cui ampliamento delle competenze non è stato accompagnato da un adeguato potenziamento delle strutture e delle risorse umane”. Tutto ciò ha determinato un sensibile allungamento dei tempi processuali e una conseguente riduzione dell’effettività della tutela giurisdizionale.

Il rapporto tra riforme e politica giudiziaria

L’intervento di Calvo si è inserito in una riflessione più ampia, attinente al rapporto tra riforme legislative e funzionamento concreto della macchina giudiziaria. Secondo l’analisi proposta, “le politiche adottate negli ultimi decenni hanno spesso privilegiato interventi emergenziali e modifiche formali delle strutture, senza incidere sulle cause profonde dell’inefficienza del sistema”.

Una situazione che, a giudizio dell’avvocatura civilista, produce effetti negativi non solo sul funzionamento della giustizia, ma anche sull’economia nazionale e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
In più, il presidente della Camera Civile di Catania ha richiamato l’attenzione “sul rischio di una narrazione pubblica che tende ad attribuire alla magistratura la responsabilità dei ritardi del sistema, evidenziando invero la necessità di maggiori investimenti strutturali e di una pianificazione politica più lungimirante”.

Un passaggio incisivo dell’intervento dell’avv. CalvoCerimonia d'Inaugurazione anno giudiziario 2026

Tra i temi rilevanti, evidenziati da Calvo, emerge la crescente tendenza a delegare ai “giudici onorari una quota sempre maggiore del contenzioso”. Tale orientamento, nel presente, non può tradursi in una rinuncia, da parte dei cittadini, al diritto di poter contare su “un sistema giudiziario funzionante, altamente qualitativo, efficace e tempestivo nelle risposte alle richieste di tutela dei diritti”. In questa prospettiva, necesse est pervenire a un sistema “in cui siano i magistrati togati a decidere e dirimere le controversie, atteso che il percorso formativo che costoro hanno seguito per accedere alla Magistratura, sino ad oggi, non è stato esteso ai Giudici onorari”.

Parallelamente, è stato menzionato il valore del potenziamento e della diffusione delle procedure di Adr (Alternative Dispute Resolution). Si parla, sul piano fattuale, di metodi alternativi al processo giudiziario, finalizzati alla risoluzione di controversie civili e commerciali in forma più rapida, economica e flessibile, applicabili alla stregua di strumenti deflattivi del contenzioso.

In questa prospettiva, Calvo ha sottolineato la necessità di un sistema nel quale siano prevalentemente i magistrati togati a decidere e dirimere le controversie, evidenziando come il percorso formativo e selettivo richiesto per l’accesso alla magistratura non risulti, allo status quo, equiparabile a quello previsto per la magistratura onoraria.

Avvocatura e magistratura: una responsabilità condivisa

Un passaggio centrale dell’intervento ha riguardato, poi, il rapporto tra avvocatura e magistratura, descritto come un equilibrio indispensabile per la tenuta dello Stato di diritto.
L’indipendenza e l’autorevolezza della magistratura sono state definite valori irrinunciabili anche per l’avvocatura, che riconosce nella “giurisdizione imparziale” la garanzia ultima dei diritti dei cittadini.

In questa prospettiva, Calvo ha sottolineato come “ogni riflessione sulle riforme ordinamentali debba svilupparsi in un clima di dialogo leale e costruttivo. Un clima nel quale entrambe le componenti del sistema giustizia condividano la responsabilità di assicurare un servizio efficiente e rispettoso dei principi costituzionali”.

Le sfide dell’avvocatura contemporanea

Accanto all’analisi delle riforme, il massimo esponente della Camera Civile di Catania ha posto l’accento sul ruolo culturale e sociale dell’avvocatura. Essa è chiamata tout court a confrontarsi con le trasformazioni tecnologiche e con l’impatto delle nuove normative sul lavoro professionale.

In tal senso, Calvo ha evidenziato che “la formazione specialistica, l’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e la crescente complessità legislativa rappresentano le principali sfide che la Camera Civile intende affrontare, attraverso percorsi di aggiornamento professionale e iniziative di confronto scientifico”.

Inoltre, l’associazione si propone di rafforzare il rapporto tra giustizia e società civile. Intende promuovere iniziative volte ad avvicinare i cittadini, con precipua attenzione ai giovani, alla conoscenza dei propri diritti e doveri. Il tutto nella convinzione che la consapevolezza giuridica rappresenti uno dei presupposti fondamentali della convivenza democratica.

Un impegno che attraversa il territorio nazionale

L’esperienza della Camera Civile di Catania si intercala, così, in una rete nazionale che, attraverso le diverse articolazioni territoriali, svolge un ruolo di mediazione tra esigenze locali e politiche legislative nazionali. Una funzione che consente all’Uncc di raccogliere le istanze provenienti dai Fori provinciali e di trasformarle in proposte normative e culturali destinate al legislatore.

Nel contesto dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, l’intervento di Giuseppe Calvo ha, dunque, rappresentato non solum la voce dell’avvocatura civilista catanese, sed etiam l’espressione di un movimento associativo. Contestualità che mirano a ridefinire il ruolo dell’avvocato come presidio dei diritti e come protagonista del processo di rinnovamento della giustizia.

Uncc / La giustizia come responsabilità collettiva

Nel complesso, il contributo dell’Uncc evidenzia alcuni importanti aspetti. Si rubrica, ergo, il funzionamento della giustizia non attribuibile a singoli attori istituzionali. Bensì nell’accezione di “interpretazione corale”, diviene il risultato di una responsabilità condivisa tra politica, magistratura, avvocatura e società civile.

Un messaggio che, nel solco della tradizione delle inaugurazioni dell’anno giudiziario, ha trasformato il momento celebrativo in un’occasione di confronto sul futuro. Un auspicabile futuro, inerente alla giustizia italiana, nella consapevolezza che la tutela dei diritti rappresenta uno dei pilastri fondamentali della democrazia.

Luisa Trovato