La solenne inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Catania si è celebrata presso il Tribunale ordinario di Catania in piazza Giovanni Verga, sotto l’egida della Corte d’Appello di Catania. L’evento susseguitosi ha restituito l’imago di un’istituzione sospesa in un equilibrio delicato tra il rispetto della tradizione, i risultati conseguiti e criticità strutturali ancora irrisolte. Una cerimonia improntata alla sobrietà, anche in segno di vicinanza alle popolazioni colpite sia dall’uragano Harry, sia dall’evento franoso a Niscemi. Ma al tempo stesso densa di contenuti, numeri, dati e riflessioni di sistema.
Il rito, le toghe e la mazza cerimoniale: la forza dei simboli
Nel solco di una ritualità secolare reiterata, l’apertura dell’Anno giudiziario si è svolta davanti a uno dei simboli più alti e riconoscibili dell’autorità giudiziaria: la mazza cerimoniale. Protagonista silenziosa ma centrale dell’intero iter cerimoniale, la mazza richiama una tradizione antica, carica di significati legati all’autorità, al potere e alla regalità della funzione giurisdizionale.
Anche a Catania, nell’Aula delle Adunanze del Tribunale, la mazza è stata collocata secondo la prassi codificata, dinanzi al tavolo di presidenza e adagiata su un apposito cuscino. Una disposizione che non ha soltanto valore evocativo, ma trova fondamento negli articoli 163 e 169 del Regio decreto 14 dicembre 1865, n. 2641, che approva il regolamento giudiziario. Storicamente, la mazza costituiva insegna delle corti e dei tribunali, presente nelle pubbliche udienze, nelle adunanze solenni e in ogni occasione in cui la corte “si mostrava in pubblico”. Ancora oggi, essa conserva una funzione analoga anche in ambito parlamentare e accademico, quale emblema tangibile della continuità dell’ordinamento.
Gli abiti cerimoniali dei relatori
A rafforzare la solennità del rito hanno contribuito gli abiti cerimoniali indossati dai magistrati relazionanti. Toghe e ornamenti che, oltre l’aspetto formale, rappresentano un linguaggio simbolico potente, ricordando che la giurisdizione è esercitata in nome dello Stato e non del singolo. Un richiamo visivo che ha fatto da preludio e da cornice ai contenuti sostanziali della cerimonia.
Si ricordano per l’evenienza i seguenti vestiari: toga rossa con ampi risvolti di ermellino, distintivo delle magistrature superiori. Toga spesso accompagnata da paramenti specifici per la cerimonia e il tocco portato anche dal procuratore generale. In tale circostanza, anche il presidente dell’Ordine degli Avvocati, indossa la classica toga nera in seta o lana pregiata, con i tipici tre cordoni e la medaglia dell’ordine o il distintivo al collo, quali elementi distintivi per rappresentare il foro.
L’apertura nel segno della Costituzione: gli 80 anni della Repubblica, della Costituente e del voto alle donne
All’inizio del suo discorso inaugurale, il presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Catania, Giovanni Dipietro, ha voluto collocare l’avvio dell’anno giudiziario 2026 in una cornice storica e costituzionale di particolare rilievo, richiamando un anniversario che segna in profondità l’identità democratica del Paese.
«In questa annualità, siglata 2026 – ha affermato Dipietro – si compiono gli ottanta anni dell’Assemblea Costituente, del Referendum istituzionale e del primo voto delle donne». Un passaggio che ha immediatamente spostato l’attenzione dall’attualità giudiziaria alla memoria fondativa della Repubblica. Ribadendo come l’esercizio della giurisdizione non possa prescindere dal solco tracciato dai valori costituzionali.
Il presidente facente funzioni ha ricordato come tali ricorrenze si concentrino in date di forte valore simbolico. Cioè il 2 giugno, giorno del referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica e oggi Festa nazionale. E il 25 giugno, data in cui nel 1946 si tenne, nell’Aula di Montecitorio, la prima seduta dell’Assemblea Costituente.
Celebrazioni che, come annunciato a livello nazionale, vedranno protagonista il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiamato a rinnovare il legame tra le istituzioni repubblicane e la memoria democratica del Paese.
Nel solco di questo richiamo, Dipietro ha idealmente fatto proprie le parole del presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, secondo cui «la celebrazione dell’anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente e del voto delle donne italiane sarà l’occasione per rinnovare la memoria delle nostre radici democratiche. Riscoprirne le protagoniste e i protagonisti e approfondire il dibattito storico e culturale da cui è nata la Costituzione».
Anche il cinema richiama alla memoria collettiva
Il richiamo alla memoria collettiva si è esteso anche al linguaggio del cinema, capace di fissare nell’immaginario nazionale il senso di quella stagione storica. Dipietro ha ricordato come alcune pellicole abbiano immortalato, direttamente o indirettamente, quei momenti fondativi. Cita Una vita difficile, capolavoro del 1961 diretto da Dino Risi con Alberto Sordi e Lea Massari. E’ stata menzionata anche la pellicola: C’è ancora domani, opera filmica del 2023 scritta, diretta e interpretata da Paola Cortellesi. Film che ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’emancipazione femminile e del diritto di voto.
Con questo passaggio introduttivo, Dipietro ha voluto imprimere all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 un significato che va oltre i dati statistici e le riforme in corso. Un richiamo esplicito alla Costituzione come bussola dell’azione giudiziaria e alla memoria storica come fondamento imprescindibile dell’indipendenza della magistratura.
Intelligenza artificiale e giustizia
Dipietro si è soffermato anche sul tema dell’impiego dell’intelligenza artificiale negli applicativi della giustizia. Sottolineando come il suo utilizzo debba avvenire esclusivamente sotto il controllo e la responsabilità degli operatori del diritto. Un equilibrio delicato, quello richiamato dal presidente facente funzioni, che pone su un ideale bilanciere lo jus dicere e l’efficienza della tecnologia, affinché la qualità cibernetica non prevalga sulla funzione umana e costituzionale del giudicare.
In un tempo segnato da profondi squilibri, talvolta sconfinanti in una dimensione di forte politicizzazione, Dipietro ha indicato anche un riferimento culturale utile a riflettere sul rispetto delle regole e sulla tenuta delle istituzioni democratiche.
Il saggio L’ora dei predatori di Giuliano da Empoli offre infatti una lettura del diritto istituzionale come convenzione umana e come presidio a tutela dei più deboli, messa oggi alla prova dalla pressione esercitata dai grandi poteri tecnologici e da attori politici spregiudicati nello scenario geopolitico contemporaneo.
Stabilità e criticità del sistema giudiziario
Superata la dimensione simbolica, il cuore della cerimonia è entrato nel vivo con la relazione del presidente facente funzioni. Egli ha tracciato un quadro complessivo della giurisdizione nel distretto etneo nel periodo compreso tra il 1° luglio 2024 e il 30 giugno 2025. «In linea generale – ha affermato – l’andamento della giurisdizione nel distretto giudiziario del capoluogo etneo si è mantenuto pressoché stabile».
Una stabilità che convive con difficoltà definite croniche. Cioè carenze di magistrati in servizio, insufficienza del personale amministrativo, mancanza di servizi giudiziari adeguati e criticità strutturali degli edifici.
Su quest’ultimo fronte, Dipietro ha riconosciuto segnali di miglioramento, pur chiarendo che una piena normalizzazione non potrà essere immediata. In questo contesto, spicca come eccellenza la digitalizzazione dei servizi giudiziari, che colloca il distretto di Catania ai primi posti a livello nazionale.
Civile e penale: dati, tempi e carichi di lavoro
Nel settore civile, la riduzione delle pendenze e il miglioramento degli indici di ricambio e smaltimento hanno restituito un quadro complessivamente positivo. Contestualità che viene accompagnata da una sensibile diminuzione della durata media dei processi in Corte d’Appello, scesa a 547 giorni. Risultati resi possibili, invero, con l’apporto di giudici ausiliari e addetti all’Ufficio per il processo, strumenti centrali nella strategia del Pnrr.
Più complesso il fronte penale, segnato da un numero significativo di procedimenti definiti per prescrizione. Ma anche da un miglioramento nei tempi di trasmissione degli atti e da un contenimento delle pendenze complessive. Preoccupante resta l’incremento dei procedimenti per associazione mafiosa e scambio politico-mafioso. A conferma di un fenomeno criminale in continua trasformazione, caratterizzato da “alleanze prodromiche” e assetti sempre più fluidi e mutevoli.
Inaugurazione Anno giudiziario: la lettura di Carmelo Zuccaro
A completare il quadro è intervenuto il procuratore generale di Catania, Carmelo Zuccaro, che ha offerto una lettura lucida e priva di sconti dell’anno giudiziario appena concluso, definendolo una fotografia “in chiaroscuro” degli uffici requirenti del distretto.

Zuccaro ha riconosciuto i risultati, anche brillanti, raggiunti dalle Procure, sottolineando l’aumento della produttività e il numero crescente di procedimenti conclusi con esercizio dell’azione penale o archiviazione. Nonché le operazioni di rilievo condotte nel contrasto alla criminalità mafiosa. Accanto alle luci, tuttavia, emergono le ombre. Cioè l’aumento delle pendenze, determinato da un incremento delle iscrizioni di nuovi procedimenti che la maggiore produttività non è riuscita a compensare.
Una criticità aggravata, secondo il procuratore generale, dalle scelte organizzative connesse agli obiettivi del Pnrr, che hanno privilegiato il rafforzamento della magistratura giudicante per ridurre i processi pendenti in giudizio. Ma hanno lasciato fuori dal perimetro del Piano la riduzione dei procedimenti nella fase delle indagini preliminari. Un’impostazione che entra in tensione con la riforma Cartabia, la quale impone tempi rigidi per la conclusione delle indagini.
Guardando al futuro, Zuccaro ha indicato tre priorità strategiche. (1) Il rafforzamento dei gruppi specializzati nel contrasto alla criminalità mafiosa, con particolare attenzione al reinvestimento dei profitti illeciti. (2) Il contrasto ai più gravi delitti contro la Pubblica Amministrazione, come corruzione, peculato e concussione. (3) Un’azione tempestiva ed efficace contro i reati di violenza di genere. Obiettivi che non possono essere perseguiti senza un forte coordinamento tra gli uffici del distretto e una rete di sinergie con le istituzioni e con le realtà associative più sensibili.
Ampio spazio è stato dedicato anche al clima istituzionale e al tema del referendum sulla giustizia. Al di là delle posizioni sul Sì o sul No, il procuratore generale ha espresso preoccupazione per un dibattito segnato da insofferenza verso alcune decisioni della magistratura. Decisioni talvolta ritenute erronee perché dissonanti rispetto alle scelte della maggioranza politica. «La necessaria sinergia tra le istituzioni – ha ammonito – non può tradursi nella subalternità di uno dei poteri dello Stato», poiché l’efficienza non può essere pagata con la perdita della legalità.
Infine, un passaggio netto sull’autocritica: Zuccaro ha riconosciuto gli errori commessi dalla magistratura, soprattutto nei suoi organi rappresentativi. Ma ha ribadito che le responsabilità per le collusioni emerse in passato al Csm non possono essere attribuite esclusivamente ai togati. Anche la componente laica, scelta dalle forze politiche, ha avuto un ruolo in dinamiche opache. L’autocritica, ha concluso, è necessaria ma deve essere condivisa, sincera e bilaterale.
Al dibattito interagito nell’Aula delle Adunanze del Tribunale ordinario di Catania, ha partecipato anche il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania Antonino Guido Distefano. E anche il presidente della sezione etnea dell’Associazione nazionale magistrati Ottavio Grasso. Si menzionano, poi, le partecipazioni delle rappresentanti dell’avvocatura e della magistratura nelle cosiddette quote rosa. Tra queste l’Associazione Italiana Giovani Avvocati – sezione di Catania, con l’intervento della presidente Laura Seminara – e l’Associazione Italiana Donne Magistrato, con una relazione a cura di Chiara Salamone.
Una giustizia tra memoria e trasformazione
Dalla forza simbolica della mazza cerimoniale e delle toghe, alla complessità dei numeri e delle riforme, fino alla riflessione autocritica sugli assetti istituzionali, l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Catania ha restituito l’immagine di una giustizia chiamata a tenere insieme tradizione e cambiamento. Una giustizia consapevole dei risultati raggiunti. Ma altrettanto conscia della necessità di colmare le falle ancora aperte, per restare credibile, efficiente e fedele ai principi dello Stato di diritto.
Luisa Trovato
